L’onorevole a ilSud24: «Difendiamo le donne e la loro dignità»
L’Onorevole Elisabetta Gardini, si conferma una delle figure più centrali e dibattute del panorama politico italiano, classe 1956 di Padova. Ha iniziato la sua carriera artistica come attrice teatrale e stimata conduttrice televisiva per la RAI. Ha lavorato, tra gli altri, con gli attori Vittorio Gassman e Giorgio Albertazzi.
Il vero punto di svolta avviene nel 2004, quando decide di lasciare definitivamente le scene dello spettacolo per candidarsi elezioni europee. Forte di ben 34.000 preferenze ottenute in poche settimane di campagna elettorale, ruolo che ricoprirà come parlamentare europeo fino al 2008 in cui rimarrà per tre consecutive legislature (la VI, la VII e l’VIII). Durante gli anni a Bruxelles e Strasburgo si occupa intensamente di tematiche legate all’ambiente, alla sanità pubblica e alla sicurezza alimentare. Aderisce a Fratelli d’Italia, stringendo una forte sintonia con la presidente Giorgia Meloni, alle elezioni politiche del 13 ottobre 2022, viene eletta deputata della XIX Legislatura nel collegio uninominale di Padova con il 47,63% dei consensi.
Attualmente, all’interno degli assetti parlamentari e internazionali, ricopre incarichi di primissimo piano: Vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati. Presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Presidente della Commissione per gli affari politici e la democrazia della medesima Assemblea internazionale.
Il divieto di burqa e niqab nei luoghi pubblici
On. Gardini, Lei ha promosso con forza la proposta di legge sul divieto di occultamento del volto femminile nei luoghi pubblici. Qual è l’obiettivo primario di questa norma e come risponde a chi vi accusa di voler limitare la libertà confessionale o culturale?
«Non vogliamo limitare la libertà di nessuno. Al contrario intendiamo difendere le donne, la loro dignità e la sicurezza di tutti. Il burqa e il niqab sono strumenti di isolamento e sottomissione, ed è gravissimo che vengano imposti persino alle bambine. A chi ci accusa di intolleranza faccio una domanda semplice: perché ciò che è già vietato o superato in Paesi a maggioranza musulmana dovrebbe diventare intoccabile in Italia?»
«Il Marocco ha vietato fin dal 2017 la produzione e la commercializzazione del burqa; in Egitto il niqab è vietato nelle scuole e per le docenti universitarie durante le lezioni; in Algeria è proibito alle dipendenti pubbliche sul posto di lavoro. E questi sono solo alcuni esempi. La nostra proposta di legge vuole vietare l’occultamento del volto nei luoghi pubblici, contrastando il separatismo islamista e i matrimoni forzati. L’Italia garantisce la libertà di culto, ma l’integrazione richiede il rispetto delle nostre leggi e della parità tra uomo e donna».
Le priorità di Fratelli d’Italia tra sicurezza e tutela sociale
Onorevole, quali ritiene siano le priorità legislative che Fratelli d’Italia deve calendarizzare con urgenza da qui alla fine della legislatura sul fronte della sicurezza e della tutela sociale?
«La priorità è proseguire, senza esitazioni, nel cambiamento che abbiamo avviato. Basta slogan e propaganda: gli italiani chiedono fatti. E non esiste tutela sociale senza sicurezza. Per questo abbiamo messo nero su bianco norme contro le occupazioni abusive, le truffe agli anziani e la criminalità diffusa, rafforzando al tempo stesso le tutele per chi indossa una divisa».
«Le piazze di queste settimane lo dimostrano: la libertà di manifestare è sacrosanta, ma le regole devono valere per tutti. La violenza non ha giustificazioni e non ne avrà mai. Allo stesso tempo stiamo restituendo centralità alle famiglie. Due provvedimenti recenti lo certificano: il riconoscimento legislativo dei caregiver familiari, approvato alla Camera, e l’introduzione dell’ostetrica di comunità, per accompagnare le donne nella maternità».
«È una visione chiara: centralità della persona, con uno Stato al servizio del cittadino. Da qui alla fine della legislatura dobbiamo completare questi percorsi e rafforzare ulteriormente la tutela delle vittime di reato. Uno Stato autorevole nel far rispettare le leggi e presente quando qualcuno ha bisogno. Due responsabilità che devono camminare insieme».
