L’Ue approva il regolamento sui rimpatri, Meloni: «Grande successo dell’Italia»

Possibile il trasferimento dei migranti nei Paesi terzi

La linea italiana sui centri per migranti nei Paesi terzi trova spazio nelle nuove regole europee. Con un’ampia maggioranza, l’Eurocamera ha approvato il regolamento sui rimpatri. Il via libera è arrivato con 418 voti favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni. A determinare l’esito è stato uno schieramento formato dalle forze di destra e centrodestra- Popolari (Ppe), Conservatori (Ecr), Patrioti (Ppe) e Sovranisti (Ecr)- al quale si sono aggiunti alcuni eurodeputati del centrosinistra. Una maggioranza diversa da quella centrista che tradizionalmente sostiene i principali provvedimenti europei.

Il modello Italia-Albania entra nelle norme Ue

La novità politicamente più rilevante riguarda la possibilità di collocare fuori dall’Unione i centri destinati ai migranti raggiunti da un provvedimento di rimpatrio. La misura non si applicherà ai minori non accompagnati e potrà essere attuata attraverso intese bilaterali tra uno Stato membro e un Paese terzo disposto ad accogliere le persone interessate.

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È il principio già adottato dall’Italia con il protocollo siglato con l’Albania, ora inserito in un quadro europeo più ampio. Le intese, stabilisce il regolamento, dovranno essere sottoscritte con Stati che garantiscano il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale e del principio di non respingimento.

Eventuali criticità circoscritte, tuttavia, non comporteranno automaticamente l’esclusione di un Paese: «le carenze riscontrate in parti specifiche del territorio del Paese terzo o rispetto a determinate categorie di persone non impediscono la conclusione di tali accordi, a condizione che sussistano garanzie sufficienti per assicurare il pieno rispetto dei diritti dei cittadini di Paesi terzi interessati».

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L’obiettivo dichiarato dall’Eurocamera è rendere più veloci le partenze di chi non ha titolo per restare, mantenendo le garanzie previste dalle norme internazionali. Il regolamento mira infatti ad accelerare le procedure «nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, incluso il principio di non respingimento e il divieto di espulsioni collettive, e a prevenire al contempo abusi e movimenti non autorizzati all’interno dell’Ue».

Una decisione adottata dalle autorità nazionali nei confronti di un cittadino di un Paese terzo in soggiorno irregolare farà scattare l’obbligo di lasciare lo Stato membro immediatamente oppure entro il termine indicato. Le nuove disposizioni si inseriscono nel Patto Ue su migrazione e asilo, entrato in vigore lo scorso venerdì per uniformare l’azione dei Ventisette.

Trattenimento, controlli e misure alternative

Il regolamento amplia anche gli strumenti a disposizione delle autorità durante la fase che precede il rimpatrio. Le persone destinatarie del provvedimento «potranno essere trattenuti sulla base di una valutazione individuale, ad esempio in caso di mancata cooperazione, rischio di fuga o rischio per la sicurezza».

La decisione dovrà essere assunta da un’autorità amministrativa o giudiziaria. La permanenza nei centri potrà raggiungere i 24 mesi, con un’ulteriore estensione fino a sei mesi complessivi quando cambino le circostanze, emergano nuove informazioni o migliori la collaborazione con il Paese terzo coinvolto.

Il trasferimento del cittadino irregolare in un altro Stato dell’Unione potrà determinare l’avvio di un nuovo periodo di trattenimento. In alternativa, i governi nazionali potranno disporre la presentazione periodica alle autorità, l’obbligo di risiedere in un luogo stabilito, una garanzia finanziaria oppure il monitoraggio elettronico.

Per preparare e rendere effettivo l’allontanamento saranno inoltre consentite specifiche attività investigative. Tra queste rientrano le perquisizioni personali, domiciliari o di altri locali ritenuti pertinenti, purché autorizzate in sede giudiziaria o amministrativa. Potranno essere sequestrati anche oggetti personali e dispositivi elettronici. Ogni intervento dovrà comunque rispettare i diritti fondamentali e le garanzie previste dagli ordinamenti nazionali e dell’Unione europea.

Meloni rivendica il risultato del governo

Giorgia Meloni ha commentato l’approvazione in un video registrato durante il G7 di Evian e diffuso sui social, attribuendo al governo italiano un ruolo centrale nella svolta dell’Eurocamera. «Oggi – ha detto – l’Italia ha ottenuto un grande successo in Europa: il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento europeo sui rimpatri. Un provvedimento storico, frutto soprattutto del lavoro del governo italiano, che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell’Ue».

La presidente del Consiglio ha indicato proprio nell’apertura ai centri esterni uno degli elementi qualificanti del provvedimento: «prevede, tra l’altro, anche la possibilità di aprire centri di rimpatri nei Paesi terzi, quindi, di fatto, seguendo la strada aperta dal governo italiano con il protocollo con l’Albania. Una soluzione innovativa che la sinistra italiana ed europea ha tentato di contrastare in ogni modo ma che grazie a questo governo è diventata oggi uno strumento a disposizione dell’Europa intera».

«Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di esseri umani, rimpatriare subito chi non ha titolo a stare da noi. Avevamo promesso agli italiani che avremmo cambiato l’Europa e lo abbiamo fatto con coraggio, con pazienza, con determinazione perché la nostra bussola è chiara: rispettare il programma votato dai cittadini punto per punto. Non ci fermeremo, andremo avanti così», ha concluso.

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