La morte del piccolo Domenico: sale a 7 il numero degli indagati

La Procura ha chiesto l’incidente probatorio

L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico entra in una fase di verifiche tecniche più serrate. Il bambino, due anni e quattro mesi, deceduto dopo aver subito un trapianto di cuore, un organo risultato poi danneggiato. Nel frattempo il registro degli indagati si allarga: sono sette le persone iscritte.

La Procura della Repubblica di Napoli ha avanzato richiesta di incidente probatorio nell’ambito dell’indagine e l’istanza include anche l’autopsia sul corpo del bambino. Se il gip accoglierà la richiesta, dovrà procedere alla nomina del collegio di consulenti che eseguiranno l’esame autoptico, sollevando così la Procura dall’incarico. Con l’incidente probatorio, l’obiettivo indicato dagli inquirenti è ricostruire ogni passaggio: tutte le fasi dell’espianto e del trapianto, la verifica del rispetto delle linee guida in materia di trapianti, la correttezza della tempistica dell’operazione, le cause del decesso e il nesso di causalita’ tra evento morte ed errore.

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Indagato anche un dirigente medico

Nella richiesta di incidente probatorio compare anche un dirigente medico dell’ospedale Monaldi di Napoli. Un nome che non si lega, però, alla sala operatoria: il dirigente non ha preso parte né alla fase dell’espianto né a quella del trapianto. La sua iscrizione viene inquadrata come atto dovuto, mentre sono in corso accertamenti sulle procedure eseguite.

«Ci è stata notificata la richiesta di incidente probatorio d’ufficio dalla Procura. Ciò vorrà dire che sarà non più la Procura a scegliere il collegio ma l’ufficio gip e infatti dovrò andare dal gip dopodomani», ha detto l’avvocato Francesco Petruzzi al termine dell’incontro di stamane in Procura. E ha aggiunto: «Devo dare al gip – ha aggiunto il legale – il tempo di vedere in quanto verrà investito oggi del fascicolo contenente gli atti con le informazioni che la Procura ovviamente metterà a disposizione delle parti per svolgere l’accertamento tecnico irripetibile in contraddittorio. E facendo in modo che quest’ultimo abbia sicuramente un valore maggiore all’interno del dibattimento dato che è un atto non più fatto da una parte, cioè dall’accusa ma predisposto da un giudice terzo».

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La cartella clinica e il diario di perfusione: l’atto acquisito dalla Procura

Nel confronto con i magistrati è stato affrontato anche il tema della documentazione clinica. Petruzzi ha riferito che la Procura ha acquisito ciò che mancava nella cartella: «abbiamo parlato con la Procura – ha detto – che ha poi acquisito la documentazione mancante, quindi la Procura ha tutta la documentazione. Mancava il diario di perfusione, il diario attraverso cui viene relazionata la circolazione extracorporea che viene effettuata su un paziente durante il trapianto. Da quel diario si può stabilire con granitica certezza il momento esatto dell’espianto materialmente del cuore». Un elemento che, nell’impostazione dell’inchiesta, si incrocia con il punto centrale delle verifiche: la ricostruzione puntuale dei tempi e delle procedure lungo l’intero percorso, dall’espianto al trapianto, fino alle cause del decesso.

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