Il ruolo del Mezzogiorno tra Piano Mattei e immigrazione
Da Presidente della Commissione Affari Politici del Consiglio d’Europa, lei ha una prospettiva privilegiata sugli equilibri geopolitici attuali. In questo scenario, il Sud Italia si candida sempre più a hub strategico ed energetico nel Mediterraneo, ma affronta anche la pressione dei flussi migratori. Come può la centralità internazionale riconquistata dall’Italia favorire politiche europee di reale investimento economico e di stabilità geopolitica focalizzate sul nostro Mezzogiorno?
«Si dice che la geografia sia il destino delle Nazioni. L’Italia, al centro del Mediterraneo, ha una vocazione strategica straordinaria. Ma la geografia da sola non basta: serve una visione politica capace di trasformarla in forza. È esattamente la visione che Giorgia Meloni ha portato al Governo. E il Mezzogiorno è al centro di questa visione. Una terra dal patrimonio storico e culturale inestimabile, con potenzialità economiche enormi e una posizione naturale di ponte tra Europa e Africa. Oggi il Sud cresce e, grazie anche alla ZES unica, sta diventando un vero magnete per gli investimenti».
«Il Piano Mattei è il cuore di questa strategia: cooperazione con l’Africa basata su investimenti, formazione, infrastrutture e partenariati alla pari. Un’impostazione che fa del Mezzogiorno la piattaforma logistica, commerciale ed energetica del Mediterraneo. Anche sull’immigrazione l’Europa ha cambiato passo. Per anni l’Italia e il Mezzogiorno sono stati lasciati soli a gestire una pressione migratoria insostenibile. Oggi la protezione delle frontiere e i rimpatri sono tornati al centro dell’agenda europea: un risultato concreto del nuovo peso italiano».
«La mia esperienza internazionale mi conferma ogni giorno quanto sia cambiato il ruolo dell’Italia: una Nazione finalmente protagonista riconosciuta sulla scena europea e mondiale, grazie alla leadership di Giorgia Meloni. In un mondo segnato da profondi cambiamenti geopolitici, il Mezzogiorno ha tutte le carte per essere uno dei grandi protagonisti di questa nuova stagione».
Dal teatro alla politica, l’esperienza con Vittorio Gassman
Spesso la vediamo nei principali talk-show difendere la compattezza del governo Meloni. Quanto della sua passata esperienza nel mondo dello spettacolo e della televisione la aiuta oggi nel comunicare in modo efficace il lavoro legislativo – spesso tecnico e complesso – al grande pubblico?
«Capita spesso che mi chiedano quale rapporto ci sia tra il teatro e la politica. Qualche volta la domanda nasconde un malizioso sottinteso: che attori e politici abbiano in comune l’arte di fingere. Qualche politico forse finge, ma un attore, come mi ha insegnato Vittorio Gassman alla sua Bottega, cerca sempre un pezzetto di verità. Tornando alla sua domanda, certo l’esperienza televisiva aiuta. Ma le cose in realtà sono molto semplici: basta saper fare l’analisi logica e poco altro. Per esempio, sapere che in una frase si dovrebbe enfatizzare il verbo e non l’avverbio…»
«La mia passione per il teatro è nata al liceo Tito Livio di Padova, grazie a uno straordinario professore di greco, il professor Pagani. Ricordo ancora il provino per entrare alla Bottega di Gassman: scelsi il monologo dell’Antigone di Sofocle. Una giovane donna che sfida la legge del re Creonte, suo zio, per obbedire a una legge più alta, anche a costo della vita. In quel gesto, a mio parere, c’è il fondamento della nostra civiltà e della nostra cultura: la centralità della persona e il principio del diritto naturale. Ogni essere umano nasce portatore di diritti inalienabili che lo Stato ha il dovere di riconoscere e tutelare».
«Ecco, forse il filo rosso della mia vita è proprio questo: l’interesse inesauribile per l’essere umano, la sua storia, le sue grandezze e le sue miserie, le sue conquiste e i suoi fallimenti. Perché, con tutte le sue contraddizioni, resta la creatura più straordinaria che abiti questa Terra. E anche qui, se vogliamo, emerge una profonda differenza di visione con una certa sinistra ambientalista che vede l’uomo come un intruso sul pianeta: io continuo a mettere l’essere umano al centro».




