Stati Uniti e Iran firmano l’intesa: stop ai combattimenti su tutti i fronti

Stop alle operazioni militari anche sul fronte libanese

Donald Trump ha firmato a Versailles il memorandum d’intesa con l’Iran. Il documento punta a chiudere il conflitto iniziato il 28 febbraio e fissa un percorso di 60 giorni per arrivare a un accordo definitivo. Il presidente americano ha confermato la sottoscrizione rispondendo in modo telegrafico ai giornalisti: «È firmato, l’ho firmato a Versailles». A mostrare il momento della firma è stato successivamente Dan Scavino, consigliere di Trump, che su X ha diffuso un filmato nel quale il capo della Casa Bianca consegna il documento al segretario di Stato Marco Rubio.

Al suo fianco, nella Reggia francese, c’era Emmanuel Macron. Il presidente della Repubblica francese ha accolto con un applauso la firma del memorandum, poi spedito a Teheran. L’Iran aveva già comunicato che ha sottoscritto elettronicamente l’intesa, rinunciando alla firma in presenza inizialmente programmata a Zurigo.

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L’intesa ferma la guerra e coinvolge anche il Libano

Il protocollo è il risultato di mesi di trattative condotte con la mediazione del Pakistan e si articola in 14 punti. La sua entrata in vigore pone fine al conflitto aperto il 28 febbraio dall’offensiva statunitense e israeliana contro la Repubblica Islamica.

Il primo impegno assunto da Stati Uniti, Iran e rispettivi alleati riguarda la «cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti», compreso quello libanese. Le parti escludono nuove guerre e azioni militari reciproche, rinunciano alla minaccia e all’impiego della forza e riconoscono la necessità di salvaguardare sovranità e integrità territoriale del Libano.

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Il cessate il fuoco apre una fase negoziale della durata massima di 60 giorni, estendibile soltanto con il consenso di Washington e Teheran. Entro quel termine dovranno essere definite le condizioni dell’accordo finale, con particolare riferimento al programma nucleare iraniano e alla rimozione delle sanzioni.

Porti iraniani, Hormuz e piano da 300 miliardi

Tra le prime conseguenze dell’intesa figura il superamento del blocco navale imposto dagli Stati Uniti il 13 aprile. Washington dovrà avviare subito la riapertura dei porti iraniani e completarla nell’arco di 30 giorni. Il ritiro delle forze statunitensi dalle aree prossime alla Repubblica islamica, invece, dovrà avvenire entro un mese dalla sottoscrizione dell’accordo definitivo.

Anche la navigazione nello Stretto di Hormuz sarà ripristinata. Teheran garantirà per 60 giorni, senza costi, il transito in sicurezza delle navi commerciali tra il Golfo Persico e il Mar di Oman. I passaggi riprenderanno immediatamente, mentre il ritorno alla piena operatività dovrà avvenire entro 30 giorni, dopo lo sminamento dello stretto.

Il memorandum contiene inoltre un impegno economico di ampia portata. Gli Stati Uniti, insieme ai partner regionali, dovranno predisporre un programma da almeno 300 miliardi di dollari per finanziare la ricostruzione e lo sviluppo dell’Iran.

La normalizzazione riguarderà anche le misure restrittive contro Teheran. La loro eliminazione, sia per le sanzioni unilaterali sia per quelle internazionali, seguirà un calendario da inserire nell’accordo finale. Già durante la fase transitoria, però, fondi e beni iraniani congelati o sottoposti a limitazioni dovranno diventare nuovamente accessibili e utilizzabili.

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti concederà inoltre deroghe immediate per l’esportazione di greggio, prodotti petroliferi e derivati iraniani. Le autorizzazioni comprenderanno anche i servizi necessari agli scambi, dalle operazioni bancarie alle assicurazioni, fino ai trasporti.

Il nodo nucleare e la ratifica del Consiglio di sicurezza

Sul dossier atomico, l’Iran conferma l’impegno a non acquisire e a non sviluppare armi nucleari. La gestione dell’uranio già arricchito sarà affidata a un meccanismo ancora da concordare, mentre le attività di arricchimento connesse alle necessità nucleari civili iraniane saranno regolate attraverso un quadro da inserire nell’intesa conclusiva.

Fino alla chiusura del negoziato, Teheran conserverà l’attuale configurazione del proprio programma nucleare. In cambio, Washington non introdurrà ulteriori sanzioni e non invierà nuove forze militari nella regione.Per domani è prevista in Svizzera una cerimonia commemorativa, destinata anche a segnare l’avvio delle discussioni tecniche. L’ultimo passaggio sarà affidato al Consiglio di sicurezza dell’Onu, che dovrà ratificare l’accordo definitivo attraverso una risoluzione vincolante.

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