Tra le vittime anche Julio César, Alex Britti e Lory Del Santo
Un sistema di accessi abusivi alle banche dati nazionali avrebbe prodotto oltre un milione e mezzo di consultazioni, mettendo a disposizione di terzi informazioni sensibili e riservate. È il cuore dell’indagine della Procura di Napoli che ieri ha portato all’esecuzione di 10 arresti. L’inchiesta, condotta dalla polizia e coordinata dalla Procura di Napoli, conta complessivamente 85 indagati. Secondo gli investigatori, al centro ci sarebbe una presunta associazione a delinquere che avrebbe messo sotto osservazione migliaia di cittadini, manager, società per azioni e grandi realtà imprenditoriali.
La vicenda non si esaurisce nei provvedimenti cautelari già eseguiti. Gli investigatori stanno passando al setaccio una quantità enorme di materiale sequestrato: supporti informatici, archivi e database acquisiti durante le indagini e nella maxi operazione di ieri, che ha interessato diverse province italiane. In quei file ci sono migliaia di codici fiscali ancora da mettere in chiaro.
Il lavoro punta a ricostruire l’intero perimetro dello spionaggio e a individuare altre persone finite nella rete. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’organizzazione avrebbe potuto contare sulla disponibilità, offerta in cambio di denaro, di pubblici ufficiali e dipendenti pubblici infedeli.
A rendere possibile il sistema sarebbero stati accessi effettuati da soggetti che, per il proprio ruolo, potevano consultare banche dati nazionali. Tra questi figurano anche poliziotti, dipendenti dell’Inps, dell’Agenzia delle Entrate e due direttori di filiale di Poste italiane. Da quelle piattaforme sarebbero state scaricate informazioni sensibili e riservate, poi cedute a terzi.
Le presunte vittime dello spionaggio
Dagli elenchi di codici fiscali già esaminati emerge l’ampiezza della platea delle presunte vittime. Nel mirino dell’organizzazione sarebbero finiti non solo cittadini comuni, ma anche società per azioni, imprenditori, manager e personaggi conosciuti. Nell’ordinanza, tra gli altri, Energas, Optimares e altre società attive nei settori energetico, immobiliare, aeronautico e delle costruzioni. Tra le persone note indicate come spiate ci sono il cantante Alex Britti e gli ex portieri dell’Inter Alex Cordaz e Julio César. Gli atti richiamano anche accertamenti su assegni firmati dall’attrice Lory Del Santo.
L’elenco delle vittime comprende poi profili legati al mondo dell’impresa e dell’industria: Walter Bertin, fondatore dell’azienda farmaceutica Labomar, rappresentante legale di diverse holding e vice presidente dell’associazione degli industriali del Veneto; Claudio De Nadai, membro del cda Labomar e con incarichi in Confindustria Veneto; Raffaella Luglini, a capo dell’ufficio sostenibilità di Leonardo e indicata come membro del board del gruppo attivo nell’aerospazio, difesa e sicurezza.
Negli atti vengono citati tra gli spiati anche Alberto Del Biondi, stilista di alta moda; Giovanni Mercadini, fondatore dell’istituto bancario Credito di Romagna; Giorgio Cociani, indicato come manager di Generali Italia e Generali business solution; e l’Associazione Consiglio supremo dell’Islam, con il rappresentante legale Ghazi Shwandy.
Il gruppo ritenuto al vertice dell’organizzazione
Per la Procura, il presunto circuito illecito avrebbe avuto un centro operativo riconducibile alla Sole investigazioni e sicurezza. A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, ci sarebbero Mattia Galavotti, originario di Ferrara e socio della società, e Giuseppe Picariello, ritenuto socio di fatto attraverso la compagna Maria Rosaria Cantiello. Anche lei è indagata ed è stata raggiunta da misura cautelare insieme ai due uomini.
La società, con sede a San Giorgio a Cremano e Ferrara, è stata liquidata nel 2023, probabilmente dopo alcune perquisizioni. La chiusura formale, però, non avrebbe interrotto l’attività. Dalle indagini emerge che il gruppo avrebbe continuato a gestire la richiesta e la cessione a terzi di dati riservati e sensibili almeno fino a febbraio 2025.
Gli investigatori ritengono inoltre che il nucleo centrale dei database di informazioni acquisite sia stato preservato. Per questo l’inchiesta resta aperta. Gli accertamenti sono stati condotti dalla squadra mobile di Napoli e dalla polizia postale, con il coordinamento della sezione della Procura partenopea specializzata in sicurezza dei sistemi informatici e della Direzione nazionale antimafia. Il materiale e i database sequestrati ieri potrebbero allargare ulteriormente il numero delle vittime e chiarire la reale estensione della rete.




