Manfredi lo prometteva già dalla campagna elettorale
Quasi cinque anni di amministrazione Manfredi. Chiacchiere tante, cantieri zero. E dire che Napoli non sta aspettando il Madison Square Garden. Chiede qualcosa di molto più normale: un palazzetto moderno adeguato a una grande città che vuole ospitare eventi internazionali ma che, quando arriva il momento, deve ancora arrangiarsi.
Il problema non nasce con Gaetano Manfredi. Ma il sindaco lo conosceva già prima di entrare a Palazzo San Giacomo e lo aveva sin dalla campagna elettorale. Era il 2021. Da allora sono arrivati annunci, progetti, investitori e delibere. Quello che ancora manca è il rumore di un cantiere.
Il Mario Argento, monumento all’inefficienza
Bisogna tornare al 1998, quando il Mario Argento chiude per l’adeguamento antisismico. Poi cambiano le norme, il progetto viene rivisto e nel 2005 partono i lavori. Buona parte dell’impianto viene demolita, mentre due tribune restano in piedi. La ricostruzione però si inceppa: servono varianti, i costi salgono e i soldi non bastano. Un documento comunale stima l’opera in circa 26,4 milioni di euro, con poco più di 11,6 milioni coperti e quasi 14,8 ancora da trovare. I lavori si fermano e non ripartono più. Quelle due tribune sono ancora lì: monumento all’inefficienza amministrativa di una città che in quasi trent’anni non è riuscita né a ricostruire il Mario Argento né a sostituirlo.
Nel frattempo arriva il PalaBarbuto, inaugurato nel 2003 come soluzione transitoria. Ventitré anni dopo continua a fare il supplente diventato titolare perché nessuno ha mai nominato il professore. Dal 1998 Palazzo San Giacomo è passato da Bassolino a Iervolino, da de Magistris a Manfredi, con la breve parentesi Marone. Amministrazioni di centrosinistra o sinistra civica che in quasi tre decenni non sono riuscite a consegnare alla città un vero palazzetto. Sono cambiati sindaci, assessori e progetti. Il rudere ha dimostrato una stabilità invidiabile.
La promessa di Manfredi e AreNapoli
Nel novembre 2022 Manfredi ammetteva che Napoli non disponeva di un palazzetto omologato per manifestazioni internazionali e indicava come obiettivo il rilancio del Mario Argento. Nel gennaio 2024 l’assessore Emanuela Ferrante spiegava che si valutavano ancora due ipotesi: Fuorigrotta oppure Napoli Est. Poi arriva AreNapoli, il progetto al Centro Direzionale finanziato dai privati. Nel giugno 2024 viene presentato con una scadenza precisa: il nuovo impianto sarebbe dovuto arrivare entro il 2026.
Nel gennaio 2025 il Consiglio comunale approva il diritto di superficie. Nel marzo 2026 Manfredi assicura che servono ancora «due-tre mesi» per completare l’iter burocratico e formalizzare la concessione. Quei mesi sono passati. Il cantiere no. Nel frattempo è comparso anche il problema di una particella privata necessaria al progetto. Ostacolo reale, certamente. Ma amministrare significa risolvere gli ostacoli. Per raccontarli bastano i giornalisti.
Il 2026 è arrivato. Il palazzetto no
E siamo all’11 settembre 2026. Il palazzetto annunciato due anni fa non c’è e Manfredi torna a spostare l’orizzonte: «Sono fiducioso che entro due anni potremmo avere un PalaSport». Quel «potremmo» racconta molto. Nel 2024 doveva essere pronto entro il 2026. Nel 2026 è diventato qualcosa che Napoli potrebbe avere entro il 2028.
Il sindaco spiega che servono «programmazione e investimenti» e che non può fare tutto il pubblico, perché occorrono capitali privati. Tutto vero. Solo che AreNapoli nasce proprio da un project financing privato presentato oltre due anni fa. Nel frattempo gli Europei di volley sono arrivati lo stesso, grazie all’arena temporanea montata in piazza del Plebiscito. Operazione scenografica riuscita, senza dubbio. Ma nel gennaio 2025 era stato lo stesso Manfredi a spiegare che proprio l’assenza di un palaeventi impediva a Napoli di ospitare manifestazioni di questo livello. Alla fine il campo è stato montato in piazza: un modo elegante per trasformare una carenza infrastrutturale in scenografia. Il campo si monta, si fotografa e si smonta. Il problema resta.
Due sogni, nessun palazzetto
Nel frattempo è tornato d’attualità anche il Mario Argento. La nuova proprietà del Napoli Basketball punta infatti a realizzare una seconda arena nell’area dello storico impianto di Fuorigrotta. Gli scenari sono dunque due: uno al Centro Direzionale e uno al Mario Argento. Manfredi, davanti all’ipotesi di due palasport, aveva commentato: «Perché no, Milano ne ha cinque». Niente da obiettare. Solo che Milano li ha costruiti.
Napoli, dopo ventotto anni dalla chiusura del Mario Argento e quasi cinque anni di amministrazione Manfredi, continua ad aspettare che parta il cantiere del primo. Per decenni Napoli ha avuto un simil palazzetto temporaneo e mille problemi. Adesso ha due scenari, mille dichiarazioni e ancora nessun palazzetto. Le chiacchiere, almeno quelle, non hanno mai avuto bisogno della conferenza dei servizi.




