L’Italia cresce oltre le attese e S&P alza l’outlook a positivo

L’agenzia: «Il risanamento dei conti pubblici procede secondo i piani»

L’Europa sfida i dazi di Trump e il clima di incertezza geopolitica senza precedenti, con una crescita economica superiore alle attese in Italia, +0,7% nel 2025, e l’Eurozona che mette a segno un +1,5%. Il Belpaese incassa anche la promozione di S&P: il rating è confermato a BBB+ e le prospettive riviste al rialzo da ‘stabili’ a ‘positive’.

«La traiettoria di maggiore credibilità verso l’Italia non conosce soste. Il lavoro paga», ha detto il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti salutando la decisione di S&P. Secondo l’agenzia, «il risanamento dei conti pubblici italiani procede secondo i piani. Prevediamo che il deficit scenda leggermente al 2,9% del pil nel 2026», per poi ridursi ulteriormente al 2,7% entro il 2029. Il debito è stimato al 136% nel 2025 ma è previsto calare dal 2028, mentre il pil è atteso stabilizzarsi «vicino allo 0,8% nel 2027-2028 con l’allentamento delle pressioni commerciali».

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Dal punto di vista politico, S&P prevede un intensificarsi della competizione in vista delle elezioni del 2027 e questo potrebbe limitare «le ambizioni politiche e ridurre il margine di manovra per importanti riforme strutturali».

Le stime Istat

Le stime preliminari dell’Istat indicano per il quarto trimestre una crescita dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, e dello 0,7% per l’intero 2025: oltre lo 0,5% fissato dal governo nel quadro programmatico del Documento programmatico di finanza pubblica di ottobre. E con un buon abbrivio per l’inizio del 2026, visto che la crescita acquisita per l’anno in corso è dello 0,3%. La sorpresa in positivo potrebbe aiutare, sommata a una politica di bilancio più cauta e allo spread contenuto a circa 60 punti base, nel recupero di ulteriori posizioni in termini di rating.

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In un comunicato scarno l’istituto statistico «sottolinea la natura provvisoria» delle stime: lato domanda, «contributo positivo della componente nazionale» dove pesano gli aiuti del Next Generation Eu tramutati in spesa e investimenti col Pnrr. Anche i consumi, con le vendite al dettaglio che a fine anno avevano dato segnali positivi: le famiglie spendono un po’ di più, a dicembre 2025 il tasso di disoccupazione ha aggiornato il minimo record al 5,6% e il potere d’acquisto si sta gradualmente riprendendo dallo shock inflazionistico 2022-2023.

La domanda estera e gli altri Paesi

«Negativo» – dice invece Istat – l’apporto della domanda estera netta, con i dazi Usa che hanno lasciato il segno. ‘Congiuntura Flash’ del Centro studi Confindustria prevedeva lunedì scorso prospettive ‘negative’ per l’export a fine anno «a causa di tensioni e incertezza che frenano le filiere internazionali», segnalando un’»economia quasi ferma». La crescita dell’Italia nel quarto trimestre va allo stesso ritmo dello 0,3% dell’Eurozona e della Germania. Ed è superata in meglio la previsione degli economisti di un +0,2% per tutti e tre i blocchi economici.

Per Berlino non è abbastanza per tirarsi fuori dall’onda lunga di una recessione, poi stagnazione, iniziata dopo le guerra in Ucraina nel 2023 e continuata fino a metà 2025: la crescita dello scorso anno è ferma a 0,2%. L’Eurozona, invece, nel 2025 è cresciuta il doppio dell’Italia: un +1,5% (che diventa +1,6% per l’Ue a 28 con la Polonia in forte corsa) che vede in testa la Spagna tanto che il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo parla di Madrid come «motore dell’Europa».

Con la regolarizzazione degli immigrati irregolari, il traino dei servizi e del Pnrr l’economia è balzata dello 0,8% nel trimestre, e del 2,8% nell’intero anno, un dato che supera il 2-2,1% degli Usa. Frena a 0,2% nel trimestre la Francia, con il 2025 che si ferma a +0,9%. Scorrendo le tabelle di Eurostat, ‘tirano’ forte invece le economia del Portogallo (+0,8% nel trimestre), Finlandia (+0,6%) e Olanda (0,5%) oltre alla più piccola Lituania (1,7%).

Se la Germania ha appena ridimensionato all’1% la sua stima di crescita 2026 nonostante la forte spesa in difesa e infrastrutture, in Italia il ministro delle Imprese Adolfo Urso parla invece di «segnali positivi nella giusta direzione. Il Pil cresce più del previsto». Un aiuto all’industria, che fatica a uscire dalla crisi, potrebbe arrivare dai tassi Bce che tuttavia, nonostante il dollaro in forte svalutazione, dovrebbe mantenere i tassi fermi la prossima settimana e tenersi ‘cartucce da sparare’ utili se le turbolenze globali dovessero aggravarsi.

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