Gazzelle, il cantautore che ha reso la malinconia un marchio sonoro

Dall’indie al pop, il viaggio musicale dai club fino agli stadi

Flavio Bruno Pardini, nato a Roma e cresciuto nel rione Prati, nel 2016 sceglie di farsi chiamare Gazzelle, pseudonimo nato da una storpiatura delle scarpe Adidas Gazelle. Dopo qualche esperienza nei locali romani con il suo vero nome, pubblica il singolo «Quella te», che attira subito l’attenzione della scena indipendente e apre la strada al debutto «Superbattito» (2017), da cui emergono «Zucchero filato» e «NMRPM».

In quegli anni mantiene il volto volutamente sfocato nelle foto, lasciando che siano le canzoni a parlare. Tra il 2017 e il 2018 arrivano «Sayonara», «Stelle filanti», «Nero», «Meglio così» e «Martelli», poi raccolte in «Megasuperbattito». Nel 2018 sale sul palco del «Concerto del Primo Maggio» e firma «Super Martina» con Lorenzo Fragola, oltre a collaborare con Luca Carboni al brano «L’alba»: è il momento in cui Gazzelle smette di essere solo un nome misterioso e diventa un riferimento della nuova scena pop italiana.

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Il nuovo disco, la raccolta Post Punk e il libro di poesie

Alla fine del 2018 Gazzelle apre un nuovo capitolo della sua carriera con «Punk», un disco che segna un salto di qualità e che arriva dopo una serie di singoli già molto riconoscibili, «Tutta la vita», «Sopra», «Scintille», capaci di definire un’estetica più ruvida e diretta. L’uscita dell’album porta con sé anche un tour nazionale, segno che il progetto non è più un fenomeno di nicchia ma un nome ormai centrale nella nuova scena pop italiana.

Il 2019 è un anno altrettanto denso: Gazzelle presta la sua voce a «Sally» per il tributo «Faber Nostrum», torna sul palco del «Concerto del Primo Maggio» e pubblica la sua prima raccolta poetica, «Limbo. Pensieri inversi», che rivela un lato più intimo della sua scrittura. Nello stesso periodo amplia il progetto con «Post Punk», una nuova edizione che aggiunge quattro brani inediti, «Polynesia», «Settembre», «Una canzone che non so», «Vita paranoia», e annuncia le prime date nei palazzetti. Chiude l’anno collaborando con Marco Mengoni alla scrittura di «Calci e pugni».

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Tra pandemia, hit virali e la nascita di «Dentro»

Nel 2020 Gazzelle inaugura una nuova fase creativa con «Ora che ti guardo bene», scritto in pieno lockdown e destinato a sostenere l’Ospedale Spallanzani. Pochi mesi dopo arriva «Destri», il brano che diventa un fenomeno generazionale e lo porta a un pubblico molto più ampio. Seguono «Lacri-ma», «Scusa» e poi «Belva», tasselli che confluiscono nel suo terzo album, «OK», dove compare anche una collaborazione con Thasup. Nel 2021 pubblica «Tuttecose» con Mara Sattei e chiude l’anno con «Fottuta canzone», mentre nel 2022 sale sul palco di Campovolo, invitato da Ligabue, per duettare in «L’amore conta».

A fine anno apre un nuovo capitolo con «Non lo dire a nessuno», diventando anche il primo artista italiano protagonista delle «Apple Music Home Session». Nel 2023 arrivano «Idem» e una serie di anticipazioni: «Qualcosa che non va», «È andata come andata», «Quello che eravamo prima» con Thasup e «Milioni» con Fulminacci, arricchito dalla collaborazione con Noyz Narcos nel brano «Roma», per l’uscita del disco «Dentro».

Dalla vetrina di Sanremo all’album «Indi», fino al silenzio

Il 2024 segna per Gazzelle un passaggio simbolico: dopo anni di successi «a bassa voce», entra finalmente nella macchina di Sanremo con «Tutto qui», portando sul palco dell’Ariston la sua malinconia asciutta e conquistando l’undicesimo posto. Nella serata delle cover si affida a Fulminacci per una versione intima di «Notte prima degli esami», uno dei momenti più spontanei dell’edizione. Da lì in avanti il ritmo non rallenta: a maggio arriva «Mezzo secondo», presentato per la prima volta all’Arena di Verona, e in autunno «Come il pane», che apre la strada al 2025. L’anno nuovo si apre con «Noi no», anticipo del suo quinto album «Indi», pubblicato il 24 gennaio e seguito da due singoli che ne ampliano il racconto emotivo, «Da capo a 12» e «Stupido».

Dopo l’uscita del disco e due eventi negli stadi che confermano la sua centralità nella scena pop italiana, Gazzelle sceglie una direzione inaspettata: annuncia che il 2026 sarà un anno di pausa. Nessun dramma, nessuna fuga: solo la necessità di fermarsi, rimettere ordine, lasciare sedimentare tutto ciò che è arrivato troppo in fretta. Un silenzio voluto, che diventa parte del suo percorso tanto quanto le canzoni.

Il brano scelto: Una canzone che non so

«Una canzone che non so» ritrae il momento in cui una relazione smette di essere chiara e diventa un territorio emotivo instabile, dove uno dei due resta sempre un passo indietro. Gazzelle trasforma questa asimmetria in un racconto asciutto, quasi cinematografico, che mostra quanto sia difficile trovare le parole quando il sentimento corre più veloce di tutto il resto.

 

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