Domenico Caliendo, i consulenti della famiglia: «Non valutate tutte le alternative all’Ecmo»

Sotto esame le scelte dopo il trapianto del 23 dicembre

Il punto non è soltanto cosa accadde il giorno del trapianto, ma se nelle settimane successive furono valutate in modo completo le alternative all’Ecmo. Su questo si concentrano i pareri dei consulenti della famiglia Caliendo.

Sono stati depositati questa mattina due pareri medico legali e tecnico scientifici nell’ambito dell’incidente probatorio disposto per chiarire una serie di aspetti legati al trapianto di cuore fallito subito dal piccolo Domenico il 23 dicembre scorso. Il bambino, che aveva poco meno di due anni e mezzo, è morto il 21 febbraio al Monaldi di Napoli, circa due mesi dopo l’intervento eseguito con un cuore donato giunto congelato.

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In quel periodo Domenico è stato tenuto in vita con l’Ecmo, macchinario per la circolazione extracorporea che, dopo un certo tempo, può provocare danni. Le due relazioni dei consulenti della famiglia Caliendo, visionate dall’AGI, analizzano la fase post trapianto, le indagini svolte per valutare alternative all’Ecmo, come il cuore artificiale Berlin Heart, e quanto fatto per la valutazione di ritrapiantabilità, sostenuta e ribadita più volte dall’ospedale e da Guido Oppido, responsabile del centro trapianti pediatrico del Monaldi e cardiochirurgo che eseguì l’intervento del 23 dicembre.

Trapianto fallito, il nodo del Berlin Heart

Secondo i periti Luca Scognamiglio, Gianni D. Angelini e Maria D’Amico, tra il 23 dicembre e il 22 gennaio, dalla cartella clinica in loro possesso, non emergerebbe l’esecuzione di tutti gli accertamenti diagnostici propedeutici all’eventuale impianto del Berlin Heart, indicato come possibile strumento di ponte verso un nuovo trapianto.

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Nel parere si legge che «gli accertamenti che lo standard di cura internazionale e i consensus societari convergenti individuano come necessari per pervenire a una valutazione di candidabilità all’impianto di Berlin Heart non risultano eseguiti né documentati». I consulenti aggiungono inoltre che «dagli esami di laboratorio e dagli accertamenti strumentali effettivamente eseguiti fino al 6 febbraio non emerge alcun dato che si configuri come elemento clinico ostativo all’impianto del dispositivo durevole».

Nel testo depositato dall’avvocato Francesco Petruzzi vengono richiamate diverse fonti della letteratura scientifica e viene sottolineata la rilevanza della scelta del supporto circolatorio meccanico nel «bridge-to retransplantation pediatrico, che deve essere coerente con la durata attendibile dell’attesa di un organo compatibile».

Secondo quanto riportato dai consulenti, l’Ecmo pediatrico avrebbe una finestra di utilità clinica documentata tra 7 e 14 giorni, oltre la quale la mortalità diventa elevata e progressiva. Il Berlin Heart, invece, viene indicato come dispositivo durevole, con una durata mediana di supporto di 40-63 giorni.

Le valutazioni sulla ritrapiantabilità

I periti si soffermano anche su una dichiarazione resa il 13 febbraio dal cardiochirurgo Guido Oppido, primario, curante del piccolo Domenico e responsabile dei trapianti pediatrici, relativa alla valutazione e allo scarto dell’opzione Berlin Heart «fin da fine dicembre».

Secondo i consulenti, quella affermazione presupporrebbe una valutazione clinica strutturata che, dalla documentazione agli atti, «non risulta supportata dagli accertamenti strumentali e laboratoristici che lo standard di cura individua come necessari per addivenire a tale conclusione».

Nel parere vengono usate espressioni molto nette. I periti scrivono che «la sistematicità, la durata pluriennaria di esperienza del decisore, la disponibilità materiale degli strumenti diagnostici nella struttura e l’estensione temporale dell’omissione su oltre sei settimane configurano un quadro fenomenologico la cui collocazione nelle categorie ordinarie dell’errore tecnico non risulta, sul piano puramente scientifico, credibile».

Nelle conclusioni, i consulenti sostengono che si «configura una fattispecie che non si ritiene possibile ascrivere all’interno della colpa, neppure di quella grave». Per i periti, «la reiterazione di tali omissioni edifica un quadro che le categorie dell’errore colposo non sono in condizione di contenere in alcuna delle loro gradazioni» e che, sul piano della pura osservazione scientifica, rappresenterebbe una «rilevante e qualificata deviazione dai criteri di prudenza, completezza valutativa e tracciabilità del processo decisionale propri di un centro di riferimento per la cardiochirurgia trapiantologica pediatrica».

Il giudizio di ritrapiantabilità

L’altro parere riguarda la possibilità che il piccolo Domenico potesse sopportare un nuovo trapianto di cuore e le valutazioni compiute nel mese di febbraio dall’heart team. Scognamiglio e D’Amico ritengono che le condizioni cliniche del bambino, «nelle date dell’11, 13 e 16 febbraio 2026, integrassero una controindicazione assoluta al ritrapianto cardiaco».

Viene dunque contestato il giudizio di trapiantabilità espresso dal cardiochirurgo Guido Oppido. I consulenti evidenziano profili di non conformità alle linee guida e alle buone pratiche e, sul piano tecnico, richiamano «la consapevolezza e la volontarietà con cui la condotta difforme è stata reiterata».

L’incidente probatorio e i documenti richiesti al Monaldi

Anche il collegio di periti nominato dal gip partenopeo Mariano Sorrentino, che ha disposto l’incidente probatorio, approfondirà la questione relativa alla valutazione dell’uso del Berlin Heart al posto dell’Ecmo, quando i parametri di Domenico Caliendo lo permettevano.

Il punto rientra tra i quesiti da sciogliere. Da quanto si apprende, il collegio dei periti nominato dal giudice, composto da Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini, ha richiesto un’integrazione dei documenti forniti dall’ospedale Monaldi. Si tratta di atti considerati utili per stabilire se il Berlin Heart potesse essere utilizzato. In particolare, sono state chieste le immagini degli esami radiologici Rx e Tac eseguiti a partire dal trapianto di cuore fallito.

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