Campania, Muscarà: «Saccheggio di fine mandato, la Regione ridotta a banchetto di nomine politiche»

La consigliera: «Incarichi dirigenziali distribuiti come fossero noccioline»

«Ci risiamo: alla vigilia delle elezioni regionali assistiamo all’ennesimo saccheggio di fine mandato, con incarichi dirigenziali distribuiti come fossero noccioline e con nomine che nulla hanno a che fare con il merito e la trasparenza, ma solo con la fedeltà politica. Ancora una volta – denuncia la consigliera indipendente Marì Muscarà – il potere assoluto dell’attuale governo regionale prova a blindare il proprio stabilimento, piegando uffici e funzioni al controllo politico e sottraendoli alla loro autonomia».

L’Avvocatura regionale

Muscarà punta il dito in particolare sull’Avvocatura regionale, «ormai ridotta a strumento di potere invece che a presidio di legalità». Secondo la consigliera, «la giunta ha addirittura revocato un concorso per dirigente avvocato, giustificando la scelta con presunti vincoli di spesa, salvo poi varare norme che rischiano di essere incostituzionali pur di garantire nuovi incarichi fiduciari, atti a consentire l’ingresso in avvocatura addirittura ai dirigenti amministrativi».

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«In seguito, a coronamento di un piano scellerato di spartizione arbitraria e illegittima dei posti, ha assegnato silente, in pieno mese di agosto, per non destare l’attenzione, altri incarichi dirigenziali in avvocatura sempre tramite l’organo politico, in barba al concorso e all’indipendenza dell’avvocatura dal potere politico nonché al fantomatico contenimento della spesa pubblica. Ovviamente detti incarichi prescindono dalla valutazione di pregressa e lodevole esperienza nella materia oggetto dell’incarico (pressoché inesistente nei beneficiari attuali), spingendosi addirittura a rimuovere l’incarico a dirigenti di ruolo, in attesa di assegnare anche questo incarico a prescelto commensale, fino a esaurimento del mazzo di carte, come in una briscola di fine cena».

«Eppure tutto ciò è frutto anche dell’inazione proprio di quei cittadini che, chiamati al voto, assecondano l’ignobile sistema, sperando e illudendosi di farne prima o poi parte, venendo meno all’unico esercizio di potere insopprimibile, che è quello intellettuale e di pensiero, perché soltanto l’elettore può decidere in solitudine di dire basta a tanto, perché a tanto non si è mai arrivato con nessun altro governo nell’ultimo ventennio. Ciascuno di noi ha questo dovere, perché nessuno diventi padrone anche del futuro delle nuove generazioni che, dallo stallo attuale e di fronte a tanta voracità, possono ricevere solo la sensazione diseducativa dell’impotenza e della contagiosa mancanza di dignità.

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Un sistema chiuso e autoreferenziale

«Siamo davanti all’ennesima dimostrazione di un sistema chiuso e autoreferenziale che calpesta i cittadini e mortifica i professionisti. Questo non è governo – conclude Muscarà – ma un banchetto di fine legislatura dove a pagare, ancora una volta, sono i cittadini, ai quali viene negata una pubblica amministrazione trasparente e meritocratica. È mio dovere denunciare, sperando che altri politici finalmente dicano una parola, che sia destra o sinistra ma una parola: “vergogna”».

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