I sondaggi danno in testa i favorevoli al provvedimento
Il «Sì» al referendum sulla giustizia parte in vantaggio. La corsa sarà lunga, senza esclusione di colpi e con uno sprint all’ultimo respiro. Ma le prime battute sono a favore della separazione delle carriere. Così dicono i sondaggi. Secondo la rilevazione di Only Numbers pubblicata su La Stampa, il fronte dei favorevoli supera di dieci punti quello dei contrari: 38,9% contro 28,9%. Si frega le mani il centrodestra: la riforma è uno dei punti qualificanti dell’azione di governo. «Conto che alla fine i punti di distacco siano 20», ha pronosticato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.
Le firme per la richiesta del referendum sono state depositate la scorsa settimana. Le urne dovrebbero aprirsi nella primavera del 2026. Malgrado l’inevitabile politicizzazione di un tema sulla carta meramente tecnico, non c’è una distinzione netta fra l’appartenenza degli elettori ai due schieramenti e l’intenzione di voto sul referendum. «La frattura tra le forze politiche è chiara, ma non assoluta – scrive su La Stampa la sondaggista Alessandra Ghisleri – Il 78,8% degli elettori dei partiti di maggioranza si dice pronto a confermare la riforma, mentre tra le opposizioni il 60,8% voterebbe per il No. Tuttavia, il 17,7% degli elettori di opposizione sostiene la proposta del governo: un dato che segnala come il tema, pur già connotato politicamente, non sia del tutto impermeabile ai confini tra gli schieramenti».
Tajani: «Gli italiani vogliono una riforma più a misura di cittadino»
Fra i partiti che più hanno voluto la riforma c’è FI. «Penso che il sentimento degli italiani sia favorevole – ha detto il vicepremier e segretario azzurro Antonio Tajani – Sono loro che dovranno scegliere se lasciare le cose così come sono oppure se vogliono una riforma più a dimensione del cittadino».
Bonelli: «Un inganno firmato Meloni»
Fiducioso di ribaltare i pronostici il coportavoce dei Verdi e deputato di Avs, Angelo Bonelli: «Anche per la riforma di Renzi si diceva che avrebbero vinto i Sì. Poi abbiamo visto come è andata a finire. La macchina della propaganda di Meloni è scesa pesantemente in campo. L’unica strategia possibile è rimanere nel merito, far capire agli italiani che ci troviamo di fronte a un inganno firmato Meloni».
I Comitati del «Sì» e del «No»
Per il presidente onorario del Comitato per il «No», Enrico Grosso, «questa campagna referendaria sarà soggetta a grandi spostamenti di consenso perché è giusto si parli nel merito della riforma». Per il Comitato per il «Sì», però, «i dati emersi dal sondaggio – ha detto il presidente delle Camere Penali, Francesco Petrelli – dimostrano che gli scopi della riforma sono chiaramente comprensibili anche ai non addetti ai lavori».




