Ex Ilva, la Corte d’Appello si riserva sull’area a caldo: verdetto rinviato

Il governo apre a una partecipazione pubblica

L’area a caldo dell’ex Ilva potrebbe avvicinarsi allo spegnimento già dalla prossima settimana, ma prima sarà decisiva la pronuncia della Corte d’Appello di Milano. I giudici devono stabilire se sospendere lo stop delle attività fissato per la fine di ottobre. Dopo circa due ore di discussione, la Corte si è riservata sull’istanza di sospensiva e il verdetto potrebbe arrivare entro il 16 settembre. Una decisione destinata a incidere anche sui prossimi passaggi del confronto politico e sindacale: le organizzazioni dei lavoratori attendono infatti una nuova convocazione a Palazzo Chigi, mentre per l’indotto il congelamento delle procedure di licenziamento concede una tregua in attesa della pronuncia.

Secondo gli avvocati degli undici cittadini tarantini, tra i quali un minore, che hanno rivendicato le precedenti decisioni del Tribunale e della Corte d’Appello, il pronunciamento dovrebbe arrivare prima del 16 settembre, «perché se si spegnerà il bottone delle attività dell’area a caldo non si potrà più tornare indietro». Le scorte di materie prime sono ormai esaurite e lo spegnimento progressivo di altoforni e cockerie potrebbe cominciare già la prossima settimana, per arrivare al fermo effettivo previsto dal decreto della Corte d’Appello di Milano entro la fine di ottobre. Gli scenari restano due: l’accoglimento oppure il respingimento della richiesta di sospensiva. Una conferma del decreto che impone lo stop dell’area a caldo aggraverebbe anche l’incertezza per i 2.500 lavoratori dell’indotto sui quali pesa la procedura di licenziamento avviata dalle imprese.

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Licenziamenti congelati, sindacati in attesa

Durante gli incontri di martedì a Palazzo Chigi, le associazioni maggiormente rappresentative delle aziende coinvolte hanno accolto l’appello del governo e sospeso i licenziamenti collettivi fino alla decisione della Corte d’Appello. La tregua sul fronte occupazionale non ha però evitato un confronto particolarmente acceso con i sindacati. La Fiom, insieme alle altre sigle, ha parlato di un clima di «grande tensione» e ha spiegato: «Siamo stati a un passo dalla rottura nel confronto». Le organizzazioni sindacali attendono una nuova convocazione «in due giorni», secondo quanto comunicato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

Il governo ha inoltre avviato un tavolo permanente dedicato all’area di Taranto e aperto alla possibilità di una partecipazione pubblica nell’ex Ilva, a condizione che «sia presentato un piano industriale solido e credibile». Sul dossier è intervenuta anche la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone, presente agli incontri di Palazzo Chigi, sottolineando durante il question time che «non risponde al vero che il governo non si sia già impegnato per i lavoratori dell’indotto» e che l’esecutivo sta proseguendo il lavoro «per assicurare una prospettiva industriale allo stabilimento». La ministra ha inoltre indicato la necessità di riformare gli strumenti «che necessitano di un adeguamento per quelle che sono le esigenze del momento», a partire dall’assegno di ricollocazione Cigs.

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La partita sulla vendita dell’ex Ilva

Sul fronte della cessione resta una sola offerta che interessa l’intero perimetro industriale: quella del gruppo indiano Jindal. La cordata italiana concentra invece il proprio interesse sull’area a freddo. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini considera quella promossa da Federacciai «una cordata seria» e osserva: «Il governo italiano deve fare il suo mestiere, valutare le offerte e scegliere la migliore. Io mi auguro che i nostri abbiano fatto un’offerta migliore degli altri».

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