Legge elettorale, il centrodestra tira dritto: l’opposizione resta sulle barricate

Riforma in Aula il 26 giugno, centrosinistra in trincea

Sulla legge elettorale il centrodestra prova a dettare l’agenda parlamentare: prima la calendarizzazione in Aula, poi il deposito del nuovo testo. Dall’altra parte, il centrosinistra alza le barricate e contesta tempi e metodo della riforma. Il provvedimento arriverà nell’Aula della Camera il 26 giugno. La richiesta della maggioranza, accolta in capigruppo, consente di tenere aperta la possibilità di un contingentamento a luglio e di puntare a un primo via libera prima della pausa estiva dei lavori parlamentari.

Le polemiche

La decisione accende una riunione durata oltre un’ora. Al termine, le opposizioni scelgono una linea comune: «Non è possibile continuare a procedere con forzature mettendo in calendario un testo che al momento è fatto con i comunicati e le indiscrezioni». A rispondere per Fratelli d’Italia è Giovanni Donzelli: «Nessuna mancanza di rispetto. Abbiamo aspettato che terminasse la discussione generale prima di depositare il testo e abbiamo anche accolto alcune indicazioni delle opposizioni».

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Il confronto si sposta poi in commissione Affari costituzionali alla Camera, dove il centrodestra deposita il nuovo testo. È la seconda mossa della giornata: una versione rivista dopo le limature concordate dentro la maggioranza e diversa, in alcuni punti, dalle indiscrezioni circolate nei giorni precedenti.

Tra le novità c’è il capitolo sul voto all’estero. Il testo prevede una sorta di meccanismo anti-contraffazione e affida al governo il compito di aggiornare, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, il regolamento attuativo della legge n. 459 del 2001, «al fine di apportarvi le modifiche necessarie a garantire la libertà, la sicurezza e la segretezza del voto degli italiani all’estero».

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La versione aggiornata rafforza anche l’obbligo di indicare, al momento del deposito di liste e programmi elettorali, la persona da proporre come candidato premier. Senza questa indicazione, la lista sarà inammissibile. Resta invece fuori, almeno in questa fase, il tema delle preferenze, che continua a essere uno dei punti politicamente più sensibili dentro la stessa maggioranza.

Le opposizioni contestano il calendario

Il centrosinistra considera rilevanti le modifiche, soprattutto se sommate agli interventi già annunciati sul premio di maggioranza e sulla soppressione del ballottaggio. Per questo chiede più tempo. Il calendario, però, prevede una sola giornata di audizioni il 3 giugno e il voto per l’adozione del testo il giorno successivo.

La capogruppo del Pd Chiara Braga si rivolge direttamente al presidente della Camera Lorenzo Fontana: «La forzatura sulla legge elettorale si consuma sul testo e sui tempi». Poi aggiunge: «Non si tratta di un semplice intervento correttivo: l’impianto normativo è stato completamente ridisegnato».

Dalle altre forze del campo largo arrivano nuove accuse. Filiberto Zaratti di Avs sostiene: «Ci impediscono ogni discussione, vogliono andare al voto subito». Il capogruppo M5s Riccardo Ricciardi afferma: «Non possiamo accettare un metodo di questo tipo». Riccardo Magi, segretario di +Europa, sottolinea: «Maggioranza e governo si assumono una grave responsabilità». Maria Elena Boschi, per Italia Viva, attacca: «Pensano solo ai loro equilibri, mentre gli italiani non arrivano a fine mese».

Gli emendamenti

La maggioranza respinge questa lettura e ribadisce di aver cercato più volte il dialogo. Fratelli d’Italia continua a dirsi disponibile a modifiche compatibili con l’impianto della riforma. Donzelli lo chiarisce così: «Il testo non è inemendabile». E ancora: «Se c’è un emendamento condivisibile non abbiamo motivi per non approvarlo. Ma se c’è un emendamento che stravolge l’impianto, ad esempio cancellando il premio di maggioranza, non possiamo accettarlo».

Anche Angelo Rossi, relatore di Fratelli d’Italia in commissione, rivendica il lavoro svolto: «Sono state esaminate le osservazioni arrivate sulla legge elettorale emerse durante le settanta audizioni svolte dalla commissione». È soprattutto il partito della premier, in questa fase, a difendere pubblicamente il percorso della riforma. Gli altri alleati, pur avendo sottoscritto il nuovo testo e sostenuto la richiesta di calendarizzazione nell’ultima settimana di giugno, non fanno registrare commenti nella giornata.

A prendere posizione è Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, secondo cui viene presentato un testo che «dia finalmente chiarezza agli elettori, stabilità». Lupi conferma però che il suo partito continuerà a insistere sulle preferenze. Sul punto interviene anche il presidente del Senato Ignazio La Russa: «Personalmente sono per le preferenze ma i parlamentari valuteranno».

Premio al 42% e stop al ballottaggio

Il nuovo testo, indicato come “Bignami bis”, modifica alcuni punti centrali della legge elettorale. La soglia per ottenere il premio di maggioranza sale al 42%. Il ballottaggio viene soppresso. Il premio sarà assegnato soltanto se la lista o la coalizione arrivata prima risulterà tale sia alla Camera sia al Senato.

Il premio resta fissato in 70 seggi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama. Se però i risultati saranno difformi tra i due rami del Parlamento, oppure se nessuna lista o coalizione raggiungerà il 42%, la distribuzione dei seggi avverrà interamente con metodo proporzionale.

Dal calcolo delle cifre elettorali nazionali saranno esclusi i voti espressi in Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. Non saranno quindi conteggiati né per stabilire quale lista o coalizione sia arrivata prima né per verificare il raggiungimento della soglia necessaria al premio.

Il testo bis interviene anche sul tetto massimo dei seggi ottenibili con il premio. Alla Camera si scende da 230 a 220, al Senato da 114 a 113. Secondo la maggioranza, questa correzione impedisce di arrivare al 60% dei seggi complessivi, anche nel caso in cui il vincitore conquistasse tutti i 27 seggi in palio tra Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e circoscrizioni all’estero.

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