Il generale Vannacci lascia la Lega, Salvini: «Deluso, far parte di un partito è lealtà»

Addio ufficiale nel pomeriggio: «Futuro Nazionale è una realtà»

Nel primo pomeriggio Roberto Vannacci ha ufficializzato l’addio alla Lega, aprendo una frattura politica che si riflette immediatamente anche a Bruxelles. La decisione viene resa pubblica dallo stesso europarlamentare attraverso un messaggio sui social, accompagnato dal simbolo di Futuro Nazionale. «Inseguo un sogno, e vado lontano. Futuro nazionale. Il mio impegno, da sempre, è quello di cambiare l’Italia», scrive Vannacci, delineando le ragioni di una scelta che segna un cambio di fase nel suo percorso politico.

Nel testo pubblicato online, Vannacci ribadisce la propria visione: «Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo». Rivendica quindi un impegno che intende portare avanti fuori da logiche di partito: «Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci».

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Il generale chiarisce di voler proseguire in autonomia: «Proseguo per la mia strada da solo, con tutti quelli che inseguono il sogno di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che loro stessi hanno ricevuto dai propri genitori». La conclusione sancisce formalmente l’avvio della nuova esperienza politica: «Da oggi Futuro Nazionale è una realtà».

L’uscita dal Gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo

L’abbandono della Lega produce effetti immediati anche sul piano europeo. Roberto Vannacci non è più membro del Gruppo dei Patrioti (PfE) al Parlamento europeo. La decisione, si legge in un comunicato ufficiale del gruppo politico, è una conseguenza diretta dell’uscita dal partito, che rende incompatibile la sua permanenza all’interno della struttura.

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Nella nota viene precisato che il Carroccio «resta un partito partner a pieno titolo all’interno della famiglia politica dei Patrioti, a livello europeo». Il comunicato sottolinea inoltre che «la cooperazione con la Lega prosegue invariata» e che il gruppo «rimane impegnato nel garantire un chiaro allineamento politico e un’appartenenza coerente, fondata sull’affiliazione politica».

La reazione di Salvini: «Deluso e amareggiato»

Alla scelta di Vannacci replica il leader della Lega, Matteo Salvini, con un lungo intervento sui social. «Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato», scrive, ricordando il sostegno garantito dal partito nel momento di maggiore isolamento politico del generale: «La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti».

Salvini ripercorre quindi il rapporto costruito nel tempo: «Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti. Gli abbiamo offerto l’opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle elezioni europee, io come tanti altri leghisti l’ho votato e fatto votare, lo abbiamo proposto come vicepresidente del gruppo dei Patrioti in Europa, lo abbiamo nominato vicesegretario del nostro partito».

Nel messaggio emergono anche le tensioni degli ultimi mesi: «Far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà». E aggiunge: «In questi mesi, invece, abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni».

La chiusura è affidata a una riflessione politica più ampia: «Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete». Salvini parla di un addio che «dispiace umanamente prima ancora che politicamente», ma ribadisce la linea del partito: «Andiamo avanti tranquilli per la nostra strada. Gli uomini passano, le idee restano. La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali. Liberi e forti. Senza paura».

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