Scontri a Bologna al corteo per Fakir, Meloni: «La verità non giustifica la violenza»

Il bilancio è di 64 feriti tra le forze dell’ordine

La ricerca della verità non può diventare un pretesto per colpire le forze dell’ordine. Giorgia Meloni prende posizione dopo la notte di violenze a Bologna e invoca il massimo rigore nell’accertamento delle responsabilità sulla morte di Abderrahim Fakir.

«Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile», afferma sui social la presidente del Consiglio, sottolineando che sul decesso di Fakir «è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore». Per la premier, «la verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno», ma «nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine».

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Gli scontri dopo il presidio per Fakir

La manifestazione convocata in piazza del Nettuno era iniziata senza incidenti, con migliaia di persone riunite per chiedere «verità e giustizia» sulla morte di Abderrahim Fakir. Al termine del presidio, però, una parte del corteo si è diretta verso la Prefettura e la Questura, dando origine agli scontri. Bottiglie, bombe carta e altri oggetti sono stati lanciati contro gli agenti in tenuta antisommossa, mentre alcuni manifestanti hanno divelto le protezioni dei blindati, costruito barricate con transenne e biciclette e incendiato automobili. Il bilancio è di 64 feriti tra le forze dell’ordine.

«Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro», sostiene Meloni. «Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio».

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Il centrodestra attacca il sindaco Lepore

I disordini hanno aperto un nuovo fronte politico. Nel mirino del centrodestra è finito soprattutto il sindaco Matteo Lepore, promotore del presidio, accusato di avere sottovalutato il rischio di infiltrazioni dell’area antagonista e di avere alimentato un clima di contrapposizione verso le forze dell’ordine.

Il primo cittadino ha distinto la manifestazione pacifica dalle successive violenze. «Ieri Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C’erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna».

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha condannato la strumentalizzazione della tragedia. «Qualcuno non perde occasione per utilizzare la morte di una persona che, invece, non dovrebbe mai essere strumentalizzata. La politica dovrebbe esprimere il suo volto più nobile, soprattutto quando c’è di mezzo la vita delle persone», ha dichiarato al festival Ombre di Viterbo. Per il titolare del Viminale, «convocare una manifestazione che sfocia in aggressioni alle forze dell’ordine rappresenta l’ennesima occasione per trasformare una tragedia in una polemica».

Piantedosi ha comunque definito la morte di Fakir «un episodio molto drammatico e tragico» e «una vicenda che deve interrogare tutti su ciò che si può fare affinché fatti del genere non si ripetano». Sarà la magistratura a ricostruire quanto avvenuto al Pilastro e ad accertare eventuali responsabilità, senza che le indagini vengano sostituite da processi sommari celebrati nelle piazze o da accuse collettive contro chi indossa una divisa.

Salvini e Bignami contro le violenze

Durissimo anche Matteo Salvini. «Scontri a Bologna tra teppisti e polizia. Irresponsabile e anti-italiana una sinistra che alimenta l’odio verso chi indossa una divisa e ci difende», ha scritto il vicepremier, annunciando che nei prossimi giorni sarà nel capoluogo emiliano per portare il proprio sostegno agli uomini e alle donne della Polizia di Stato.

Fratelli d’Italia ha parlato di «scene da guerriglia urbana», con le forze dell’ordine «assalite e aggredite», chiedendo alla sinistra una condanna netta degli attacchi e contestandole un atteggiamento ambiguo nei confronti dei centri sociali. «La nostra solidarietà alle donne e agli uomini in divisa, costretti a subire l’arroganza e la prepotenza dell’estremismo rosso», è la posizione espressa dal partito.

L’attacco più pesante contro Lepore è arrivato dal presidente dei deputati di FdI Galeazzo Bignami: «Il sindaco di Bologna deve dimettersi. Chi appicca incendi poi deve risponderne». Secondo Bignami, il primo cittadino avrebbe commesso un grave errore politico convocando il presidio senza valutare adeguatamente le possibili conseguenze di una mobilitazione destinata a richiamare anche l’area antagonista.

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