La premier rivendica la Zes unica e la strategia per il Mezzogiorno
Giorgia Meloni sceglie il Senato per rispondere alle accuse e rivendicare la rotta del governo. Nel premier time, la presidente del Consiglio parla di economia, salari, Mezzogiorno, Pnrr e casa, sostenendo che le porte dell’esecutivo restano aperte a chi mette l’interesse nazionale davanti alla polemica.
Il contesto, spiega Meloni rispondendo a Carlo Calenda, è quello di un «quadro economico particolarmente complesso», segnato da tensioni geopolitiche che pesano su crescita, costi energetici, competitività delle imprese e potere d’acquisto delle famiglie. Per questo, aggiunge, «in un momento che facile non è» dovrebbe esserci «meno spazio per la polemica».
Alla critica di Francesco Boccia, secondo cui la premier non sarebbe più a contatto con le persone e sarebbero stati «i palazzi del potere» a cambiarla, Meloni replica rivendicando normalità e rapporto con i cittadini: «Sono andata a fare la spesa al supermercato sabato scorso. Non rinuncio a stare in mezzo alla gente e a fare una vita normale». Poi l’affondo: «Se l’Italia oggi è così disastrosa, in che condizioni era quando l’abbiamo ereditata?». E ancora: «È possibile che gli italiani si aspettino di più da noi ma temo che non se lo aspettino da voi perché ci sono già passati».
Bollette, nucleare e opposizioni
Nel corso del premier time, la presidente del Consiglio annuncia che «entro l’estate» saranno approvati la legge delega e i decreti attuativi «per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia». Sul decreto bollette, rivendica una scelta «abbastanza inedita»: reperire parte delle risorse per calmierare i prezzi tassando le imprese produttrici.
Il confronto si accende con Matteo Renzi, che paragona il governo alla «Famiglia Addams». Meloni replica che si invoca la presenza del presidente del Consiglio, ma poi «al netto di accuse e insulti, c’è oggettivamente poco di cui parlare».
Diverso il tono verso Calenda: la premier riconosce ad Azione di aver tentato, nei momenti difficili, di portare un contributo. «Le porte del governo per chi ha voglia di confrontarsi nel merito saranno sempre aperte», dice, aprendo anche a una cabina di regia. Ricorda però che in passato molte opposizioni non hanno mostrato grande disponibilità e che, all’inizio del conflitto in Iran, l’iniziativa fu letta come una «passerella». «Da parte mia non c’è alcuna volontà di organizzare passerelle», chiarisce, ribadendo l’apertura a chi mette l’interesse nazionale davanti a quello di partito.
Sud, Pnrr, giovani e salari
Sul Mezzogiorno, Meloni rivendica una strategia che considera il Sud «non un problema da risolvere ma una grande opportunità da cogliere». La Zes unica, sostiene, ne è l’esempio più concreto: meno burocrazia, autorizzazioni più rapide e regole chiare. In due anni, ricorda, sono stati autorizzati oltre 1.300 investimenti, in parte sostenuti con crediti di imposta, per circa 55 miliardi di euro e ricadute occupazionali rilevanti. A questo si aggiungono Pnrr, riforma delle politiche di coesione, infrastrutture, porti, reti energetiche, logistica e incentivi all’occupazione, coordinati da una cabina di regia.
Sul Pnrr, la premier ricorda che l’Italia ha incassato 153 miliardi e che la nona rata sarà liquidata nelle prossime settimane. Al 31 marzo 2026, la spesa certificata è di 117 miliardi, pari al 76 per cento del totale, oltre a 24 miliardi di strumenti finanziari: «Direi che abbiamo fatto un buon lavoro».
Rispondendo a Peppe De Cristofaro sull’emigrazione dei giovani, Meloni dice di condividere l’obiettivo che restare in Italia sia «una scelta competitiva e non un atto di coraggio». Riconosce che l’emigrazione è diventata «un fenomeno strutturale», con un picco nel 2024 anche per le sanzioni a chi lavora all’estero e non si iscrive all’Aire, ma sottolinea che il tema va affrontato distinguendo fenomeni diversi.
Sui salari, la premier parla di un tema «molto serio, raccontato con molti slogan e fake news». Secondo Meloni, le retribuzioni hanno ripreso gradualmente a crescere più dell’inflazione, permettendo alle famiglie di recuperare parte del potere d’acquisto perso. Sul pubblico impiego, ricorda oltre 20 miliardi stanziati fino al 2027 per i rinnovi contrattuali. Nella scuola, in alcuni casi, si è arrivati a tre rinnovi, con aumenti medi di 412 euro al mese per docente, insieme agli arretrati.
Superbonus e Piano Casa
Al Movimento Cinque Stelle, Meloni risponde sul superbonus: «Sapete quando finiremo in Italia di pagarlo? Nel 2027, quando finiremo il nostro mandato». La premier respinge anche la doppia accusa di austerità e aumento del rapporto deficit/Pil: «Noi non abbiamo fatto una politica di austerità», afferma, sostenendo che l’Italia avrebbe potuto uscire dalla procedura di infrazione senza le «misure elettorali» approvate da chi governava prima e «scaricate» su chi è arrivato dopo.
Infine il Piano Casa. Per Meloni «la casa non è un lusso, ma un bene fondamentale». Lo Stato, sostiene, deve aiutare chi ha diritto a una casa popolare, sostenere chi lavora ma non riesce più ad affrontare i costi del mercato e difendere i cittadini dalle occupazioni abusive. È la filosofia del Piano Casa presentato dal governo: fino a 10 miliardi di euro per oltre 100 mila alloggi in 10 anni.




