Il Pd tra cori e cartelli in versione karaoke: Montecitorio trasformato in circo

Il decreto sicurezza passa nonostante lo show Dem

C’è stato un momento in cui alla Camera il decreto sicurezza è passato quasi inosservato: troppo impegnata, l’opposizione, a mettere in piedi un vero e proprio circo politico tra cori e sceneggiate. Il via libera definitivo arriva infatti tra proteste, cartelli e un repertorio che poco ha a che fare con il decoro istituzionale. Dai banchi dell’opposizione parte il coro di «Bella Ciao», intonato durante i lavori fino a interromperli. Poco prima, sempre dall’opposizione, si era levato anche il coro con «Fratelli d’Italia». A quel punto la maggioranza si è unita e l’Aula si è trasformata in un improvvisato coro collettivo, con l’inno nazionale risuonato tra gli scranni.

Al momento del voto, i deputati di opposizione hanno esposto cartelli con la scritta «La nostra sicurezza è la Costituzione». Una scena che ha completato la trasformazione dell’Aula in qualcosa di molto simile a un palco, più che a un luogo di confronto parlamentare. A dare il tono della giornata è stato anche l’intervento di Riccardo Ricciardi, primo degli iscritti a parlare, che ha esordito con un «buon 25 Aprile». Subito dopo, la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga si è presentata con il fazzoletto dell’Anpi al collo prima del voto finale, contribuendo a rendere ancora più evidente il clima da rappresentazione simbolica.

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Dai banchi di Fratelli d’Italia è arrivata la replica del deputato Gianfranco Rotondi: «Se al posto di Togliatti ci fossero stati i “mozzaorecchi” della sinistra di oggi, difficilmente questo Paese avrebbe avuto 80 anni di libertà, pace e civiltà».

Nel frattempo, il Consiglio dei ministri, con una riunione lampo durata pochi minuti, ha approvato un decreto legge con disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti, contenente un correttivo al decreto sicurezza appena convertito in legge dalla Camera.

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Meloni: «Un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini»

Sui social, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il provvedimento: «Con l’approvazione definitiva del decreto sicurezza, il Governo compie un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini, difendere chi indossa una divisa e affermare con chiarezza un principio semplice: in Italia la legalità non è negoziabile». E ancora: «Più strumenti per contrastare violenza, degrado, occupazioni abusive, criminalità diffusa e immigrazione illegale. Più tutele per le Forze dell’ordine, per i cittadini onesti, per chi ogni giorno chiede solo di vivere in sicurezza. Noi andiamo avanti così: con serietà, determinazione e con la volontà di dare risposte concrete agli italiani».

Le principali novità del decreto sicurezza

Stretta ai “maranza”

Chi porta fuori casa, senza motivo valido, un coltello di almeno 8 centimetri rischia il carcere da sei mesi a tre anni, con aggravante se il fatto avviene su treni e bus. Per le lame sotto i 5 centimetri non serve giustificazione, grazie alla deroga voluta dal centrodestra al Senato. Prevista inoltre una sanzione da 500 a 3.000 euro per chi vende coltelli ai minori.

Daspo

Rafforzata la misura di allontanamento: il prefetto può applicarla a soggetti denunciati negli ultimi cinque anni in aree caratterizzate da «gravi o ripetuti episodi di criminalità o di illegalità». Il divieto può durare fino a 12 mesi anche per denunciati o condannati, anche non definitivamente, per reati commessi durante manifestazioni.

Spaccio

Viene meno la «giustificazione» della lieve entità per chi spaccia «in modo continuativo e abituale». Scatta inoltre la confisca degli autoveicoli utilizzati per commettere il reato.

Parcheggio abusivo

Sanzioni da 769 a 3.095 euro, che raddoppiano in caso di recidiva. Previsto l’arresto da otto mesi a un anno e mezzo se vengono coinvolti minori.

Manifestazioni

Per chi organizza manifestazioni senza preavviso non è più previsto l’arresto, ma multe tra 1.000 e 10.000 euro. Per chi crea disordini travisando il volto, la base è di 2.000 euro. Le sanzioni arrivano fino a 20.000 euro in caso di «disobbedienza all’ordine di scioglimento» della riunione o dell’assembramento.

Fermo

Introdotto il fermo preventivo fino a 12 ore per soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica in vista di una manifestazione, sulla base di elementi concreti. Il pm deve essere informato «immediatamente» e può disporre il rilascio, se ci sono le condizioni previste dalla legge. Se il fermo riguarda minori, i genitori vanno informati «senza ritardo».

Scudo penale

Tra le norme più contestate a sinistra, c’è il cosiddetto scudo penale per chi commette un reato con «causa di giustificazione», cioè in servizio, come accade ad agenti e militari. In quel caso viene prevista l’iscrizione in un registro indagati ad hoc. La novità, inizialmente pensata solo per le forze dell’ordine e poi estesa a tutti, è stata influenzata mediaticamente dal caso di Abdherraim Mansouri, il marocchino ucciso a gennaio a Rogoredo dal poliziotto Carmelo Cinturrino. L’agente aveva parlato di legittima difesa, poi sconfessata dalle indagini. Prevista anche tutela legale e rimborso spese per le forze dell’ordine.

Incarichi forze dell’ordine

Frutto di un emendamento governativo è la proroga dell’incarico del comandante della Guardia di finanza, Andrea De Gennaro, fino al 31 dicembre. Inoltre si allunga a due anni il mandato del vicecomandante dei carabinieri.

Il nodo dei rimpatri e il decreto correttivo

È la norma che ha sollevato polemiche nei giorni scorsi. Il testo prevedeva un contributo di 615 euro, pagato dallo Stato, all’avvocato che segue la pratica di rimpatrio volontario assistito di un migrante, purché il cliente tornasse a casa.

Sabato scorso il Consiglio nazionale forense, citato nell’articolo 30 bis introdotto con un emendamento di maggioranza votato al Senato, si è dissociato dal coinvolgimento. Altra novità era la cancellazione del patrocinio gratuito per il migrante che fa ricorso al provvedimento di espulsione: effetto dell’articolo abrogato, contenuto in un altro decreto, che assegnava allo Stato l’onere di pagare l’avvocato in questi casi.

Su questa parte è intervenuto il Cdm con il cosiddetto decreto correttivo. Il contributo di 615 euro per chi fornisce assistenza nella procedura di rimpatrio volontario assistito sarà subordinato «alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all’esito della partenza del migrante». Si amplia inoltre la platea dei beneficiari eliminando «la specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente ad opera di un avvocato».

Il decreto legge appena approvato dal Consiglio dei ministri, come spiega la nota di Palazzo Chigi, sopprime anche le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense, indicato come uno dei soggetti con cui il Ministero dell’interno collabora per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito e al quale era attribuita la funzione di ripartire il compenso spettante per l’opera prestata a favore dello straniero rimpatriando. Di conseguenza, si prevede che con decreto del Ministro dell’interno saranno definiti anche i criteri per individuare i rappresentanti che possono svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso. Nel frattempo, mentre il testo entra in vigore, resta l’immagine di un’Aula che, almeno per un giorno, ha preferito il copione del circo a quello della discussione parlamentare.

 

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