Epatite A, in Campania 133 casi: rafforzati i controlli su frutti di mare e filiera

Ricoveri in crescita, la Regione rafforza verifiche e prevenzione

Sono 133 i casi di epatite A registrati in Campania alla data del 18 marzo. Un dato che ha spinto la Regione a rafforzare la sorveglianza epidemiologica e i controlli sulla filiera dei molluschi bivalvi, tra i possibili veicoli del contagio.

L’aumento emerge anche dai ricoveri ospedalieri. Al Cotugno di Napoli, come ha spiegato il dirigente Novella Carannante intervistata dal Tgr regionale, nelle ultime 24-48 ore sono arrivate più di 10 persone al pronto soccorso, mentre in totale i ricoverati sono 43. Un uomo di 46 anni, inoltre, sarà trasferito al Cardarelli perché necessita di trapianto. Più casi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno si registrano anche al Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli e all’Ospedale del Mare di Napoli.

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Il monitoraggio della Regione e le possibili cause

Secondo i dati forniti dalla Regione Campania, si tratta di un incremento che richiede «la massima attenzione sul fronte della sicurezza alimentare, della sorveglianza epidemiologica e dell’informazione ai cittadini». L’intervento regionale coinvolge i Dipartimenti di Prevenzione delle Asl, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e la rete tecnico-scientifica attivata dalla Direzione Generale per la Tutela della Salute – Settore Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica e Veterinaria.

Sarà l’Istituto Zooprofilattico di Portici a esprimersi sulle cause di quella che appare come una epidemia. Tra le ipotesi più probabili c’è il consumo di frutti di mare e pesce crudo. Da qui l’appello alla vaccinazione, soprattutto nei nuclei familiari in cui è già presente un caso.

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Come si trasmette il virus

L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus Hav. Si trasmette per via oro-fecale, attraverso ingestione di acqua o cibi contaminati oppure per contatto stretto con una persona infetta. Il virus può essere presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell’esordio clinico e il periodo di incubazione varia in genere da 15 a 50 giorni.

I sintomi più frequenti sono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero. Nei bambini l’infezione può decorrere anche senza sintomi evidenti. Nella trasmissione alimentare possono avere un ruolo molluschi bivalvi, acqua contaminata, frutta, verdura e frutti di bosco. Cozze, vongole e ostriche possono accumulare particelle virali durante la filtrazione di acque contaminate, per questo il consumo crudo o poco cotto rappresenta un rischio da evitare.

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