Conte, il favoliere delle Puglie che parla ma non dice

Commissione Covid, solo chiacchiere «vuoto a perdere»

Prima o poi, anzi, possibilmente più prima che poi, arriverà il momento di chiederci se davvero signorotti e signorette della sinistra credono di avere a che fare con 54 milioni di babbasoni cui possono vendere pezzi di vetro facendoli passare per diamanti. Una domanda che, in verità, avremmo dovuto porci da un bel pezzo. Da quando, cioè, lo scenario della politica italiana ha cominciato a riempirsi di personaggi che con la politica avevano ben poco da spartire e niente da condividere. Come a dire, insomma, almeno da qualche decennio.

Se ce la fossimo posta allora, probabilmente avremmo potuto evitare la decadenza della politica e, peggio ancora, la sua autodelegittimazione. Impedendole di trasformarsi da quella che, secondo De Gasperi, significava «realizzare» a quella che, grazie ai suoi eredi, stando al francese Dumur, è «l’arte di servirsi degli uomini facendo loro intendere di servirli». Finendo così per ritrovarci fra le mani un’«Italietta» nella quale non avrebbe potuto che avere la meglio, al punto da diventarne addirittura il premier, il favoliere delle Puglie Giuseppi (così come lo ribattezzò a suo tempo, e non certo per glorificarne le gesta, il presidente Usa Trump) Conte.

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Dal «favoliere delle Puglie» a Palazzo Chigi

Un emulo, cioè, del notissimo marchese del Grillo reso famoso da Alberto Sordi, con un motto che è tutto dire della sua qualità: «Io sono io e voi non siete un cazzo». I cui ministeri, pur senza sfociare in un regime, non hanno di certo brillato quanto a rispetto costituzionale.

Da quando è arrivato a Palazzo Chigi – prima accompagnato da Lega e Salvini, Di Maio e 5S, poi da Renzi e Pd, infine da Draghi – ha messo in scena una vera e propria tragicomica politica. Si è praticamente liberato di tutti quelli che avrebbero potuto diventare possibili ostacoli per le sue voglie di grandezza. A cominciare proprio da quanti lo avevano lanciato nell’agone politico, ovvero Salvini, liquidato insieme al Conte I; poi Renzi, suo compagno nel Conte bis; infine Draghi e il suo esecutivo «di unità nazionale», pur sostenuto da una larghissima maggioranza che includeva M5S, Pd, Lega, FI, Iv, Articolo 1 e LeU, oltre a diversi gruppi minori e parlamentari centristi, privi di posizionamento sicuro in vista delle elezioni successive (politici che, in certe condizioni di difficoltà, rappresentano gli alleati più affidabili, anche per paura della poltrona).

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Tutti, insomma, tranne Fratelli d’Italia e la Meloni, che si era rifiutata di entrare nel nascente circo delle meraviglie. Ed è stato forse per questo coraggio che gli italiani, nelle politiche del ’22, l’hanno premiata, affidando al centrodestra la loro speranza di uscire dal baratro in cui l’autoproclamatosi avvocato del popolo li aveva precipitati, facendo, senza porsi alcuno scrupolo, il bello e il cattivo tempo nei giorni dell’emergenza Covid, con l’imposizione di misure più restrittive rispetto a quelle imposte da tutti i cugini europei. E, per di più, in tempi rapidissimi e senza troppe discussioni, con l’utilizzo dei Dpcm, ovvero decreti del Presidente del Consiglio dei ministri.

Lockdown e restrizioni durante l’emergenza Covid

A cominciare dal lockdown nazionale, passando per il divieto di circolazione e il blocco delle attività commerciali e scolastiche, imponendo il divieto totale di uscire di casa, tranne che per certificate esigenze di lavoro, ragioni di salute e necessità, con apposita documentazione già predisposta; senza parlare della chiusura dei confini regionali e comunali (vedi il blocco degli spostamenti da una regione all’altra e, spesso, anche all’interno dello stesso comune, se non giustificati). Il blocco delle attività commerciali non essenziali, con la chiusura dei negozi al dettaglio, bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre e piscine. La didattica in presenza, sostituita da quella a distanza. E, dulcis in fundo, niente assembramenti né riti religiosi, né manifestazioni pubbliche ed eventi sportivi, cerimonie civili e religiose.

Come si può rilevare, tutte misure rigorosamente riduttive che hanno finito per limitare oltremodo le libertà individuali dei cittadini. Ciò nonostante, l’Italia ha conquistato, con 184 mila morti, la medaglia di bronzo, dopo la Russia (393.000 morti) e il Regno Unito (circa 194 mila), e prima della Francia, con 167 mila, nella graduatoria europea dei decessi per Covid.

Conte davanti alla Commissione d’inchiesta Covid

E se qualcuno s’aspettava che Giuseppi, durante l’udienza nella Commissione d’inchiesta Covid, provasse a spiegare come mai, a dispetto di questa débâcle totale e nonostante i suoi continui autoencomi nel periodo 2018-2021, il debito pubblico italiano sia esploso da quasi 2.328 miliardi a oltre 2.600 miliardi di euro, consentendo a tutti di capire il vero perché della scelta di «massacrare un’intera generazione, quella degli under 18, in pratica bambini e adolescenti», costringendoli a mesi di chiusure scolastiche forzate e di didattica a distanza, trasformandoli in bambini mascherati, senza alcun contatto fra loro (e le conseguenze di questa scomparsa di rapporti umani le stiamo pagando oggi, con le baby gang, i maranza, i giovani armati, la consequenziale insicurezza sociale, le aggressioni e la mancanza di umanità e comunità), se n’è tornato a casa, dopo aver ascoltato la fluviale e farlocca autodifesa dell’avvocato del popolo (se l’è presa con tutti: Regioni, amministrazioni locali, ma soprattutto con il governo e la Meloni, ma non con se stesso), decisamente deluso.

Al niente che sapeva prima ha aggiunto il nulla che Giuseppi gli ha detto nell’occasione. Continua, insomma, a essere all’oscuro di tutto. Sa, però, che, dopo aver fatto le scarpe agli ex compagni di cordata, oggi avversari, adesso ha preso di mira la Schlein, unica concorrente rimastagli per la premiership.

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