Palazzo San Giacomo lavora a nuovi provvedimenti temporanei
A Napoli la delibera sulla movida continua a non vedere la luce. Intanto, mentre a Palazzo San Giacomo si lavora da tempo a un regolamento strutturale per la gestione della vita notturna, nel centro storico restano attive – o pronte a essere riattivate – misure straordinarie introdotte negli ultimi mesi dopo le decisioni del Tar e del Tribunale civile in materia di inquinamento acustico.
L’ultimo intervento ha interessato l’area di piazza San Domenico Maggiore e le strade adiacenti, dove è stata emanata un’ordinanza attualmente valida fino ad agosto. In precedenza, lo stesso schema restrittivo era stato applicato per circa due mesi nelle zone di vico Quercia e piazza Bellini.
Il provvedimento, scattato dopo le pronunce del Tar Campania che hanno portato alla riorganizzazione delle misure sulla quiete pubblica, aveva previsto per Bellini e vico Quercia la chiusura dei locali alle 00:30 nei giorni feriali e all’1:30 nel fine settimana, oltre allo stop alla vendita e alla somministrazione da asporto – sia di alcolici che di bevande analcoliche – dalle 22:30 fino alle 6 del mattino. Più contenuto, invece, l’impianto adottato su piazza San Domenico Maggiore, con margini più ampi sugli orari di chiusura ma una durata complessiva di quattro mesi.
Una linea che ha generato diverse polemiche, soprattutto per l’estensione del divieto anche ai prodotti analcolici, arrivando a includere anche la vendita di acqua dopo le 22:30. Una misura contestata da operatori del settore e, in parte, anche da esponenti della maggioranza consiliare.
Il confronto
Nel frattempo, del testo di delibera promesso da oltre due anni non c’è ancora traccia. E proprio in queste ore la questione è tornata al centro del dibattito in Consiglio comunale. In parallelo, il presidente della Commissione Sicurezza e Legalità Pasquale Esposito ha avviato una serie di confronti con le parti interessate: il primo incontro si è svolto con i giovani, mentre il 19 maggio è previsto quello con gli esercenti e il 21 con i residenti delle aree coinvolte.
Il punto più delicato resta la definizione dell’impianto della futura delibera: da un lato l’esigenza di una regolazione stabile della movida cittadina, dall’altro il rischio di introdurre regole troppo uniformi e rigide su chiusure, asporto e occupazione degli spazi esterni.
Resta aperto anche il tema delle ordinanze «a geometria variabile». Mentre al Tar proseguono i ricorsi legati alle misure su vico Quercia e piazza Bellini, non si esclude che possano arrivare nuovi interventi anche prima dell’approvazione della delibera definitiva. Uno scenario che riporterebbe le stesse aree nuovamente sotto regime restrittivo.
Le proposte
Nel confronto con i giovani sono emerse diverse proposte per ripensare la gestione della vita notturna senza ridurla soltanto a un tema di chiusure anticipate. Tra le richieste figurano un rafforzamento dei controlli sui locali irregolari, maggiore presenza di sicurezza nelle strade, navette notturne per collegare le principali zone della movida e le discoteche, oltre all’apertura di spazi giovanili e presìdi attivi anche nelle ore serali e notturne. Proposto anche un calendario stabile di eventi culturali gratuiti, sia nel centro storico che nelle periferie.
Un punto su cui, però, sembrano convergere tutte le componenti resta la necessità di una disciplina unica e omogenea. I residenti chiedono di evitare lo spostamento continuo della movida da un’area all’altra in base alle ordinanze. Gli esercenti segnalano squilibri competitivi tra locali soggetti a restrizioni e attività a pochi metri di distanza. I giovani, invece, contestano una gestione percepita come disomogenea e concentrata solo su specifiche zone della città.
Nonostante ciò, dalle indicazioni emerse nel dibattito politico delle ultime settimane, l’orientamento dell’amministrazione resta quello di interventi calibrati per singole aree, più che di una regolamentazione unica valida per tutta la città.




