Il video dell’esecuzione fece il giro del mondo
Per oltre 17 anni, le immagini dell’assassinio di Mariano Bacioterracino hanno raccontato un omicidio senza un colpevole definitivamente individuato. Ora la Dda di Napoli e i carabinieri hanno ricostruito nuovi tasselli dell’agguato camorristico consumato nel 2009 nel quartiere Sanità, individuando due presunti responsabili.
Si tratta di Ciro Culiersi, 39 anni, e del boss Oscar Pecorelli, 47 anni, entrambi ritenuti legati al clan Lo Russo e accusati di omicidio aggravato dal metodo mafioso. Culiersi era tornato libero appena undici giorni fa, il 16 ottobre, dopo aver terminato di scontare una precedente condanna nel carcere di San Gimignano. Ora è stato nuovamente arrestato con l’accusa di aver accompagnato il sicario sul luogo del delitto alla guida di un ciclomotore. Pecorelli, già detenuto al 41bis, è invece indicato come il presunto ideatore e organizzatore dell’agguato.
I carabinieri della Compagnia Napoli Vomero hanno eseguito nei confronti dei due indagati un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli Federica Girardi, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero contribuito alla preparazione e all’esecuzione dell’omicidio in concorso con una terza persona, nel frattempo deceduta, e altri soggetti non identificati. A consentire la riapertura e l’approfondimento delle indagini sono state le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, l’ultimo dei quali ha iniziato a collaborare nel febbraio 2026. Resta invece ancora sconosciuta l’identità dell’uomo che materialmente sparò.
Il video dell’omicidio e l’assoluzione del presunto killer
Era l’11 maggio 2009 quando Mariano Bacioterracino venne assassinato davanti all’Antica Caffetteria, nella zona dei Vergini, nel quartiere Sanità di Napoli. Le telecamere di videosorveglianza ripresero la sequenza dell’omicidio: il killer, armato di pistola e con il viso parzialmente nascosto da un cappellino, aprì il fuoco contro la vittima e la colpì nuovamente mentre si trovava a terra ferita. Il filmato, diffuso alcuni mesi dopo, fece il giro del mondo, documentando la spietatezza dell’esecuzione.
Per quel delitto era stato indicato come sicario Costanzo Apice, successivamente assolto in via definitiva. L’esito del procedimento ha lasciato irrisolta la questione dell’identità dell’esecutore materiale, che neppure la nuova inchiesta ha finora chiarito.
La pista della vendetta e il coinvolgimento dei clan
Secondo gli investigatori, l’omicidio di Bacioterracino sarebbe stato una vendetta maturata negli ambienti della criminalità organizzata. La vittima era infatti ritenuta dal clan Moccia responsabile dell’assassinio di Gennaro Moccia, storico boss di Afragola ucciso nel 1976. Bacioterracino era stato accusato di aver partecipato a quel delitto, ma era stato assolto. Nonostante l’esito giudiziario, secondo la ricostruzione investigativa, quella vicenda avrebbe costituito il movente dell’agguato consumato 33 anni dopo alla Sanità.
La preparazione dell’omicidio sarebbe maturata nell’ambito dei rapporti tra il gruppo Sacco-Bocchetti e il clan Lo Russo, che all’epoca controllava gli affari illeciti nel quartiere e avrebbe fornito appoggi logistici e operativi. In questo contesto si inseriscono le presunte responsabilità di Culiersi e Pecorelli, ai quali gli inquirenti attribuiscono rispettivamente il trasporto del killer e l’organizzazione del delitto. Le nuove indagini hanno consentito di ricostruire ulteriori passaggi della preparazione dell’agguato e i collegamenti tra i soggetti coinvolti, senza tuttavia arrivare all’identificazione dell’uomo immortalato dalle telecamere mentre sparava.




