«Tripletta d’oro» per Giovanni Taranto: vince anche il «Corvo Nero»

Il premio conferito all’Università Federico II di Napoli

Non è più soltanto una questione di genere, ma di un’architettura narrativa che sa farsi specchio di una terra complessa e magnetica. Giovanni Taranto, giornalista di razza prestato con successo alla letteratura, ha messo a segno una «tripletta» d’oro che lo proietta definitivamente nell’Olimpo del noir italiano contemporaneo. L’ultimo tassello di questo mosaico di successi è arrivato il 6 marzo 2026, quando, nella cornice solenne dell’Università Federico II di Napoli, l’autore di Torre Annunziata è stato insignito del prestigioso premio «Corvo Nero».

Il riconoscimento, attribuito durante il «Festival degli Animali in Giallo», organizzato da Anita Curci, celebra il vigore narrativo de «La maledizione del capitone». In questo racconto, Taranto ci riporta nel Vesuviano degli anni ‘70, ricostruendo con minuzia antropologica la morte di Salvatore Vuolo, usuraio noto come ’o brillocco. Quello che sembra un banale attacco cardiaco durante il rito natalizio della cattura del capitone, diventa per il Commissario Palumbo un’indagine viscerale.

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Il critico non può che ammirare come Palumbo riesca a scardinare le apparenze, muovendosi tra mogli tradite, amanti ferite e i debiti insoluti di pescivendoli ridotti allo stremo. È una scrittura che ha saputo incantare anche maestri del calibro di Maurizio de Giovanni, presente alla premiazione, e che troverà presto casa nella pubblicazione curata da Homo Scrivens.

Un percorso iniziato tre anni fa

Il «Corvo Nero» è solo l’apice di un percorso netto iniziato tre anni fa dal nuovo personaggio di Taranto. Il palmares del Commissario Palumbo vanta già il premio Gialli.it 2025 per «La vendetta è un piatto che va consumato freddo», lucida analisi di un falso suicidio legato alla malavita vesuviana, e la vittoria del Concorso Gialli.it/Gialli Mondadori, l’anno precedente, con «Il piano perfetto», incentrato sull’oscura fine di un’usuraia vicina ai clan.

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Questo travolgente gradimento di pubblico e critica ha già acceso i riflettori dei produttori, che ipotizzano per Palumbo una trasposizione cinematografica o televisiva proprio nei luoghi d’origine, nella terra oplontina.

Se Palumbo rappresenta l’anima storica e simbolica, il Capitano Mariani (edito da Avagliano) incarna l’impegno civile di Taranto. Una saga, giunta al quarto capitolo, che ha varcato i confini nazionali: dalle biblioteche di Harvard e Princeton fino al plauso dell’ONU a New York, passando per i tavoli tecnici in Senato e i progetti sociali a Nisida.

Mentre il quinto capitolo della serie resta protetto dal massimo riserbo, la forza pedagogica e letteraria di Giovanni Taranto si manifesta nella sua interezza. Attualmente, l’autore è impegnato in un fondamentale tour promozionale per la sua ultima fatica, «La chianca».

L’opera, lanciata da Cecilia Scerbanenco, affronta con coraggio il tema brutale del traffico di carne umana e dello sfruttamento femminile. Questo tour non è solo un evento editoriale, ma un atto di resistenza culturale: Taranto si conferma un maestro della legalità, capace di trasformare il «nero» del crimine in una luce necessaria per comprendere le ferite dell’Italia di ieri e di oggi.

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