La svolta si misura su governance, manager e risultati
Il problema di Eav non è soltanto il treno che non passa. È il potere che non risponde. Da anni i pendolari della Circumvesuviana convivono con ritardi, soppressioni e disagi, ma dietro ogni corsa saltata, o accidentata, resta una domanda politica: chi comanda davvero nella mobilità regionale campana?
Eav è una delle principali partecipate della Regione Campania. I vertici aziendali contano, ma chi li nomina, li conferma, li indirizza e li controlla sta a Palazzo Santa Lucia. È lì che oggi va misurata la discontinuità con la stagione precedente.
Umberto De Gregorio guida Eav dal luglio 2015, prima come presidente e amministratore delegato, poi anche come direttore generale. Undici anni sono un tempo enorme per rivendicare risultati, ma anche per assumersi responsabilità. Se la Circumvesuviana continua a essere una ferita aperta del trasporto pubblico campano, chi ha comandato l’azienda per tutto questo tempo non può lavarsene le mani.
Ma fermarsi a De Gregorio sarebbe troppo comodo. Il suo lungo ciclo al vertice di Eav è stato anche una scelta politica, maturata e confermata durante la stagione di Vincenzo De Luca. Per questo il punto non è soltanto capire se resterà o andrà via. Il punto è capire se la Regione guidata da Roberto Fico intenda davvero rompere con quel modello di gestione o limitarsi a qualche correzione di facciata.
Fondi, piani e risultati mancati
A rendere il dossier ancora più delicato c’è Mario Casillo. L’attuale vicepresidente della Regione con delega ai Trasporti, alla mobilità e al mare non arriva da fuori. Era già dentro la maggioranza regionale nella passata consiliatura e oggi è l’uomo chiamato da Fico a gestire uno dei settori più sensibili per cittadini, studenti e lavoratori. Proprio per questo non può limitarsi a promettere il cambio di passo: deve dimostrarlo.
Il tema, infatti, non sono solo i soldi. In questi anni Eav ha avuto accesso a copiosi fondi, tra salvataggi, stanziamenti regionali, risorse nazionali, Fondo complementare al Pnrr, nuovi treni, interventi sulle linee, sicurezza delle gallerie e ammodernamento tecnologico. Nel 2016 lo Stato mise quasi 600 milioni di euro per salvare Eav, schiacciata da una massa debitoria enorme. I conti furono messi in sicurezza, i pendolari no: la Circumvesuviana ha continuato a restare una ferita aperta.
Poi sono arrivati altri stanziamenti. Nel 2021 Eav ha indicato 546 milioni del Fondo complementare al Pnrr per progetti strategici sulla rete, mentre la comunicazione regionale parlava di 500 milioni per le linee vesuviane. Nei documenti del Mit compaiono anche 150 milioni per la sicurezza delle gallerie della linea vesuviana, 176,2 milioni per il rinnovo dei treni sulle linee metropolitane, vesuviane e flegree, e 80 milioni per interventi sulle linee vesuviane e flegree. Più di recente, la Regione ha annunciato un piano da 1,79 miliardi per trasporti e mobilità, con 675 milioni affidati a Eav e Comune di Napoli e circa 600 milioni concentrati sugli interventi prioritari del sistema ferroviario regionale e sui servizi gestiti da Eav.
Davanti a cifre di questa portata, il problema non può essere ridotto all’ennesimo annuncio. La domanda è un’altra: chi ha gestito queste risorse, con quali priorità, con quali tempi e con quali risultati concreti? Se i fondi ci sono stati, se i piani sono stati annunciati e se i pendolari continuano a vivere gli stessi disagi, allora il nodo è gestionale e politico.
I nuovi investimenti
Casillo ha parlato di «investimenti strategici per migliorare affidabilità, frequenza, sicurezza e qualità del trasporto pubblico» e di «47 nuovi treni per le linee vesuviane e flegree, che si aggiungono ai 53 già previsti». Ma quei 47 nuovi treni dove andranno esattamente? Alla Circumvesuviana, che resta il fronte più critico, o alle linee flegree? La formula «linee vesuviane e flegree» non basta: Palazzo Santa Lucia deve indicare numeri, tempi e tratte.
Il 29 giugno è prevista l’assemblea dei soci di Eav. Quella data può diventare un passaggio importante per sciogliere il nodo del doppio ruolo di De Gregorio, presidente e direttore generale. Se la Regione vuole segnare una discontinuità, deve farlo con atti chiari.
Management e discontinuità
Il cambio di management non può essere un tabù. Da settimane circolano nomi di manager di profilo nazionale, provenienti dal mondo delle Ferrovie e di Trenitalia, per aprire una fase nuova. Tra i profili indicati dalla stampa è emerso anche quello di Pietro Diamantini, dirigente Trenitalia. Le ipotesi andranno verificate nelle sedi opportune, ma il punto resta: senza una guida nuova, autorevole e misurabile sui risultati, il cambio di passo rischia di restare uno slogan.
Il 15 luglio il Consiglio regionale discuterà in seduta straordinaria, dopo una precisa richiesta del centrodestra, di trasporto pubblico locale e di rinnovamento della gestione Eav. Sarà l’occasione per capire se maggioranza e Giunta intendano difendere l’esistente o affrontare il cuore del problema.
Non è più tempo di tergiversare. Fico, Casillo e la nuova maggioranza regionale devono imprimere davvero la svolta annunciata. La discontinuità con la passata gestione De Luca non si misura con le conferenze stampa, ma con le decisioni su governance, management, priorità degli investimenti e risultati ottenuti sui binari.




