Ex Ilva, Jindal torna in campo. Urso: formalizzata manifestazione di interesse

Il gruppo indiano riapre la partita

Nuovo capitolo nella complessa vicenda dell’ex Ilva: il gruppo siderurgico indiano Jindal torna a farsi avanti con una manifestazione di interesse dopo essersi ritirato dalla gara nei mesi scorsi. Il segnale potrebbe riaprire la partita per l’acquisizione dell’acciaieria mentre i commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia attendono dal fondo americano Flacks Group le puntualizzazioni richieste su piano industriale, ambientale, occupazionale e sulle garanzie finanziarie legate all’operazione.

L’offerta presentata da Flacks è stata giudicata la migliore rispetto a quella del concorrente Bedrock, altro gruppo statunitense. I commissari sono ora in attesa di ricevere le integrazioni richieste al fondo americano. Una volta arrivate, saranno esaminate per verificare la coerenza con le condizioni poste al potenziale investitore.

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Il ritorno di Jindal nella partita per l’ex Ilva

Nel frattempo, come ha annunciato al Senato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso durante un’informativa parlamentare, il gruppo siderurgico indiano Jindal ha presentato una manifestazione di interesse per l’ex Ilva. Non si tratta ancora di una vera offerta, ma di un segnale formale della volontà di rientrare nella procedura.

«Confermo – ha detto Urso – che durante il mio recente viaggio a Nuova Delhi, a margine del summit sull’intelligenza artificiale, ho incontrato l’azienda su loro richiesta. Ho dato loro le informazioni che chiedevano sulla procedura di gara europea».

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Il contatto tra il ministro e i vertici dell’azienda indiana era avvenuto proprio in India, dove Urso si trovava in missione istituzionale. Il gruppo aveva chiesto chiarimenti sull’iter della gara e sulla situazione del dossier. Poche settimane dopo è arrivata la formalizzazione della manifestazione di interesse. Secondo quanto riferito dal ministro, qualora Jindal presentasse una proposta concreta, sarà necessario procedere a una valutazione comparata con l’offerta già sul tavolo.

Il precedente ritiro e il tentativo su ThyssenKrupp

Quello di Jindal rappresenta di fatto un ritorno sulla scena. Il gruppo indiano – omonimo ma distinto da quello che sta investendo a Piombino insieme a Danieli – aveva già partecipato alla procedura avviata con il bando pubblicato nel luglio 2024. La sua presenza era stata confermata anche all’inizio del 2025.

Successivamente, però, nell’estate dello stesso anno il gruppo aveva deciso di defilarsi e non aveva partecipato alla nuova gara avviata dai commissari ai primi di agosto. Una scelta legata al diverso orientamento industriale maturato in quel momento. Jindal aveva infatti preso in considerazione l’acquisizione della società siderurgica tedesca ThyssenKrupp. L’operazione, tuttavia, si sarebbe poi arenata a causa delle difficoltà riscontrate nella situazione aziendale e nei rapporti con il board del gruppo tedesco. Nelle ultime settimane, quindi, l’attenzione dell’azienda indiana si è nuovamente concentrata sull’ex Ilva.

Il quadro industriale e giudiziario dell’acciaieria

Il contesto in cui si inserisce il possibile ritorno di Jindal appare però oggi più complesso rispetto a qualche mese fa. Sul tavolo restano diversi nodi aperti che incidono sul futuro dell’impianto siderurgico di Taranto. Tra questi il mancato dissequestro dell’altoforno 1 e la sentenza del Tribunale di Milano relativa all’Autorizzazione integrata ambientale del 2025. A questo si aggiunge il contenzioso amministrativo: il Tar di Lecce ha fissato per il 19 maggio l’udienza di merito sul ricorso presentato da diversi movimenti ambientalisti contro la stessa Aia.

Nel precedente tentativo di acquisizione Jindal aveva messo sul tavolo alcune centinaia di milioni di euro per rilevare l’azienda. Oggi, però, il confronto con la proposta di Flacks Group – che prevede l’acquisto simbolico dell’ex Ilva per un euro accompagnato da investimenti complessivi pari a 5 miliardi – rende probabile un aggiornamento significativo dell’offerta. All’epoca Jindal aveva inoltre presentato un piano occupazionale più contenuto rispetto a quello di Baku Steel, il gruppo azero che era stato inizialmente giudicato il miglior candidato ma che successivamente si era ritirato dalla gara.

Il ritiro degli azeri era legato agli ostacoli incontrati nel progetto di portare a Taranto una nave rigassificatrice funzionale al piano di decarbonizzazione e alla sostituzione degli altiforni a carbon coke con forni elettrici. Oggi la proposta di Flacks Group prevede circa 8.500 occupati e una produzione annua di acciaio pari a 4 milioni di tonnellate.

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