La Procura: «Ipotesi non fantasiosa né astrusa»
Andrea Sempio avrebbe mentito, secondo la Procura di Pavia, su passaggi decisivi della sua posizione nel caso Garlasco. È da questa lettura che prende forma il nuovo impianto accusatorio sull’omicidio di Chiara Poggi. La Procura di Pavia costruisce il caso attorno a 21 punti, considerati dagli inquirenti tasselli di un quadro unico: telefonate, dna, impronte, appunti, ricerche, intercettazioni e presunti riferimenti a video intimi. L’obiettivo è sostenere in giudizio l’accusa nei confronti di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi.
Dentro gli atti, però, il nuovo fronte investigativo non riguarda soltanto il 38enne. La riapertura dell’indagine sul delitto di Garlasco viene collegata anche alla posizione di Alberto Stasi, condannato a 16 anni e ormai vicino alla fine dell’espiazione della pena. Per i pm, Stasi sarebbe «innocente» e la nuova inchiesta servirebbe anche a «tutelare» la sua posizione, fino a sostenere l’istanza di revisione già sollecitata per cancellarne la condanna.
L’aggiunto Stefano Civardi e le pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano scrivono che la possibile «emersione della responsabilità» di Sempio procede insieme allo «sgretolamento della responsabilità» dell’ex fidanzato di Chiara, definito negli atti il contabile ex bocconiano. Il nuovo materiale investigativo, secondo la Procura, avrebbe dunque una «capacità demolitoria dei fondamenti del giudicato di condanna» a carico di Stasi.
Gli inquirenti rivendicano la solidità della ricostruzione. Nelle carte si legge che è «fuori di dubbio» che qualunque magistrato chiamato a esaminare l’incarto non si troverà davanti a un’ipotesi «fantasiosa e astrusa, distante dal senso comune delle cose». Da questa premessa nasce il dossier articolato in 21 segmenti, elaborato dalla Procura con i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano.
Le contestazioni sulle telefonate e sull’alibi
Il primo terreno di confronto riguarda le chiamate del 7 e dell’8 agosto 2007 a casa Poggi. Sempio ha sostenuto di aver telefonato perché non sapeva che l’amico Marco fosse partito per le vacanze. Per la Procura, invece, quella versione non sarebbe vera: dietro quelle chiamate ci sarebbe stato un tentativo di approccio con Chiara.
Un altro passaggio valorizzato dagli inquirenti risale al 4 ottobre 2008, quando Sempio venne ascoltato «per vagliare il suo alibi». Di fronte a «domande più precise», secondo gli atti, si sarebbe sentito «male». Più avanti, durante l’appello bis a Stasi, le ricerche effettuate dodici anni fa avrebbero mostrato un «particolare interesse e preoccupazione per la questione» del dna sulle unghie della vittima.
La Procura richiama anche il comportamento tenuto due anni dopo, quando Sempio fu iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta poi archiviata. In quella fase, assieme al padre, si sarebbe «attivato immediatamente» per «reperire soldi per pagare gli investigatori». Nell’interrogatorio del febbraio 2017, inoltre, avrebbe riferito falsità «facilmente», perché ormai «venuto a conoscenza degli elementi di prova».
Nel nuovo fascicolo entra pure l’episodio del 26 febbraio 2025. All’avvio della nuova indagine, Sempio avrebbe gettato nella spazzatura alcuni appunti che, secondo l’accusa, «si ricollegano all’omicidio». Su questo punto, però, il giornalista Gianluigi Nuzzi ha confermato la spiegazione dell’indagato: quei fogli sarebbero stati una «scaletta» per uno spettacolo.
Dna, impronte e presunto movente
Il capitolo scientifico è uno dei cardini dell’impianto accusatorio. Il dna individuato sulle unghie di Chiara Poggi viene indicato come «compatibile» con Andrea Sempio e «incompatibile» con Alberto Stasi. La Procura collega quel profilo genetico alla reazione della vittima durante la «crudele» aggressione: Chiara si sarebbe «difesa».
Accanto al dna, gli atti richiamano la traccia palmare 33 rilevata sulla parete e la compatibilità, alla luce delle «misure antropometriche», con «l’impronta di scarpa insanguinata» sul «gradino zero». L’impronta del palmo della mano destra sarebbe stata «impressa da una mano bagnata», ma non «semplicemente di acqua», perché reagì alla «ninidrina». Secondo la Procura, era già «visibile prima che il Ris spruzzasse» la sostanza e non poteva essere una traccia soltanto «sudata, in quanto il sudore non lascia nel tempo impronte visibili».
La ricostruzione degli inquirenti si sposta poi sul movente. Nelle chiamate a Chiara, all’epoca 26enne, Sempio avrebbe fatto riferimento «al video intimo nella sua disponibilità». Per i pm nutriva nei confronti della ragazza «un’attrazione» «non ricambiata», come emergerebbe anche da un audio in cui lui stesso affermava che «l’interesse non era reciproco».
Il rifiuto di Chiara, dopo la visione di filmati custoditi «dentro la penna», viene indicato come il possibile «movente». A questo si aggiungerebbero «risentimento e astio», riemersi anche 18 anni dopo nelle intercettazioni in cui Sempio insultava la vittima.
Secondo la Procura, non reggerebbe neppure l’alibi dello scontrino: la mattina del 13 agosto 2007 Sempio avrebbe avuto «tutto il tempo» per uccidere Chiara. Nel pomeriggio, inoltre, sarebbe tornato «sulla scena del crimine per ben due volte».
A chiudere l’elenco c’è il profilo personale dell’indagato, descritto dagli inquirenti come uomo «ossessionato dal sesso violento». Sono i punti che la difesa di Sempio intende contestare e che, prima o poi, saranno sottoposti alla valutazione di un giudice o di una Corte.




