Il taglio sui carburanti scade la prossima settimana
Nessuna manovra correttiva, ma una trattativa europea sui margini di bilancio. È questa la linea su cui il governo intende muoversi per affrontare l’impatto dei rincari. Palazzo Chigi guarda prima di tutto a Bruxelles. L’aumento dei prezzi legato al conflitto in Iran ha riportato il caro energia al centro dell’agenda, con l’obiettivo di sostenere famiglie e imprese senza aprire una nuova correzione dei conti pubblici. Fonti qualificate dell’esecutivo escludono infatti, in questa fase, un ritocco alla legge di bilancio.
La strada indicata passa da una richiesta in sede Ue: estendere anche all’energia la clausola di salvaguardia prevista per i fondi destinati alla difesa. È su questo percorso che lavora il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, pronto a riprendere il dossier anche la prossima settimana alla ministeriale G7 di Parigi.
Il titolare del Mef aveva già richiamato il tema a fine aprile, durante le audizioni sul Dfp: «Le nuove regole europee prevedono delle clausole di flessibilità. Quando ci sono delle situazioni eccezionali, ci sono due articoli fatti apposta».
Il confronto è maturato dopo le parole del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che, interpellato sul possibile ricorso a una manovra correttiva, aveva spiegato: «Ora vediamo il da farsi, non escludo che possa esserci una manovra correttiva».
Il nodo delle risorse e il peso del debito
A rendere più complessa la ricerca di coperture resta il livello del debito pubblico. Secondo Bankitalia, a marzo il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito di 19,5 miliardi rispetto al mese precedente, arrivando a 3.158,8 miliardi.
Le opposizioni hanno contestato l’ipotesi di un intervento sui conti. «Le dichiarazioni di Tajani sull’ipotesi di una manovra correttiva, immediatamente smentite da fonti dello stesso governo, certificano uno stato di confusione preoccupante dentro l’esecutivo», hanno attaccato.
Nicola Fratoianni, di Avs, ha espresso contrarietà a una correzione dei conti: «No a una manovra correttiva, il cui prezzo naturalmente, verrà pagato dai cittadini e dalle fasce più deboli». Più duro Enrico Borghi, di Iv: «O Tajani parla a vanvera, o ci nascondono la verità».
Il confronto con Bruxelles e la scadenza del 22 maggio
Il governo si muove su due fronti collegati: il caro energia e il possibile utilizzo dei 14,5 miliardi di fondi comunitari Safe per la difesa. In parallelo si avvicina la scadenza del taglio delle accise sui carburanti, fissata al 22 maggio. La misura, in vigore dal 19 marzo, con l’ultimo rinnovo è stata calibrata per pesare di più sul prezzo del diesel.
Il costo dell’intervento, però, supera al momento il miliardo ed è compensato solo in parte dall’extragettito Iva. Per questo, nella valutazione dell’esecutivo, il taglio potrebbe non essere prorogabile troppo a lungo.
La posizione della premier Giorgia Meloni, ribadita anche in un incontro informale a margine del Consiglio dei ministri di ieri, tiene insieme due elementi: il rispetto degli impegni assunti a livello internazionale, compreso l’obiettivo di portare le spese per la difesa al 5% del Pil entro il 2035, e la presa d’atto di un quadro globale diverso da quello in cui quell’impegno era stato assunto. Una linea condivisa anche dal ministro dell’Economia.
Mercoledì, al question time alla Camera, Giorgetti ha ribadito che «Il governo sta instaurando un serrato dialogo con la Commissione europea» sulla «possibilità di avvalersi di una maggiore flessibilità di bilancio». L’obiettivo, ha aggiunto, è assicurare interventi per «tutelare famiglie e imprese rispetto alle conseguenze del caro energia, che ho più volte definito come la vera priorità».
Solo dopo il confronto con Bruxelles, ha precisato il ministro, «potrà essere valutato se attivare la clausola di salvaguardia nazionale» per aumentare le spese funzionali, «incluse quelle per la difesa».
Sul piano interno resta anche il dossier degli autotrasportatori. Lo sciopero, sempre legato al caro energia, è previsto dal 25 al 29 maggio. Le sigle del settore sono state convocate il 22 maggio a Palazzo Chigi per provare a evitare all’ultimo lo stop dei mezzi pesanti.




