Sport contro la violenza, incentivi fiscali per chi investe nei ragazzi

Una proposta per aiutare associazioni e palestre di quartiere

La morte del giovane Lorenzo Spasiano, avvenuta a Miano, a nord di Napoli, secondo le ricostruzioni al termine di una lite legata a una partita di calcetto disputata mesi fa, non può essere liquidata come l’ennesimo fatto di cronaca. È un segnale sociale inquietante, che impone una riflessione più ampia sulla direzione che sta prendendo la nostra comunità.

Non basta più indignarsi. Non basta più fermarsi alla condanna del gesto estremo. La verità, scomoda ma necessaria, è che quando un ragazzo perde la vita per un motivo futile, la responsabilità non può essere confinata solo a chi ha compiuto l’atto violento. Esiste una responsabilità collettiva che riguarda la tenuta educativa del Paese: famiglie sempre più sole, istituzioni meno presenti, politiche giovanili spesso intermittenti o assenti. In questo vuoto, il disagio cresce e si trasforma. E dove mancano regole, presìdi e prospettive, la violenza rischia di diventare linguaggio.

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Per questo lo sport non può essere considerato un accessorio. Lo sport di base è uno dei pochi strumenti reali di prevenzione sociale: insegna regole, rispetto, gestione del conflitto, appartenenza. Ma senza un sostegno strutturale rischia di restare affidato solo alla passione di pochi.

Un investimento sociale concreto

La nostra proposta è chiara: introdurre un forte credito d’imposta, anche fino al doppio del valore investito, per le aziende che scelgono di sponsorizzare associazioni sportive e realtà dilettantistiche dei territori. Non è una spesa, ma un investimento sociale concreto: significa sottrarre ragazzi alla strada e restituirli a un percorso educativo sano attraverso lo sport.

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Accanto a questo, da queste colonne ribadiamo un appello preciso: il ministro dello Sport, Abodi, e il presidente del CONI devono aprire un tavolo permanente a Napoli sulle politiche giovanili legate allo sport di base. Un confronto reale con chi ogni giorno lavora sul campo, nelle periferie, nelle palestre spesso dimenticate. Siamo disponibili a fare da ponte istituzionale con chi, a livello locale, possa favorire questo incontro. Ma serve volontà politica vera, non dichiarazioni di circostanza. Perché ogni ragazzo sottratto alla strada attraverso lo sport non è solo una storia personale salvata: è un pezzo di società che torna ad avere futuro.

 

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