È morto Alex Zanardi, il campione che non si è mai arreso alle difficoltà

L’ex pilota di Formula 1 aveva 59 anni

Una vita vissuta sempre al limite, tra cadute e rinascite: Alex Zanardi è morto, lasciando un’eredità sportiva e umana difficilmente replicabile. A comunicarlo è stata la famiglia con una nota ufficiale: «È con profondo dolore che la famiglia comunica la scomparsa di Alessandro Zanardi, avvenuta improvvisamente nella serata di ieri, 1 maggio». L’ex pilota di Formula 1 e campione simbolo del paralimpismo, nato a Bologna, avrebbe compiuto 60 anni il prossimo ottobre.

«Alex si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari – si legge – la famiglia ringrazia di cuore tutti coloro che in queste ore stanno manifestando vicinanza e chiede il rispetto del proprio dolore e della privacy in questo momento di lutto». Le informazioni sulle esequie saranno comunicate successivamente.

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Una carriera tra Formula 1 e grandi successi negli Stati Uniti

La sua è stata una storia fuori dal comune, segnata da una passione precoce per la velocità e i motori. Figlio di un idraulico e di una sarta, Zanardi aveva iniziato giovanissimo: a 14 anni il padre gli aveva regalato il primo kart. Da lì la trafila nelle formule minori fino all’approdo in Formula 1 nel 1991 con la Jordan.

Nel Circus resta fino al 1994, guidando anche per la Lotus. I risultati non sono quelli attesi e decide di trasferirsi negli Stati Uniti, dove trova la sua dimensione nella Formula Cart. Tra il 1996 e il 1998 vive le stagioni migliori. Nel 1999 Frank Williams lo richiama in Formula 1, ma il ritorno non è fortunato: chiude la carriera con 44 gran premi disputati e un punto conquistato.

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Gli incidenti, la rinascita e il trionfo nel paraciclismo

La svolta drammatica arriva il 15 settembre 2001, durante una gara del campionato Champ Car al Lausitzring, in Germania. Un incidente violentissimo: perde il controllo della vettura e viene centrato dal pilota Alex Tagliani. Nell’impatto perde entrambi gli arti inferiori, che gli vengono amputati. Rischia di morire dissanguato, ma non perde mai conoscenza e riesce a essere trasportato vivo in ospedale, a Berlino.

Seguono mesi difficili, segnati da operazioni e riabilitazione. Subisce 16 interventi chirurgici e 7 arresti cardiaci, ma sopravvive. E soprattutto decide di non fermarsi: scopre il paraciclismo, disciplina che lo porta a conquistare quattro medaglie d’oro e due d’argento ai Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016, oltre a otto titoli mondiali su strada. Nel frattempo si dedica anche alla scrittura, con libri autobiografici e divulgativi, e alla televisione, con la conduzione del programma ‘Sfide’.

Il destino torna a colpirlo il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike sulle strade del Senese. Sulla Statale 146, a Pienza, perde il controllo del mezzo e si scontra con un camion proveniente dalla corsia opposta. Le condizioni appaiono subito disperate, ma ancora una volta sopravvive.

Viene sottoposto a numerosi interventi chirurgici, resta in coma per oltre un mese e viene trasferito prima in un centro specializzato di Lecco, poi, a causa di complicazioni, in terapia intensiva all’Ospedale San Raffaele di Milano. Successivamente il trasferimento a Padova: nel gennaio 2021 riacquista la coscienza. Accanto a lui sempre la famiglia, la moglie Daniela e il figlio Niccolò, che negli anni successivi lo tengono lontano dai riflettori. Zanardi trascorre anche un Natale a casa, simbolo di un’altra, ennesima ripartenza.

L’eredità di un uomo che non si è mai arreso

La sua esistenza è stata un continuo confronto con il limite. Già nel 1979, da ragazzo, aveva affrontato la perdita della sorella maggiore in un incidente stradale, senza rinunciare al sogno delle corse. Una determinazione che lo ha accompagnato per tutta la vita, tra successi, cadute e ritorni. Zanardi se ne va il 1° maggio, lo stesso giorno in cui, 32 anni prima, moriva Ayrton Senna. Un simbolico passaggio tra due storie diverse ma entrambe legate alla velocità e al rischio.

Per anni è apparso quasi immortale, capace di rialzarsi dopo ogni tragedia. La sua storia, però, si chiude dopo sei anni di lotta seguiti all’ultimo incidente. Resta il racconto di un uomo che ha trasformato ogni ostacolo in una nuova partenza, lasciando un segno profondo nello sport e nella coscienza collettiva.

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