Centrosinistra, Conte punge gli alleati. Franceschini: «Primarie dilanianti, meritiamo di perdere»

L’area centrista resta il nodo più delicato della coalizione

La legge elettorale doveva regolare il voto, nel centrosinistra sta regolando soprattutto i conti interni. Conte manda frecciate agli alleati, Renzi reclama spazio e Franceschini prova a evitare che la corsa alla leadership si trasformi nell’ennesimo psicodramma. Il primo fronte si apre sulla raccolta delle firme prevista per le forze non ancora rappresentate in Parlamento. Ospite del Psi a Campobasso, Giuseppe Conte definisce «esorbitante» la soglia delle seimila firme per collegio e promette sostegno ai socialisti.

Ma il bersaglio politico va oltre. «Quando ieri sono stato avvertito di quel sub emendamento sono sobbalzato sulla sedia. Quella legge dice che Progetto Civico o il Psi non entrano in Parlamento. Ieri chiedevano addirittura novemila firme per ogni collegio elettorale. Questo fanno gli antidemocratici che sono al governo». Nel mirino c’è anche l’effetto della norma su Progetto Civico, la formazione di Alessandro Onorato guardata con favore dal presidente del M5s per costruire una gamba centrista della coalizione.

Pubblicità

Conte punge gli alleati

Conte rivendica la battaglia parlamentare che ha portato la soglia da novemila a seimila firme, ma nella ricostruzione inserisce una precisazione tutt’altro che casuale: «E dopo aver litigato per una notte intera, battendoci con le altre forze di opposizioni – non tutte, dicono le cronache parlamentari – sono scesi a seimila firme». Quel «non tutte» pesa. Secondo quanto filtra dal Movimento, l’ex premier non avrebbe gradito un certo laissez faire registrato tra le fila di Italia Viva. Un altro elemento che si inserisce nelle diffidenze già emerse sul rapporto tra Matteo Renzi ed Elly Schlein e sul tema, più volte sollevato da Conte, dell’affidabilità dei compagni di viaggio.

La contestazione alla norma resta comunque frontale. «Invito il Presidente Mattarella a bloccare questa norma costruita per tutelare la casta che è già in Parlamento», afferma Conte. Il meccanismo delle firme produce però anche un effetto sugli equilibri del centrosinistra: Italia Viva, essendo già rappresentata in Parlamento, è esentata dalla raccolta, a differenza di formazioni come quella di Onorato. Una condizione che finisce per rafforzare il peso di Renzi nell’area centrista proprio mentre la coalizione cerca ancora di capire chi dovrà rappresentarla.

Pubblicità

Renzi rivendica il peso del centro

Da Campobasso a Reggio Emilia cambia il palco, non il problema. Alla festa dell’Unità Renzi assicura di non voler comparire nella fotografia dei leader accanto a Schlein, Conte e al tandem Bonelli-Fratoianni. «Io in quella foto non ci devo e non ci voglio essere. Non sono qui alla mia età, con la mia esperienza, per avere una foto. Ma voglio che i garantisti, quelli che credono in Industria 4.0 votino. Non è un problema personale, non è che devo esserci anch’io». La formula scelta dall’ex premier è sintetica: Italia Viva «è q.b per il centrosinistra: quanto basta». Il messaggio è altrettanto chiaro: senza quell’area di voti vincere diventa più complicato.

Renzi apre anche alla possibilità che sia qualcun altro a rappresentare il centro moderato e riformista. «C’è Ruffini. Ho visto che dall’altra parte è entrato Ingroia. Non è la mia tazza di tè, però va bene. C’è Spadafora, bene. Va bene tutto. Uno o una deve andare a rappresentare questo mondo». Poi mette sul tavolo la proposta: «Noi siamo disponibili a farci rappresentare da qualcuno che non sia Matteo Renzi. Un sindaco o una sindaca per stare al tavolo con Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli (che poi sono in due, ma facciamo finta di nulla). Dopo di che si va alle elezioni e chi ha i voti si vedrà».

Franceschini prova a rimettere ordine

A fare da pontiere è Dario Franceschini, che invita le formazioni centriste a trovare una sintesi e mette subito un paletto: «È arrivato il momento che» le sigle di centro «si siedano a un tavolo. E non pensi nessuno di tenere fuori Renzi». Subito dopo riconosce il peso del Movimento 5 Stelle: «Ci piaccia o no, senza M5s non si vincono le elezioni. Conte ha portato quel partito da una posizione anti Europa, anti sistema, a una posizione istituzionale al punto che li sentiamo nostri concorrenti. Aggiungo che hanno fatto passi avanti enormi, all’inizio nemmeno salutavano per non sporcarsi le mani».

Il richiamo più netto arriva però sulle primarie. «Se diventano dilanianti, meritiamo di perdere. Bisogna, invece, che le primarie siano fra candidati che esprimono posizioni politiche, non uno show. Stabiliamo regole serie su chi può candidarsi, chi può votare, quando farle».

Franceschini propone anche un patto preventivo tra gli aspiranti leader «che si impegnano in alcuni punti, anche di politica estera, ma anche una cosa semplice. Chi vince le primarie non usi il suo nome per un partito, ma lo metta a disposizione della coalizione». La leadership, insomma, resta ancora da decidere. Le tensioni, invece, sembrano già perfettamente organizzate.

Federproprietà Napoli

Altri servizi

Tragedia a Portici, un uomo travolto e ucciso dal treno nei pressi della stazione

Non esclusa l’eventualità di un gesto volontario Tragedia sui binari a Portici, dove nella tarda mattinata un uomo è stato travolto e ucciso da un...

Valter Lavitola, niente domiciliari: resta in carcere per l’attentato a Ranucci

Indagini sui buchi nelle chat tra l'ex editore e il giornalista Nessun alleggerimento della misura cautelare per Valter Lavitola. L’ex editore, che ha ammesso di...

Ultime notizie

Addio a Emma Bonino, una vita spesa tra diritti civili e istituzioni

Fu ministra, commissaria europea e vicepresidente del Senato Emma Bonino è morta oggi a Roma. Aveva 78 anni. Protagonista della politica italiana per mezzo secolo,...

Napoli, studentessa investita sul lungomare: è grave, caccia all’auto pirata

La giovane stava attraversando insieme a un gruppo di amici Stava attraversando via Anton Dohrn insieme a un gruppo di amici quando è stata travolta...

Domenico Caliendo, i periti: «Con il Berlin Heart sarebbe stato ritrapiantabile»

L'avvocato PEtruzzi: «Contestare l’omicidio volontario» «Se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, Domenico sarebbe stato ritrapiantabile». Da questo passaggio della perizia parte...