Il contrasto sarebbe maturato dopo una relazione di due anni
Una lite legata, secondo gli investigatori, a pretese economiche sarebbe degenerata fino a un agguato armato. A oltre sei mesi dai fatti, la Polizia di Stato ha arrestato il presunto autore del tentato omicidio avvenuto il 6 marzo al rione Luzzatti di Napoli. In carcere è finito un 18enne, minorenne all’epoca dei fatti. Il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso dal gip del Tribunale per i Minorenni di Napoli, su richiesta della Procura partenopea per i minorenni. Al giovane vengono contestati il tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e il possesso ingiustificato di armi e munizionamento.
Secondo la ricostruzione investigativa, dietro il raid ci sarebbe un debito che la vittima quantificava in circa 40mila euro. Tra l’uomo e il ragazzo arrestato c’era stata una relazione sentimentale durata all’incirca due anni e conclusa in maniera conflittuale. La somma, stando a quanto emerso dalle indagini, sarebbe stata consegnata dalla vittima all’ex compagno, che successivamente ne avrebbe chiesto la restituzione. I contrasti economici avevano già alimentato tensioni tra i due e, nel febbraio precedente all’agguato, avrebbero provocato anche un litigio con il padre del giovane.
Poco dopo la mezzanotte del 6 marzo, la vittima viaggiava su una Smart Four Four presa a noleggio. Il 18enne, secondo gli investigatori, l’avrebbe pedinata fino nei pressi di un circolo ritenuto nella disponibilità del clan Mazzarella e, in sella a uno scooter, si sarebbe avvicinato esplodendo un singolo colpo di pistola nella sua direzione. L’uomo riuscì però ad allontanarsi senza essere raggiunto dal proiettile. La persona presa di mira è legata da stretti vincoli di parentela con i componenti di una nota famiglia malavitosa partenopea. Nell’inchiesta vengono inoltre ricostruite minacce che sarebbero state rivolte anche ai suoi familiari e la disponibilità di una pistola calibro 45.
Il contatto dopo gli spari
Un altro tassello arriva dalle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite dopo l’agguato. In un primo momento la vittima avrebbe riferito agli investigatori di non sapere chi avesse esploso il colpo. In seguito avrebbe però cercato di riallacciare i contatti con l’ex compagno attraverso un giovane conosciuto da entrambi.
Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento cautelare, l’uomo avrebbe proposto di non indicare alle forze dell’ordine il nome del presunto aggressore a condizione di ottenere indietro i circa 40mila euro che sosteneva gli fossero dovuti. L’indagine della Squadra mobile di Napoli si è sviluppata attraverso l’acquisizione e l’analisi delle immagini di videosorveglianza, affiancate dalle intercettazioni telefoniche e ambientali che avrebbero rafforzato il quadro indiziario. Il 18enne è stato trasferito nel carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento.




