Verifiche sulla scelta di procedere con l’intervento
La correttezza dell’indicazione chirurgica, la completezza del consenso informato e la gestione delle complicanze post-operatorie sono i punti sui quali la famiglia di Francesca Tucci «chiede risposte e giustizia» dopo la morte della 24enne. La giovane è deceduta lo scorso 3 luglio in terapia intensiva a Napoli, dopo un intervento chirurgico in intramoenia eseguito all’ospedale Cardarelli. La denuncia presentata dai genitori ha dato avvio all’inchiesta della Procura, che vede tre medici indagati per omicidio colposo.
A ricostruire il percorso clinico precedente all’operazione sono gli avvocati Massimo Lanna, Massimo D’Errico e Francesco Petruzzi, legali della famiglia. «Dalla documentazione clinica sinora esaminata risulta che la sintomatologia si era manifestata solo poche settimane prima del ricovero», spiegano in una nota. In quel ristretto arco temporale, gli specialisti interpellati avevano fornito indicazioni concordanti: «Approfondire, completare la diagnostica, affidarsi a una valutazione multidisciplinare». La possibilità di ricorrere alla chirurgia, sostengono i legali, sarebbe stata prospettata soltanto dall’ultimo professionista consultato e da quel momento «in tempi rapidissimi si è passati alla sala operatoria».
Gli accertamenti dovranno chiarire se l’indicazione chirurgica fosse sostenuta dal quadro clinico, dalle linee guida e dalle alternative disponibili. Le verifiche riguarderanno anche il consenso, per stabilire se sia stato acquisito sulla base di un’informazione completa, e il decorso successivo all’operazione. Dovrà essere accertato, in particolare, se le complicanze post-operatorie siano state riconosciute e affrontate con la tempestività che, sottolineano gli avvocati, «una struttura di primissimo livello è in grado di assicurare». «Su questi punti la famiglia chiede risposte», concludono Massimo Lanna, Massimo D’Errico e Francesco Petruzzi.



