Medio Oriente, le polemiche delle opposizioni studiate a tavolino per ottenere consenso

Gaza non ha bisogno di slogan o bandiere per fini propri

Il dibattito sulla crisi in Medio Oriente e sull’attacco alla Global Sumud Flotilla si è acceso con toni durissimi in Parlamento e nelle piazze. Ma, al di là delle polemiche, i fatti dimostrano che il governo guidato da Giorgia Meloni, insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stato e continua a essere in prima linea per il popolo palestinese, con azioni concrete e verificabili.

Gli interventi umanitari a sostegno della popolazione palestinese

Il presidente del Consiglio ha ricordato come l’Italia sia stato il primo Paese ad aprire corridoi umanitari per ricercatori e studenti palestinesi, il primo in Europa per numero di evacuati da Gaza e accolti nei nostri ospedali, e tra i principali Stati donatori di aiuti alla popolazione civile. A oggi, quasi 200 bambini palestinesi sono stati trasferiti e curati nel nostro Paese, mentre decine di giovani stanno costruendo la propria formazione accademica in Italia per diventare parte della futura classe dirigente della Palestina.

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Un impegno che trova riscontro anche nelle parole e nei fatti del ministro Tajani, che ha ribadito con forza la distinzione tra Gaza e Hamas, denunciando le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele e sollecitando un immediato cessate il fuoco umanitario. Tajani ha inoltre ricordato che l’Italia ha inviato oltre 2.400 tonnellate di aiuti alla popolazione civile, ha avviato corridoi universitari e si prepara a ospitare a Roma, nel mese di novembre, un vertice con il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen per rafforzare la prospettiva di pace.

Le critiche delle opposizioni

In questo quadro, colpiscono i toni delle opposizioni. Dalla ex presidente della Camera Rosy Bindi, che ha detto di «vergognarsi» della premier, a Nicola Zingaretti, che ha accusato il governo di stare «dalla parte sbagliata», fino a Laura Boldrini che ha criticato Tajani per non aver pronunciato «una parola» contro Israele, la sinistra sembra preferire l’attacco politico interno alla difesa dell’interesse nazionale. Persino la sindaca di Firenze Sara Funaro e altri esponenti locali hanno scelto la strada della polemica, mentre la Cgil ha proclamato uno sciopero generale nazionale che, come ha sottolineato Meloni, appare più utile a creare disagi agli italiani che ad aiutare i palestinesi.

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Non sono mancati, inoltre, toni allarmistici come quelli di Carlo Calenda, che ha definito le mobilitazioni un «circo fuori controllo», o le posizioni del M5S, che parlano di violazione del diritto internazionale da parte di Israele ma senza proporre soluzioni concrete e realistiche.

La differenza è evidente: da una parte un governo che agisce con realismo, coraggio e responsabilità, traducendo le parole in fatti e facendo dell’Italia un punto di riferimento credibile sul piano internazionale; dall’altra opposizioni che, ferme alla demagogia, preferiscono lo scontro ideologico e le piazze alla costruzione di soluzioni praticabili. In un momento così delicato per gli equilibri mondiali e per la causa palestinese, il Paese non ha bisogno di slogan o bandiere agitate per fini interni, ma di responsabilità e di azioni concrete. È quello che l’Italia, grazie al governo Meloni e al ministro Tajani, sta garantendo ogni giorno.

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