La Città Metropolitana, ente strategico trattato da bancomat del Comune di Napoli

Segreteria condivisa, ma il risparmio resta un miraggio

Venerdì il Consiglio comunale di Napoli ha approvato definitivamente la convenzione tra Comune di Napoli e Città Metropolitana per la gestione associata della Segreteria Generale. Una scelta che viene presentata come un intervento di efficienza e razionalizzazione, ma che solleva interrogativi molto seri.

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Innanzitutto, meglio dirlo con chiarezza, non c’è alcun reale risparmio. Lo stesso parere contabile allegato alla delibera chiarisce che il Comune continuerà a sostenere il 50% del costo del Segretario Generale e le ulteriori spese connesse. Altro che riduzione della spesa, qui si tratta semplicemente di una diversa ripartizione dei costi.

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In secondo luogo, si indebolisce una delle principali funzioni di garanzia e controllo interno. Comune di Napoli e Città Metropolitana sono due enti distinti, con competenze, bilanci e interessi propri. Affidare a un unico Segretario Generale il presidio della legalità amministrativa di entrambe le istituzioni significa comprimere l’autonomia degli enti e ridurre gli spazi di controllo reciproco, ma anche con grave pregiudizio per il controllo di legittimità degli atti amministrativi.

Ma soprattutto questa decisione rappresenta il punto di arrivo di un’impostazione politica che attraversa ormai due amministrazioni di sinistra. Prima De Magistris, oggi Manfredi. La Città Metropolitana, secondo questa idea, continua a essere considerata non come un ente autonomo da valorizzare, ma come una struttura funzionale alle esigenze di Palazzo San Giacomo.

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Un ente svuotato

Da anni assistiamo a una progressiva sovrapposizione tra Comune e Città Metropolitana, come se quest’ultima fosse una sorta di bancomat istituzionale al servizio del capoluogo e non già come un ente deputato al governo di area vasta. Oggi, con la condivisione persino della figura apicale di garanzia amministrativa, si compie un ulteriore passo in questa direzione.

La questione non è la legittimità formale dell’operazione. La questione è se sia opportuno continuare a svuotare di autonomia la Città Metropolitana e concentrare sempre più funzioni e poteri attorno allo stesso centro decisionale. Per chi crede nel ruolo strategico della Città Metropolitana e nella necessità di istituzioni forti, autonome e reciprocamente controllate, la risposta è no.

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