Energia, la Commissione Ue: flessibilità fino allo 0,3% annuo per tre anni

L’Italia può contare su uno spazio fino a 14 miliardi

Un margine fino allo 0,3% del Pil annuo per tre anni, dentro un perimetro temporaneo e limitato: è la risposta della Commissione europea alle pressioni dell’Italia sulla crisi energetica. Una partita che per Roma può tradursi in uno spazio fiscale stimabile tra 13 e 14 miliardi di euro, da utilizzare nel triennio 2026-2028 per interventi legati agli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz.

La proposta dell’esecutivo comunitario punta a consentire misure contro lo choc energetico e, nello stesso tempo, a sostenere il percorso di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati. L’apertura arriva dopo la richiesta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Sul dossier si era mossa anche la Spagna, con il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo, ma con un’impostazione diversa: Madrid aveva concentrato la propria istanza soprattutto sulle spese green.

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La deroga Ue per l’energia

Bruxelles riconosce il peso economico e sociale dell’attuale crisi energetica. La Commissione si dice «consapevole» delle conseguenze dello choc in corso e richiama la necessità di proteggere famiglie e imprese «vulnerabili», senza perdere di vista la «competitività» e la «resilienza economica» dell’Europa.

Da qui la scelta di proporre, su richiesta dello Stato membro interessato, un’estensione temporanea e circoscritta della clausola di salvaguardia nazionale già prevista per la difesa. Nel nuovo schema, il perimetro potrà includere anche misure di resilienza energetica, collegate agli investimenti ritenuti necessari per rafforzare la sicurezza energetica europea nel lungo periodo.

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L’estensione riguarderà interventi avviati da febbraio 2026 e finalizzati a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. Il meccanismo resta agganciato al limite massimo dell’1,5% del Pil previsto per le spese aggiuntive per la difesa nell’ambito della clausola nazionale di salvaguardia. All’interno di quel quadro viene però introdotto un tetto dedicato all’energia: 0,3% del Pil annuo tra 2026, 2027 e 2028, con un massimo cumulativo dello 0,6% nello stesso periodo.

I vincoli sui conti pubblici

La Commissione prova a bilanciare l’apertura alla flessibilità con le cautele richieste dagli Stati più rigoristi, in particolare quelli nordici, contrari a concedere ulteriore spazio di bilancio ai Paesi con debito elevato. Per questo Bruxelles precisa che «questo approccio garantisce che tutte le salvaguardie di sostenibilità fiscale rimangano pienamente in vigore».

Il principio indicato è quello della «parità di trattamento». Anche gli Stati membri che avessero già esaurito la flessibilità prevista dalla clausola nazionale di salvaguardia per aumentare le spese per la difesa potranno accedere a una flessibilità aggiuntiva, sempre temporanea e limitata, alle stesse condizioni degli altri Paesi. In questi casi, però, la Commissione dovrà «rivalutare» se le deviazioni previste siano compatibili con la sostenibilità di bilancio. La proposta è stata formalizzata oggi dalla Commissione a margine delle Raccomandazioni ai Paesi.

Giorgetti: «Recepite le nostre proposte»

Il governo italiano rivendica il risultato come l’esito di un confronto condotto nei mesi scorsi. Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha commentato positivamente l’allargamento della Nec difesa all’energia: «Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato».

Giorgetti ha aggiunto che, «nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo», il Mef si riserverà «di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie». Il ministro ha poi richiamato la necessità di una valutazione complessiva, che tenga conto «anche delle ultime stime fornite dalla Commissione» e degli elementi presenti nelle raccomandazioni, giudicati indicativi dello «sforzo» e della «serietà nella gestione della finanza pubblica italiana».

Sulla decisione europea è intervenuto anche il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, che ha commentato su X l’apertura di Bruxelles alla richiesta italiana. «La Commissione europea accoglie le proposte dell’Italia a favore di una maggiore flessibilità per affrontare le sfide della crisi energetica. È un altro successo del governo italiano, frutto della nostra credibilità in Europa», ha scritto Tajani.

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