Ex Ilva, Urso avverte: «Questo è l’ultimo prestito. Serve massima responsabilità di tutti»

Il ministro: «Sul sequestro dell’altoforno 1 c’è un’anomalia»

Sull’ex Ilva serve la massima responsabilità di tutti, senza nuove contrapposizioni. La priorità è costruire una soluzione che tenga insieme produzione, lavoro, decarbonizzazione e rilancio industriale di Taranto. «La Commissione europea ci ha concesso di erogare fino a un massimo di altri 390 milioni di euro con due vincoli precisi», ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante il question time alla Camera. «Primo vincolo: questo è l’ultimo prestito secondo le regole degli aiuti di Stato, non ce ne possono essere altri. Secondo vincolo: deve essere restituito dall’acquirente», ha precisato il ministro.

«Sulla base di queste condizioni abbiamo già erogato 149 milioni di euro e poi una successiva tranche di 100 milioni di euro. Sono già previste le ulteriori risorse, nei limiti dei 390 milioni, e quindi altri 140 milioni», ha continuato Urso. Di fronte a margini così limitati, il governo ha sollecitato tutte le parti a trovare una soluzione in tempi rapidi. «Consapevoli di questi limiti e di questi vincoli, abbiamo fatto appello alla massima responsabilità di tutte le parti, al fine di individuare in tempo una soluzione sostenibile che garantisca la continuità produttiva con la prospettiva della piena decarbonizzazione», ha rilevato il ministro.

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Il clima

Urso ha quindi avvertito: «Un’amministrazione straordinaria non può condurre un’azienda, non può finanziarsi, né investire». Il ministro ha poi auspicato «che si crei finalmente un clima positivo e costruttivo», analogo a quello riscontrato con gli Enti locali in Umbria e Toscana «nell’attuazione dell’accordo di programma per il polo siderurgico di Terni e nel raggiungimento delle intese alla base della rinascita della siderurgia persino a Piombino. La siderurgia è un settore strategico fondamentale per la nostra industria. Per questo ci siamo mossi anche in sede europea», ha spiegato.

Il titolare del ministero delle Imprese e del Made in Italy ha ricordato che «abbiamo già ottenuto nuove misure di salvaguardia adottate dal Consiglio l’8 giugno» e che il governo ha sostenuto «il rafforzamento del Cbam, con l’estensione del meccanismo a specifici prodotti a valle e l’introduzione di misure antielusione, per tutelare la produzione europea».

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«Questo ha già degli effetti: la produzione siderurgica in Italia è aumentata in questi mesi, in controtendenza con quanto accaduto in altre parti d’Europa, e ha consolidato la crescita che si era già registrata lo scorso anno», ha osservato il ministro prima di aggiungere: «Noi stiamo aumentando la nostra produzione siderurgica e tanto più lo sarà quando andranno a finalizzazione gli investimenti a Terni e a Piombino. Dobbiamo fare altrettanto anche a Taranto».

Il nodo dell’altoforno 1

«Non possiamo e non dobbiamo arrenderci agli ostacoli che spesso, purtroppo, si frappongono anche da parte di altri poteri dello Stato. Dobbiamo lavorare insieme, perché soltanto insieme riusciremo a dare una soluzione costruttiva e sostenibile nel tempo anche agli stabilimenti dell’ex Ilva», ha evidenziato il ministro.

Urso è poi tornato sul no al dissequestro dell’altoforno 1, espresso sabato scorso dalla Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso di Acciaierie d’Italia. «Dobbiamo sempre prendere atto dei nuovi ostacoli che vengono frapposti, vedi l’ultimo», ha rilevato Urso. «Da quello che mi riferiscono gli avvocati in generale, è perlomeno un’anomalia che ci sia un sequestro probatorio che dura da oltre un anno». Il ministro ha quindi posto il problema dei segnali inviati ai potenziali acquirenti. «Un investitore straniero, ma anche italiano, che vuole assumersi la responsabilità di una sfida difficile in un contesto così complicato, lo fa se riceve ogni giorno segnali negativi?», ha domandato Urso. «C’è quindi bisogno che giungano segnali positivi per dare una soluzione. Quale essa sia, lo vedranno i commissari. Lavoriamo ogni giorno su questo», ha concluso il ministro.

Decaro: «Taranto non può vivere nell’incertezza»

Sul futuro dell’ex Ilva è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che a Bari ha incontrato le organizzazioni sindacali insieme all’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio e al presidente della Task Force Occupazione, Leo Caroli. «Taranto non può continuare a vivere in una condizione di incertezza. Serve una visione industriale chiara che garantisca continuità produttiva, tutela del lavoro e una transizione verso una siderurgia pienamente compatibile con gli obiettivi ambientali», ha dichiarato Decaro.

«La decarbonizzazione deve essere il punto di partenza di una nuova stagione di sviluppo e innovazione, non un fattore di ulteriore fragilità sociale», ha aggiunto il presidente della Regione Puglia. I sindacati hanno chiesto garanzie per i livelli occupazionali, risorse aggiuntive, misure straordinarie e un programma di rilancio economico e produttivo dell’area ionica.

«Taranto ha bisogno di un progetto di futuro che tenga insieme occupazione, salute, ambiente e sviluppo. Una transizione giusta significa non lasciare indietro nessuno», ha sottolineato Decaro, indicando come priorità una nuova siderurgia sostenibile e un percorso di reindustrializzazione capace di attrarre investimenti e creare lavoro stabile.

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