Nel fascicolo 54 indagati e oltre 250 contestazioni
Dalla gestione delle piazze di spaccio alla tentata estorsione nei confronti di una persona già impiegata nello smercio di droga: l’inchiesta sul clan Lepre ricostruisce un sistema criminale articolato. Il cuore dell’indagine è il Cavone, zona di Napoli alle spalle di Piazza Dante, dove secondo gli investigatori avrebbe continuato a operare una rete dedita al narcotraffico legata alla consorteria criminale. Dodici persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, mentre il numero complessivo degli indagati sale a 54.
Le accuse, contestate a vario titolo e in via provvisoria, delineano un quadro ampio: associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione, reati in materia di armi, violenza, minaccia, lesioni aggravate e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.
La rete del narcotraffico nel Cavone
Secondo la ricostruzione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, il gruppo avrebbe avuto una struttura stabile, composta da più di dieci persone, con disponibilità di armi e un’organizzazione interna articolata anche in sottogruppi. La finalità contestata è la commissione di una serie indeterminata di delitti legati alla produzione, al traffico e alla detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope.
Gli inquirenti ritengono che le condotte siano state commesse per agevolare le attività del clan Lepre. L’indagine, portata avanti negli ultimi anni dai carabinieri della Compagnia Napoli Centro e dal personale della Polizia di Stato della III sezione della Squadra Mobile di Napoli, avrebbe documentato la perdurante operatività della cosca anche dopo la morte di Ciro Lepre.
In quella fase, secondo quanto ricostruito, il comando del clan sarebbe passato a Salvatore Cianciulli e Luigi Lepre. Parallelamente, la consorteria dedita allo spaccio avrebbe continuato a muoversi nell’area di influenza del gruppo, senza interrompere la propria attività nonostante i diversi arresti che avevano colpito alcuni associati.
Le piazze di spaccio in via Correra
Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda due piazze di spaccio individuate in via Correra. La principale sarebbe stata attiva al civico 236, nell’area indicata come «Fondaco San Potito e Fondaco Ragno». L’altra, ritenuta una sorta di «succursale» della prima, avrebbe operato al numero 113 della stessa strada, concentrandosi soprattutto sullo smercio di marijuana e hashish.
Nel fascicolo rientra anche una tentata estorsione. La vittima, in passato impiegata nello spaccio di stupefacenti, sarebbe stata presa di mira perché ritenuta responsabile della sottrazione di numerose dosi di droga. Da qui, secondo l’accusa, il tentativo degli indagati di ottenere denaro con modalità estorsive.
Nel complesso, agli indagati vengono contestate oltre 250 violazioni della legge penale. Tra queste figurano anche detenzione, porto e ricettazione di armi e munizionamento, oltre a una pluralità indeterminata di reati relativi alla produzione, al traffico e alla detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope. Le contestazioni risultano aggravate dalla circostanza dell’agevolazione mafiosa.
L’esecuzione dell’ordinanza è avvenuta con il supporto dei reparti speciali di Polizia e Carabinieri. Nel corso dell’operazione sono state effettuate numerose perquisizioni.




