Furto nel deposito giudiziario, rubati gli iPhone di Napolitano Store destinati all’asta

La banda avrebbe puntato direttamente sulla merce di maggior valore

Immaginatevi un deposito isolato nella zona industriale di Giugliano in Campania, il buio della notte, un sistema di sorveglianza eluso in pochi minuti e, dentro, scaffali pieni di smartphone pronti per finire all’asta. Non è la scena di un film, ma quello che è realmente accaduto nella notte tra sabato e domenica: il furto Napolitano Store che sta facendo discutere la provincia di Napoli e non solo, perché a essere colpito non è stato un magazzino qualunque, ma un deposito giudiziario custodito dallo Stato.

Il colpo nella zona Asi

Sul posto, in via Circumvallazione Esterna, sono intervenuti i Carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di Giugliano in Campania, allertati da una segnalazione. Poco prima, ignoti erano riusciti a penetrare all’interno di un deposito di vendite giudiziarie, raggiungendo il locale destinato alla custodia dei beni in attesa di essere battuti all’asta. Una volta dentro, la banda ha fatto razzia di numerosi smartphone di marca Apple, tra iPhone di ultima generazione e modelli di alta gamma.

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Secondo le prime ricostruzioni, l’azione sarebbe stata rapida e precisa, quasi chirurgica: i malviventi avrebbero eluso i sistemi di sorveglianza perimetrali per poi dirigersi direttamente verso la merce di maggior valore. Non è ancora stato quantificato con precisione il numero di dispositivi sottratti, ma le prime stime parlano di un bottino che potrebbe valere diverse decine di migliaia di euro. Gli investigatori non escludono l’ipotesi di un furto su commissione, studiato in anticipo da chi conosceva bene la struttura e il contenuto del deposito.

Non un deposito qualsiasi: la merce sequestrata a Napolitano Store

Il dettaglio che ha acceso i riflettori nazionali sulla vicenda è la provenienza della refurtiva: gli smartphone rubati facevano parte dei beni sequestrati ad Angelo Napolitano, l’imprenditore diventato celebre su TikTok come volto del marchio Napolitano Store, e destinati proprio in queste ore alla vendita giudiziaria.

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Per capire il peso della notizia bisogna fare un passo indietro. Napolitano Store, con sedi tra Napoli e Casalnuovo, era diventato un fenomeno social grazie ai prezzi stracciati su telefoni ed elettrodomestici, pubblicizzati con video quotidiani sul profilo TikTok da oltre 400mila follower. Una popolarità che, però, aveva insospettito gli inquirenti: il fatturato della società era passato da 2,2 milioni di euro nel 2017 a oltre 20 milioni nel 2023, una crescita definita dalla Procura di Nola “esponenziale e anomala”.

Le indagini della Guardia di Finanza avevano portato, prima a un sequestro da 5,7 milioni di euro (yacht compreso, ndr) e poi, a gennaio 2026, al sequestro dell’intero compendio aziendale, con la chiusura dei negozi di Napoli e Casalnuovo. Secondo l’accusa, la società avrebbe venduto smartphone in nero, consegnando ai clienti una bolletta priva di validità fiscale al posto dello scontrino, e utilizzando fatture per operazioni inesistenti per abbattere l’Iva da versare. Da lì, l’intera partita di dispositivi tecnologici (cellulari, ma anche iPad, console e televisori, ndr) è finita nei lotti destinati alla vendita giudiziaria del Tribunale di Nola, proprio per recuperare parte dei proventi dell’evasione contestata.

Un’asta sfumata nella notte

Il paradosso, in questa vicenda, sta proprio nel tempismo: parte degli smartphone rubati era attesa all’asta nelle stesse ore in cui il furto è stato scoperto, un dettaglio che rende ancora più delicato il lavoro degli investigatori. Nel frattempo, per Angelo Napolitano si avvicina anche un altro appuntamento giudiziario: la prima udienza del processo a suo carico è fissata per l’inizio di ottobre al Tribunale di Nola.

Le indagini dei carabinieri

Al momento gli investigatori stanno lavorando su più fronti: dalla verifica delle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area Asi, alla ricostruzione delle modalità con cui i ladri sono riusciti a introdursi nella struttura, fino alla quantificazione esatta del numero di dispositivi sottratti. Resta da capire anche se il deposito fosse stato precedentemente individuato e studiato da una banda, un’ipotesi che gli inquirenti non scartano vista la precisione con cui è stato messo a segno il colpo.

Il furto riaccende intanto i riflettori sulla sicurezza dei depositi giudiziari, luoghi che custodiscono beni sequestrati o pignorati in attesa di essere restituiti allo Stato attraverso le aste pubbliche, e che dovrebbero garantire un livello di protezione adeguato al loro delicato ruolo. Le indagini dei Carabinieri della compagnia di Giugliano in Campania sono in corso.

Federproprietà Napoli

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