Torre Annunziata, nel Pd lo sfratto è sintomo di una frattura politica irrisolta

I Gd accusano, il segretario cittadino replica: rischio attivo da tempo

A Torre Annunziata il problema non è soltanto trovare un modo per evitare lo sfratto di una sede politica. Il vero nodo è capire se il Partito Democratico esista ancora come comunità riconoscibile, capace di stare dentro la città e di interpretarne le tensioni.

La vicenda dell’immobile di corso Vittorio Emanuele III, finito al centro di una procedura che rischia di portare alla chiusura del circolo, ha semplicemente reso visibile ciò che da tempo covava sotto traccia: una frattura interna profonda, ormai difficile da ricomporre. Il segnale più evidente è arrivato dopo l’autosospensione di tredici membri del direttivo. Un atto politico pesante, che ha aperto una fase nuova e più aspra.

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La denuncia dei Giovani Democratici

A quel punto sono intervenuti i Giovani Democratici, con una presa di posizione netta e senza mediazioni. Per i giovani del PD, il problema non è contingente né legato a singole difficoltà economiche: è il risultato di anni di inerzia, di una guida ritenuta incapace di produrre iniziativa politica e di tenere vivo il circolo. La sede, spiegano, è rimasta aperta più per abitudine che per funzione, svuotata di ruolo e di senso.

La critica si muove su un piano dichiaratamente politico. Negli ultimi mesi sostengono il partito cittadino avrebbe smesso di farsi vedere, di parlare, di organizzare. L’unico momento pubblico ricordato è l’iniziativa del 5 giugno a Villa Parnaso, collegata alla campagna referendaria. Anche lì, però, la macchina organizzativa sarebbe stata retta quasi interamente dai giovani, che rivendicano la presenza costante sul territorio e l’organizzazione dei banchetti informativi insieme al Network Giovani.

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Un dato che, nella loro lettura, racconta più di qualsiasi polemica. Se si guarda indietro di due anni, da quando l’organizzazione giovanile ha ripreso attività e struttura, il racconto non cambia. Assemblee frequenti, iniziative associative, momenti di confronto aperti alla città: un lavoro continuo che, secondo i Giovani Democratici, ha supplito all’assenza di una vera vita politica adulta.

Non una supplenza temporanea, ma una condizione diventata stabile. Da qui la richiesta di un azzeramento della classe dirigente e di una rifondazione che restituisca al partito una funzione pubblica riconoscibile. Lo sfratto si inserisce in questo quadro come elemento simbolico prima ancora che materiale. Per i giovani, lo stato di abbandono della sede rappresenta il fallimento di una gestione che non è riuscita a garantire né risorse né visione. Non solo muri e bollette, ma il ruolo stesso del partito nella città.

La replica

Alla denuncia replica il segretario cittadino Ciro Passeggia, che prova a riportare la questione su un piano meno emergenziale. Il rischio sfratto, spiega, non nasce oggi. Il canone non viene versato dal 2018 alla Fondazione Gerardo Chiaromonte, proprietaria dell’immobile, per una cronica carenza di fondi.

Una situazione che, secondo Passeggia, ha cause precise: il mancato versamento delle quote statutarie da parte di consiglieri comunali e assessori che si sono succeduti negli anni, oltre al ritardo della federazione napoletana del Partito Democratico nel trasferire al circolo torrese le somme legate alle tessere degli ultimi congressi. Sul piano politico, il segretario respinge l’accusa di immobilismo e ribalta la prospettiva.

A suo avviso, l’attività degli organismi dirigenti sarebbe stata ostacolata da un boicottaggio interno, fatto di assenze sistematiche a direttivi e segreterie. È lì, sostiene, che andrebbero cercate le responsabilità, non nella gestione quotidiana della sede. Non manca un affondo diretto ai Giovani Democratici, accusati di non aver preso posizione su questioni delicate per la città, come la nomina della Commissione di accesso al Comune e le inchieste sull’attività amministrativa.

Un silenzio che, secondo Passeggia, renderebbe l’intervento dei giovani più vicino alle dinamiche di corrente che a una reale autonomia politica. Al di là delle repliche e delle controaccuse, resta un dato difficile da ignorare. A Torre Annunziata il Partito Democratico è attraversato da una crisi che va ben oltre la disponibilità di una sede. Lo sfratto appare come l’effetto finale di un logoramento lungo anni, non la sua origine. In gioco non ci sono soltanto le chiavi di un locale su corso Vittorio Emanuele III, ma la possibilità stessa che il partito ritrovi una voce, una direzione e un senso condiviso prima che la frattura divenga definitiva.

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