Il Cdm stanzia altri 100 milioni per mantenere attiva l’area a freddo
Sul futuro dell’ex Ilva pesa ora una scadenza precisa: novanta giorni per intervenire sull’area a caldo o procedere allo stop degli impianti. La decisione dei magistrati milanesi irrompe nella trattativa con Flacks Group e Jindal. La Sezione specializzata in materia d’Impresa della Corte d’Appello di Milano ha accolto il reclamo presentato da dieci aderenti all’associazione Genitori Tarantini e da un bambino affetto da una rara mutazione genetica.
Per scongiurare la sospensione dell’attività dovranno essere «rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti» e adottate «le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate all’anno».
Ex Ilva, le prescrizioni sull’area a caldo
Il provvedimento riguarda oltre due tonnellate di amianto residuo, compreso l’asbesto inglobato nelle pareti dei cowper, e le misure contro il PM10, giudicate inadeguate rispetto ai volumi produttivi autorizzati. Per la Corte, guidata dalla magistrata Marianna Galioto, non vi sono più le condizioni per concedere deroghe o proroghe. La decisione arriva mentre la cessione degli asset dell’ex Ilva era entrata in una fase avanzata e coinvolge la parte dello stabilimento nella quale è concentrato il nucleo principale delle maestranze. Il rischio è che il blocco si traduca in nuova disoccupazione o in un ricorso prolungato alla cassa integrazione, con conseguenze anche per le imprese della filiera siderurgica tarantina.
Le organizzazioni metalmeccaniche chiedono che gli interventi necessari per proteggere salute e ambiente non producano un ulteriore smantellamento sociale. Il confronto con il governo assume quindi un peso decisivo per il futuro dei lavoratori e delle attività collegate al polo di Taranto.
Il governo finanzia la continuità dell’area a freddo
Dopo il decreto, Giorgia Meloni ha convocato una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi. Il Consiglio dei ministri ha quindi approvato un nuovo finanziamento da 100 milioni di euro, attraverso un’ulteriore tranche del prestito destinata a mantenere operativa l’area a freddo in attesa del perfezionamento della cessione.
«È un fatto che stravolge una fase di cessione che era abbastanza avanzata, direi prossima alla definizione con la controparte, e che in questo momento cambia completamente le condizioni della vicenda», ha dichiarato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. L’esecutivo prova così a preservare il perimetro industriale non direttamente interessato dal possibile arresto degli impianti, rivedendo contemporaneamente l’assetto della vendita.
I progetti di Flacks e Jindal per l’ex Ilva
Flacks Group ritiene che il decreto confermi la necessità di superare il precedente modello produttivo. Il fondo americano ha chiesto la scorsa settimana un incontro alla presidenza del Consiglio per presentare Flacksider, il progetto sviluppato con Danieli e Metinvest per realizzare a Taranto un polo siderurgico a basse emissioni. Il piano comprende due forni elettrici da 220 tonnellate, un impianto di riduzione diretta del minerale, Dri, una colata continua endless di ultima generazione, laminazione ad alta efficienza e un sistema integrato per il trattamento dei fumi e delle acque industriali. La capacità produttiva passerebbe progressivamente da 2,5 a 4,6 milioni di tonnellate, con un taglio della CO2 superiore al 50% nella configurazione di base e fino all’86% attraverso l’impiego dell’idrogeno.
Secondo Flacks, queste tecnologie permetterebbero di coniugare produzione, occupazione, sicurezza, salute e tutela ambientale. La sentenza, sostiene il gruppo, non deve determinare la fine della siderurgia italiana, ma favorire la trasformazione dell’ex Ilva in un’acciaieria moderna e competitiva. Jindal ha confermato a sua volta l’interesse per l’acquisizione dell’intero perimetro dell’ex Ilva di Taranto e di Acciaierie d’Italia, comprendente area a caldo e area a freddo, con la realizzazione di un nuovo forno carbon free. L’impegno del gruppo indiano resta subordinato alla definizione dei relativi accordi, ma la società si dichiara pronta a concordare i termini dell’operazione anche nell’interesse dell’industria siderurgica italiana ed europea.




