Movida a Napoli, ennesima ordinanza tampone: stretta per i locali di San Domenico Maggiore

La delibera resta un miraggio

La movida a Napoli si governa a pezzi: un’ordinanza qui, una restrizione lì, una risposta dopo l’altra quando il problema è già esploso. L’ultimo provvedimento firmato da Gaetano Manfredi riguarda Piazza San Domenico Maggiore e durerà quattro mesi, ma non risolve il punto centrale: la città resta senza una regolamentazione organica, mentre la delibera annunciata come pronta da un anno continua ad attendere il passaggio in Consiglio comunale.

La nuova ordinanza sindacale, afferma il Comune, nasce per tutelare il diritto al riposo e la tranquillità dei residenti, anche in ottemperanza alle recenti sentenze del Tribunale Civile. Il provvedimento sarà valido dal 24 aprile al 24 agosto 2026 e interesserà l’area di Piazza San Domenico Maggiore e le zone limitrofe.

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Movida amministrata più dalle sentenze che dalla politica

Il rischio è che la movida venga amministrata più dalle sentenze che dalla politica. Se ogni intervento arriva dopo rilievi fonometrici, proteste e decisioni del giudice civile, il Comune finisce per inseguire le emergenze invece di anticiparle. E mentre i residenti chiedono tutela, gli operatori economici restano dentro un quadro instabile, fatto di ordinanze temporanee, regole a macchia di leopardo e incertezze sul futuro.

Questa è la contraddizione: l’amministrazione riconosce il problema, interviene quando deve, ma non chiude la partita con un provvedimento organico. La delibera generale, indicata da Manfredi come pronta da un anno, resta il passaggio necessario per superare la logica delle misure provvisorie. Finché non arriverà in Consiglio comunale e non sarà approvata, ogni nuova ordinanza sarà l’ennesima pezza su una questione che Napoli trascina da troppo tempo.

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I rilievi Arpac

Alla base dell’ennesimo provvedimento temporaneo ci sono ancora una volta i rilievi fonometrici effettuati dall’Arpac, che hanno confermato il superamento dei limiti di inquinamento acustico in orario notturno. Secondo quanto emerso, il rumore è causato prevalentemente dal vociare degli avventori, dagli assembramenti e dalle esibizioni ed eventi con utilizzo di strumenti a percussione o amplificati.

Le nuove regole per i locali

Per gli esercizi pubblici, dalla domenica al giovedì la chiusura è fissata alle ore 01:00, con 30 minuti di tolleranza per pulizia e ricovero delle attrezzature. Il venerdì e il sabato la chiusura scatta alle ore 02:00, sempre con 30 minuti di tolleranza. L’orario di riapertura è fissato non prima delle ore 06:00.

È vietata la vendita e la somministrazione per asporto di bevande alcoliche e analcoliche dalle ore 22:30 fino alle ore 06:00 del giorno seguente. Dalle ore 22:00 vige inoltre il divieto assoluto di svolgere eventi occasionali, sia su strada che in piazza, che prevedano l’uso di strumenti musicali o sistemi di amplificazione.

Sanzioni fino a 20mila euro e nuove verifiche

L’inosservanza dell’ordinanza comporta sanzioni amministrative pecuniarie da un minimo di 2.000 euro a un massimo di 20.000 euro. In caso di reiterazione della violazione, è prevista la sospensione dell’attività per un periodo da 1 a 30 giorni e, successivamente, la revoca del titolo autorizzativo. L’efficacia del provvedimento sarà monitorata costantemente. Al termine dei quattro mesi, l’Arpac effettuerà nuove verifiche fonometriche per valutarne i risultati.

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