Famiglia del bosco, la perizia: «Si creino le condizioni per il rientro a casa dei bimbi»

La relazione: «Nessun pregiudizio contro i genitori»

La relazione conclusiva sulla «famiglia del bosco» fissa un confine preciso: il procedimento non riguarda una censura astratta dello stile di vita dei genitori, ma l’eventuale impatto di quel modello educativo sulla crescita dei tre minori.

È attorno a questa distinzione che ruota il nuovo documento depositato al Tribunale dei minorenni dell’Aquila da Simona Ceccoli. La consulente tecnica d’ufficio ha consegnato ai giudici cinquanta pagine che entrano nel merito delle contestazioni mosse alla prima bozza e alle successive valutazioni, aggiungendo un altro passaggio alla vicenda che coinvolge Nathan e Cate Birmingham-Trevallion, la coppia anglo-australiana finita al centro del procedimento insieme ai tre figli.

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La relazione non liquida le obiezioni, ma prova a ricondurle dentro il perimetro dell’incarico affidato dai giudici. Ceccoli ribadisce che l’esame non aveva come oggetto una scelta di vita in quanto tale, bensì le possibili ricadute di quel contesto educativo sul percorso psicologico, affettivo e relazionale dei bambini. È il punto su cui la psichiatra costruisce la difesa del lavoro svolto e, allo stesso tempo, la prospettiva indicata per il futuro della famiglia.

Il nodo del rientro a casa

Nel documento viene esclusa una lettura della consulenza come apertura alla permanenza dei minori in istituto. Ceccoli precisa che la relazione «non intende in alcun modo sostenere l’opportunità di una permanenza dei minori in istituto, né esprimere una valutazione contraria al loro rientro nel contesto familiare».

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Il passaggio successivo chiarisce la direzione auspicata: «Al contrario, si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa compatibile con il loro benessere». Una formula che pesa nel fascicolo, perché arriva dopo mesi di scontri, polemiche e ipotesi alternative circolate attorno al destino dei bambini, compresi il trasferimento e persino l’adozione.

Il nuovo avvocato dei genitori, Simone Pillon, sceglie una linea essenziale e si concentra proprio su questo punto: «Prendo atto del ripetuto auspicio della consulente di un precoce e positivo ricongiungimento della famiglia, nell’interesse dei minori e del recupero delle relazioni familiari».

Le critiche dei periti di parte

Il confronto tecnico, però, resta aperto. I periti nominati dalla famiglia, Tonino Cantelmi e Martina Aiello, contestano alla consulente di non aver separato con sufficiente chiarezza i diversi fattori che possono aver inciso sulle condizioni dei minori. Secondo la loro valutazione, Ceccoli «avrebbe dovuto distinguere tra difficoltà pregresse, effetti del collocamento, trauma da separazione, stress procedimentale e fattori ambientali sopravvenuti».

Cantelmi sintetizza così la contestazione: «Questo resta non risolto». Il rilievo riguarda un punto centrale del procedimento: stabilire quanto pesino la storia precedente della famiglia, quanto l’allontanamento, quanto il percorso giudiziario e quanto gli eventi successivi al collocamento dei bambini in struttura protetta.

Ceccoli, da parte sua, respinge l’idea di un lavoro condizionato da pregiudizi. Nel documento scrive che «la Ctu ha operato in maniera neutrale, in scienza e coscienza, senza alcun pregiudizio nei confronti della coppia genitoriale». La consulente tutela anche l’operato di Valentina Garrapetta, la collega che ha somministrato fisicamente i test, e richiama il senso dell’incarico ricevuto: «Noi ci siamo limitati a ricostruire la storia della famiglia».

La decisione torna ai giudici

La vicenda passa ora nuovamente al Tribunale dei minorenni dell’Aquila. I giudici avranno un mese di tempo per valutare eventuali decisioni sull’ordinanza dello scorso novembre, con cui era stata sospesa la responsabilità genitoriale a Nathan e Cate ed era stato disposto l’allontanamento dei tre figli in una struttura protetta.

Il deposito della perizia finale non chiude quindi il caso, ma sposta l’attenzione sulla fase decisionale. Dopo le controdeduzioni, le repliche della consulente e le critiche arrivate anche dal mondo politico, il fascicolo approda a un nuovo snodo: verificare se possano maturare le condizioni indicate dalla stessa relazione per il ritorno dei bambini nel contesto familiare, senza perdere di vista il parametro decisivo indicato nel documento, cioè il loro benessere.

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