Legge elettorale, tornano le preferenze dopo oltre tre decenni: il Pd incassa la sconfitta

I dem provano a mettere in difficoltà il governo, ma falliscono

Tornano le preferenze, assenti dal 1993. Il voto del Senato segna un passaggio decisivo per la riforma elettorale del centrodestra, che punta a rimettere nelle mani degli elettori una parte maggiore della scelta dei candidati.

Con 97 voti favorevoli e 67 contrari Palazzo Madama approva l’emendamento unitario firmato da tutti i partiti della maggioranza sulle preferenze e sui capilista bloccati. Un risultato che Fratelli d’Italia rivendica apertamente, dopo aver fatto del ritorno alla scelta dei candidati uno dei punti della battaglia sulla nuova legge elettorale. A sottolinearlo è Giorgia Meloni: «Le preferenze mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di FdI». In Aula i senatori di Fratelli d’Italia salutano il voto mostrando cartelli con la scritta «con noi le preferenze con loro zero».

Pubblicità

Le fibrillazioni

Il passaggio parlamentare arriva dopo ore di trattative e colloqui. L’apertura di Fratelli d’Italia agli emendamenti del Pd consente al partito della premier di mandare un segnale netto sulla centralità delle preferenze, senza però trasformare il confronto in un problema per il percorso della riforma.

Forza Italia fa sapere che un voto comune con le opposizioni farebbe saltare l’intesa raggiunta, mentre anche la Lega non gradirebbe il venir meno di un patto siglato poche settimane prima. Durante i lavori il capogruppo di FdI Lucio Malan chiede un’interruzione dell’Aula, prima dell’avvio delle votazioni e prima ancora dei pareri del governo sugli emendamenti. La ministra Elisabetta Casellati, gli sherpa e i capigruppo si riuniscono quindi al Senato e dal confronto emerge la decisione dell’esecutivo di rimettersi all’Aula sugli emendamenti del Pd.

Pubblicità

FdI, però, non presta il fianco alla manovra delle opposizioni. Malan chiarisce la posizione parlando di «strumentalità» del Partito democratico: «Noi non abbiamo dubbi. Manteniamo la parola e votiamo contro». Il messaggio resta comunque forte. Un alto esponente di Fratelli d’Italia definisce tutta l’operazione «un bluff» e aggiunge: «Lega e FI devono capire che noi siamo pronti a giocare con il fuoco pur di mantenere fermo il punto sulle preferenze. Quindi alla Camera niente scherzi, altrimenti come è ovvio si va a votare».

Il Pd prova l’affondo

Il tentativo delle opposizioni è quello di modificare il testo introducendo preferenze “libere”, senza capilista bloccati e con l’obbligo di alternanza di genere. Gli emendamenti vengono però respinti e passa la soluzione costruita dal centrodestra. Meloni replica anche alle critiche arrivate dalla minoranza: «Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa».

Il Pd aveva sperato che l’apertura di FdI potesse cambiare la partita parlamentare, arrivando a ipotizzare che dietro quella disponibilità ci fosse la volontà di far naufragare la riforma. Alla fine, però, Fratelli d’Italia mantiene fermo il punto sulle preferenze senza accettare gli emendamenti dem e il testo del centrodestra supera il passaggio al Senato. Dopo oltre tre decenni, dunque, le preferenze rientrano nel nuovo impianto elettorale su proposta di FdI. Il centrosinistra, che aveva pensato di poter sfruttare la partita parlamentare, resta invece all’opposizione del testo approvato e a mani vuote.

Ora il passaggio alla Camera

Resta da affrontare il voto finale a Montecitorio, previsto nella prima quindicina di ottobre e destinato a svolgersi a scrutinio segreto. Nel governo è in corso una valutazione sulle prossime mosse e, secondo fonti qualificate del partito di maggioranza relativa, l’eventuale ricorso alla fiducia non viene dato per scontato. Il presidente del Senato Ignazio La Russa allontana comunque l’ipotesi di elezioni anticipate: «Non ho nessun segnale in questa direzione, anzi ho segnali in tutt’altra direzione».

Dal centrosinistra arrivano invece le proteste. In Aula si leva il grido «vergogna», mentre Elly Schlein attacca la presidente del Consiglio: «Per non perdere la legge Meloni ha perso la faccia». Giuseppe Conte parla invece di «messinscena truffaldina». Il dato politico resta il ritorno delle preferenze, assenti dal 1993, con la riforma portata avanti dal centrodestra e la proposta rivendicata da Fratelli d’Italia.

Federproprietà Napoli

Altri servizi

Schneider Electric cerca personale in Italia: opportunità da Napoli a Milano

Contratti stabili per tecnici, commerciali e specialisti Dalla manutenzione industriale alla cybersecurity, passando per la gestione degli impianti elettrici e le attività commerciali. Schneider Electric...

Ex Ilva, Federacciai frena sul ritiro. Gozzi: «Decisione non ancora presa»

A Taranto avviato lo spegnimento degli altiforni Il possibile ritiro di Federacciai dalla gara per l’ex Ilva non è ancora una decisione definitiva. A chiarirlo...

Ultime notizie

Giugliano, accoltella uno scooterista dopo un incidente: arrestato 19enne

La vittima è ricoverata in prognosi riservata Ha lasciato il luogo dell’incidente dopo aver accoltellato il conducente di uno scooter, ma le immagini delle telecamere...

Lavoro in Rai, ultimi giorni per candidarsi: 34 posti per diplomati in tutta Italia

Le selezioni riguardano undici sedi, compresa Napoli Mancano pochi giorni alla chiusura delle candidature per lavorare in Rai. L’azienda cerca 34 tecnici della produzione da...

Elezioni Usa, Vance accusa la guerra in Iran: tensioni tra Trump e i repubblicani

Il presidente rivendica la scelta militare e respinge i ripensamenti Prima ancora delle conseguenze sul Congresso, la sconfitta elettorale di Donald Trump scatena tensioni nel...