Il primo cittadino: «Lascio una città in condizioni migliori»
Un altro scioglimento, il secondo consecutivo, chiude anzitempo una consiliatura a Castellammare di Stabia. Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri mette fine all’esperienza del sindaco Luigi Vicinanza, eletto nel giugno 2024.
La decisione è stata assunta questo pomeriggio durante la riunione del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Termina così l’amministrazione guidata dal giornalista, arrivato alla guida della città con una coalizione composta da 14 liste e sostenuta da un campo largo del quale faceva parte anche il Pd. Proprio il Partito democratico, tuttavia, negli ultimi mesi ha fatto mancare l’appoggio politico e il sostegno del gruppo dirigente.
La commissione d’accesso aveva fatto il suo ingresso a Palazzo Farnese il primo febbraio, concludendo la relazione il primo aprile. Tre mesi sono bastati agli ispettori del Ministero per consegnare la città a una nuova triade commissariale. Per Castellammare di Stabia si tratta di una storia già vissuta. Il primo scioglimento aveva riguardato l’amministrazione guidata da Gaetano Cimmino, interrotta anch’essa dopo circa due anni. Luigi Vicinanza aveva ricevuto la fascia dal prefetto Raffaele Cannizzaro. Ora dovrà consegnarla a un nuovo rappresentante dello Stato.
Vicinanza: «Attendo di conoscere le motivazioni»
«Nel massimo rispetto della decisione assunta dal Governo, attendo ora di conoscere le motivazioni del provvedimento che ha disposto lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia. Sono convinto di lasciare una città in condizioni migliori rispetto a quelle in cui l’avevo trovata, grazie a un lavoro costante, concreto e silenzioso portato avanti in questi anni», afferma Vicinanza in una nota.
L’ormai ex sindaco auspica «che Castellammare non torni nell’immobilismo amministrativo che avevo riscontrato al mio insediamento e che ha caratterizzato gran parte degli ultimi vent’anni. Ho sempre sostenuto, e lo ribadisco, che è nei vuoti amministrativi che la criminalità organizzata trova lo spazio per radicarsi». Per questo rivendica «la scelta di non essermi dimesso e di aver portato a termine il mandato affidatomi dai cittadini, onorando fino in fondo la fiducia e la speranza che avevano riposto in me. È grazie al loro sostegno se sono rimasto al mio posto, a lavorare, fino all’ultimo minuto».
L’attacco al Pd guidato da Elly Schlein
«Resta l’amarezza per non aver ricevuto dal principale partito del centrosinistra il sostegno che avrei ritenuto opportuno. Al contrario, ho subìto continui attacchi personali da parte della componente più giustizialista e settaria del Pd guidato da Elly Schlein. Un metodo di delegittimazione che, a mio avviso, è molto lontano da una sana dialettica democratica e dal modo in cui la politica dovrebbe porsi al servizio delle comunità che amministra. Lascio l’incarico di sindaco, che ho avuto l’onore di ricoprire per due anni, con la serenità di aver sempre agito nell’interesse della città, con impegno e senso delle istituzioni», conclude.




