Tutta la politica italiana si schiera con la premier
Vladimir Solovyov, tra i più riconoscibili interpreti televisivi della propaganda di Putin, lancia un attacco indecente contro Giorgia Meloni, che risponde con fermezza e compostezza. Nel corso della trasmissione Polnyj Kontakt (Full Contact), in onda sul canale statale Rossiya 1, il conduttore — volto noto per le sue invettive contro i Paesi europei — alterna frasi in russo e insulti in italiano, rivolgendosi direttamente alla presidente del Consiglio con parole come «Idiota patentata, una cattiva donnuccia, vergogna della razza umana» e arrivando anche a definirla «Giorgia PuttaMeloni».
L’affondo si inserisce in una narrazione più ampia contro l’Europa. «L’Europa è entrata in guerra diretta con noi, lo abbiamo sentito dalle dichiarazioni di Merz», esordisce Solovyov prima di concentrare l’attacco sulla premier: «Questa Meloni, carogna fascista, che ha tradito i propri elettori candidandosi con slogan ben diversi… Ma il tradimento è il suo secondo nome. Ha tradito Trump al quale precedentemente aveva giurato fedeltà».
La replica della premier e la linea dell’Italia
Alla sequenza di insulti segue la risposta di Giorgia Meloni, affidata ai social e su un piano politico e istituzionale: «Per sua natura, un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà. Noi, diversamente da altri, non abbiamo padroni. La nostra bussola resta una sola: l’interesse dell’Italia».
Una presa di posizione che diventa immediatamente anche la linea del governo sul piano diplomatico. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani annuncia: «Ho fatto convocare al ministero l’ambasciatore russo Paramonov per esprimere formali proteste dopo le gravissime e offensive dichiarazioni». Sulla stessa direttrice si colloca il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Ritengo che sarebbe doveroso, da parte dell’ambasciata russa in Italia, che si esprime spesso, prendere le distanze da parole e toni».
Difesa bipartisan
Attorno alla premier si registra una difesa compatta che attraversa l’intero arco politico. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella fa pervenire un messaggio di solidarietà, esprimendo indignazione per le parole del conduttore russo. In difesa della presidente del Consiglio si schiera anche l’opposizione: dal leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte alla segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che definisce «inaccettabili le accuse sessiste» e ricorda «al regime russo e ai suoi corifei» che «chi insulta i rappresentanti delle istituzioni italiane offende l’intero Paese».
Sulla stessa linea l’europarlamentare dem Pina Picierno, che invita Meloni a considerare gli attacchi «medaglie». Picierno era già stata bersaglio di Solovyov, che l’aveva definita «vergogna della razza umana, bestia, idiota patentata» dopo le sue posizioni contro la diffusione della propaganda russa nei media italiani.
Le parole del conduttore arrivano alla vigilia dello sblocco del prestito da 90 miliardi a Kiev da parte dell’Unione europea, dopo l’uscita di scena dell’ultimo alleato di Mosca Viktor Orban. Le cancellerie europee si aspettavano nuovi attacchi dalla macchina propagandistica del Cremlino, di cui Solovyov è tra le voci più aggressive e riconoscibili. Non è la prima volta che il giornalista utilizza toni estremi. In passato aveva dichiarato: «Dovremo distruggere Berlino ed entrare in questa città dimenticata da Dio. Ancora una volta dovremo entrare a Parigi. Ancora una volta dovremo liberare Vienna».
Insignito dell’Ordine d’Onore russo da Vladimir Putin, Solovyov possedeva anche una villa a Menaggio, sul Lago di Como, insieme ad altre proprietà immobiliari e persino un bosco. Beni sequestrati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando è stato inserito nella lista delle personalità russe sanzionate.




