Inflitti complessivamente 87 anni, 8 mesi e 20 giorni
Dalle infiltrazioni negli appalti pubblici alle estorsioni, fino alle armi e al traffico di droga. Sono dieci le condanne inflitte nel processo che ha coinvolto la struttura del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Il procedimento, celebrato a Napoli con il rito abbreviato, vedeva imputati vertici e gregari della cosca stabiese. Le contestazioni erano state formulate dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea, con i pubblici ministeri Giuseppe Cimmarotta e Francesco De Falco.
Il gip Francesco Guerra ha inflitto 12 anni e due mesi al boss Pasquale D’Alessandro. Condanna a 12 anni per Paolo Carolei, ritenuto reggente del clan, e per Vincenzo D’Alessandro, fratello del boss e ritenuto a sua volta reggente della cosca. Michele Abrruzzese, indicato come il cassiere del clan, è stato condannato a 7 anni e 8 mesi. Quattro anni sono stati inflitti a Giovanni D’Alessandro, mentre Biagio Maiello, considerato l’uomo di fiducia del boss, ha ricevuto una pena di 6 anni e 8 mesi.
Otto anni e 4 mesi per Massimo Mirano, che secondo l’accusa si occupava degli stupefacenti. Giuseppe Oscurato, ritenuto il braccio destro del boss e lontano parente di un ex consigliere comunale di Castellammare di Stabia, è stato condannato a 7 anni e 8 mesi. Antonio Salvato, indicato come l’uomo incaricato delle estorsioni, ha ricevuto una pena di 10 anni e 4 mesi. Il giudice ha inoltre inflitto 6 anni, 10 mesi e 20 giorni all’imprenditore Catello Iaccarino, che si era candidato alle ultime elezioni amministrative.
La sentenza ha sostanzialmente accolto le richieste avanzate dalla Procura Antimafia. A formularle, al termine della requisitoria, era stato il sostituto procuratore Francesco De Falco. Il processo è nato dall’operazione contro la camorra di Castellammare di Stabia eseguita nel novembre 2025 dalla Polizia di Stato. L’attività investigativa era stata condotta dalla Sisco, dalla Squadra Mobile di Napoli e dal commissariato di Castellammare di Stabia.



