Dpfp, il Governo: nel 2026 entrate in crescita del 3,6% e conti più solidi

I bonus edilizi pesano ancora sull’andamento del debito

Il Governo mette nero su bianco una strategia che punta a coniugare rigore nei conti e nuovi margini di intervento. Nel Dpfp inviato nella notte alle Camere non è prevista alcuna correzione di bilancio per il 2027, mentre dal 2028 si aprono spazi per una manovra moderatamente espansiva. Il quadro disegnato dall’Esecutivo indica inoltre una pressione fiscale sostanzialmente stabile, entrate in crescita e un debito pubblico destinato a raggiungere il proprio picco prima di tornare su un percorso di discesa dal 2027.

Sullo sfondo resta l’utilizzo della flessibilità consentita dalle regole europee, attraverso la clausola di salvaguardia nazionale, che permette di ampliare temporaneamente la capacità di spesa senza uscire dal sentiero concordato con Bruxelles. È su questo equilibrio che si costruisce la programmazione fino al 2029, con l’obiettivo di mantenere sotto controllo i conti e recuperare progressivamente margini per la politica economica.

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Dal 2028 margini per una manovra espansiva

Dal confronto tra i tassi di crescita della spesa netta programmati e quelli dello scenario tendenziale, corretti per l’impatto della clausola di salvaguardia nazionale, il Dpfp rileva che «non emergerebbe la necessità di una correzione di bilancio per il 2027», mentre nel 2028 e nel 2029 «si renderebbero disponibili spazi di bilancio per una manovra moderatamente espansiva». L’utilizzo complessivo della clausola potrà arrivare fino allo 0,6% del Pil nel 2027 e nel 2028, restando ampiamente entro il limite dell’1,5% consentito dalla Commissione europea.

Il nuovo percorso programmatico dell’indicatore della spesa netta prevede una crescita del 3,3% nel 2027 e dell’1,7% nel 2028, mentre nel 2029 l’incremento è stimato allo 0,2%. Al netto degli impieghi collegati alla clausola, i tassi restano pari all’1,9% nel 2027, all’1,7% nel 2028 e all’1,5% nel 2029, rispettando i limiti previsti dalla raccomandazione del Consiglio.

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Come saranno utilizzati gli spazi di flessibilità

La strategia di bilancio utilizza così gli spazi di flessibilità resi disponibili a livello europeo per far fronte ai maggiori oneri legati alla sicurezza energetica e al rafforzamento delle capacità di difesa, preservando contemporaneamente il rispetto del sentiero della spesa netta. Il Governo intende utilizzare fino a 0,3 punti percentuali di Pil all’anno nel 2027 e nel 2028 per l’incremento della spesa per la difesa e fino ad altri 0,3 punti per misure destinate a rafforzare la resilienza energetica. Il documento sottolinea inoltre che la concentrazione degli incrementi sugli investimenti pubblici consentirà di mantenere la quota finanziata con risorse nazionali sul Pil ampiamente al di sopra della media registrata negli anni del Pnrr.

L’attivazione della clausola dovrà ora completare il passaggio europeo. Una volta conclusa la valutazione della richiesta italiana, la Commissione formulerà una proposta di raccomandazione che sarà discussa e adottata a maggioranza qualificata dal Consiglio, presumibilmente durante l’Ecofin di novembre. Bruxelles verificherà la presenza di circostanze eccezionali fuori dal controllo dello Stato, il loro impatto significativo sui conti pubblici e, attraverso una Debt Sustainability Analysis, la compatibilità della maggiore flessibilità con la sostenibilità fiscale di medio termine.

Pressione fiscale al 43%, entrate in crescita

Sul fronte delle entrate, la pressione fiscale è indicata al 43% e aumenterà in misura molto lieve rispetto al 2025, appena 0,1 punti percentuali. Il Dpfp attribuisce un «contributo determinante» agli sforzi rivolti al contrasto dell’evasione fiscale, anche attraverso la promozione della tax compliance. Le entrate tributarie cresceranno nell’anno in corso in linea con il Pil nominale: le imposte dirette aumenteranno del 2,5%, mentre quelle indirette segneranno un incremento del 3,2%, sostenute anche dall’espansione del gettito Iva favorita dalla tenuta dei consumi e dall’effetto nominale dell’aumento dei prezzi registrato negli ultimi mesi. I contributi sociali sono previsti in crescita del 3,3%.

Complessivamente, le entrate finali saliranno del 3,6% e raggiungeranno il 48,5% del Pil, mezzo punto percentuale in più rispetto al 2025. L’incremento viene attribuito in buona parte al dinamismo delle entrate extratributarie, correnti e in conto capitale. Il percorso delineato dal documento apre inoltre alla possibilità di chiudere la Procedura per disavanzi eccessivi: se gli andamenti saranno confermati dalle Previsioni di primavera 2027 della Commissione europea, potranno sussistere le condizioni affinché il Consiglio ne deliberi l’abrogazione sulla base dei dati di consuntivo del 2026.

Debito, il picco prima della discesa

Il debito pubblico manterrà temporaneamente un profilo crescente rispetto al 2025 e raggiungerà il picco il prossimo anno, al 138,4% del Pil. L’aumento è dovuto in larga parte all’impatto di cassa dei crediti d’imposta connessi ai bonus edilizi, previsto al massimo nell’anno in corso e destinato poi progressivamente a esaurirsi. Dal 2027 questo fattore favorirà il ritorno del rapporto debito/Pil su un sentiero di discesa, sostenuto anche dal consolidamento del saldo primario, che raggiungerà il 2,5% del Pil nel 2029.

Il Dpfp prende in considerazione anche scenari meno favorevoli. Una dinamica peggiore dei prezzi energetici ridurrebbe la crescita del Pil di 0,2 punti percentuali nel 2027 e di 0,1 punti nel 2028, mentre condizioni finanziarie più difficili determinerebbero un impatto negativo dello 0,1% nel 2027 e dello 0,2% nel 2028 e nel 2029. Anche in questi casi, il documento valuta come contenuto l’effetto sulla dinamica del rapporto debito/Pil nel breve termine. La spesa per interessi risente invece dell’andamento dell’inflazione e, negli anni successivi, del rialzo dei rendimenti osservato sui mercati dei titoli di Stato, mentre alcune componenti della spesa corrente, in particolare quella pensionistica, riflettono il nuovo profilo dei prezzi.

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