Garlasco, nuova consulenza Poggi: impossibile non sporcarsi di sangue sui gradini

I legali della famiglia: ci fu lo scambio dei pedali

Una nuova consulenza sulle macchie presenti sul pavimento della villetta di via Pascoli a Garlasco confermano che Alberto Stasi non poteva non sporcarsi le scarpe quando, la mattina del 13 agosto 2007, entra per cercare la fidanzata Chiara Poggi, uccisa vicino all’ingresso e poi gettata lungo le scale. Sono le novità che emergono dall’attività di indagine della famiglia della vittima che portano a confermare che quello dell’allora fidanzato, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, è il racconto non dello scopritore ma dell’assassino, come si legge nella sentenza della Cassazione.

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I consulenti della famiglia stanno facendo una rilettura dei dati, «con un nuovo approccio scientifico» e i risultati «confermano – anche con questo nuovo approccio – i risultati della perizia geomatica del 2014, già solidissima, dalla quale è stata dimostrata con certezza l’assoluta la falsità del racconto dello Stasi finto soccorritore». I periti, incaricati dai giudici d’appello, «stabilirono che vi è lo 0,00002% di possibilità che Stasi abbia fatto il percorso in casa Poggi, dal lui stesso riferito, senza lasciar le impronte delle scarpe Lacoste che indossava» spiegano i legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna.

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Sit com mediatica

Inoltre, «rileviamo con rammarico che nella surreale sit com mediatica sull’omicidio di Garlasco» – la nuova indagine vede indagato in concorso Andrea Sempio – «si è da ultimo iscritto, dopo il giudice Vitelli e i periti Porta e Occhetti anche l’ingegnere Adinolfi, al tempo incaricato dalla Procura generale di Milano di ricostruire la componentistica delle varie bici in uso alla famiglia Stasi» si legge nella nota.

«Anche in questo caso, si omette ovviamente di riferire quali sia stato il dato inconfutabile posto a fondamento della condanna di Alberto Stasi, ovvero la presenza di Dna della vittima su pedali Wellgo che erano stati impropriamente collocati sulla bici bordeaux da uomo e che provenivano in realtà da un’altra bici. Al riguardo si invitano le persone interessate alla lettura delle pagine 90-91-92 della sentenza cassazione del 2015 e la requisitoria della procuratrice generale Barbaini del 24 novembre 2014 che conferma la avvenuta sostituzione dei pedali» concludono gli avvocati Compagna e Tizzoni.

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