Il campo largo sogna Palazzo Chigi, ma litiga sul conducente

Tutti contro Meloni, ma senza un’idea chiara d’Italia

Più che il candidato premier, al campo largo manca ancora il libretto delle istruzioni. Giuseppe Conte vede nelle primarie una strada possibile, il Pd preferisce non aprire adesso il cantiere della leadership ed Elly Schlein resta lì, dove ogni segretario ambisce a stare: davanti. La nuova legge elettorale è anche una faccenda di calendario. L’accelerazione della maggioranza fa intravedere l’obiettivo di chiudere prima dell’estate. E, siccome il testo in discussione prevede l’indicazione del premier da parte delle coalizioni, il centrosinistra non può fingere troppo a lungo che il problema non esista.

Angelo Bonelli, di Avs, legge la mossa in chiave politica: «Meloni punta al voto anticipato tra ottobre e novembre». Secondo lui, la premier «sa che, restando a Palazzo Chigi, dovrebbe presentare una manovra di lacrime e sangue per finanziare gli impegni assunti sul riarmo».

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Conte rilancia le primarie, il Pd prende tempo

Conte è tornato sul punto con prudenza, ma senza archiviare l’idea: «Ormai da tempo si parla di primarie», ha ribadito. Per il presidente del M5s «possono essere una soluzione» e il referendum avrebbe mostrato «tantissima voglia di partecipare». Al Nazareno, però, il clima è diverso. Le primarie non vengono escluse, ma il ragionamento è un altro: se ne parlerà quando sarà il momento. Anche perché non è ancora chiaro con quale legge elettorale si andrà davvero al voto e, nella maggioranza, il percorso non appare ancora definito.

La linea prevalente nel Pd è evitare che il campo progressista si logori da solo sul nome del candidato premier. Ma il punto politico resta tutto lì: non basta dire che bisogna mandare a casa Giorgia Meloni. Per costruire un’alternativa di governo servono idee chiare su cosa fare dell’Italia, un programma credibile da presentare agli elettori e un profilo politico capace di guidare la coalizione. Del resto, anche Conte ha alleggerito la pressione: «Adesso è importante un progetto condiviso». Il nome, ha spiegato, può arrivare dopo: «Il frontman o frontwoman viene dopo. Il soggetto viene in un momento successivo».

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Il nodo tra Conte e Schlein

La strada, comunque, non passa per forza dalle primarie. Il centrosinistra potrebbe anche scegliere il leader attraverso un confronto a un tavolo. Ma lì il punto tornerebbe subito identico: né Conte né Schlein sembrano intenzionati a fare passi indietro. Non si tratterebbe, dunque, di cercare un papa straniero, ma di decidere tra i due. E in quel caso entrerebbero in gioco anche i pesi elettorali di Pd e M5s. Per ora, però, la pratica non è formalmente all’ordine del giorno.

Resta in alto mare anche l’ipotesi di un federatore, magari di area centrista. Più urgente, semmai, appare il confronto sul programma di coalizione. L’invito è rivolto soprattutto al M5s, che fino alla fine di giugno sarà impegnato nel percorso di ascolto dei suoi simpatizzanti. Il problema è che le distanze non riguardano solo il metodo per scegliere il candidato premier. Il campo largo continua a vedere diversamente dossier centrali, a partire dall’Ucraina, dal programma comune e dalla forma della leadership. Una coalizione che vuole sfidare Meloni, insomma, deve ancora capire se riesce a stare nella stessa stanza senza litigare sull’arredamento.

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