Attentato a Sigfrido Ranucci, quattro arresti tra le province di Napoli e Avellino | Video

I mandanti restano da identificare

Tre persone in carcere e una agli arresti domiciliari per l’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci. Il provvedimento, eseguito tra le province di Napoli e Avellino, nasce dalle indagini dei carabinieri dopo l’esplosione del 16 ottobre 2025 a Torvaianica.

L’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale è stata emessa dal gip di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. I quattro indagati sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento. Contestate anche le aggravanti dell’azione compiuta in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. L’attentato avvenne a Pomezia, nella frazione di Torvaianica, davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report. L’esplosione distrusse due auto parcheggiate davanti casa e danneggiò il muro perimetrale.

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Gli indagati e la pista campana

I destinatari delle misure sono residenti tra Nola, Cicciano e Avella, nelle province di Napoli e Avellino. Hanno tra i 53 e i 22 anni e precedenti per droga e danneggiamento. Uno di loro era già ai domiciliari da qualche giorno nell’ambito di un’indagine per stupefacenti. Il commando, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe agito dietro un compenso di diverse migliaia di euro. Resta invece aperta la ricerca dei mandanti, indicati come terze persone allo stato non identificate.

Le indagini dei carabinieri dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati hanno ricostruito le fasi prima, durante e dopo l’attentato attraverso telecamere, rilievi tecnico-scientifici e tabulati telefonici. Decisiva, in particolare, una telecamera sulla strada statale 148 Pontina: dalle immagini è emersa una Fiat 500 X noleggiata in Campania, seguita nel viaggio verso Roma e nel rapido rientro dopo l’esplosione.

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L’ordigno e i telefoni

Gli accertamenti della Sezione Rilievi, della Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e del Ris hanno stabilito che l’ordigno era composto da gelatina da cava. Per gli inquirenti si tratta di materiale obsoleto, ma con forte capacità distruttiva, «indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente».

Anche i dati telefonici hanno avuto un peso centrale. Il percorso dei cellulari attribuiti agli esecutori materiali sarebbe risultato sovrapponibile a quello della Fiat 500 X sia il giorno dell’attentato sia in occasione di un precedente sopralluogo nella zona. Secondo la ricostruzione investigativa, chi avrebbe commissionato l’attacco si sarebbe mosso anche per proteggere il gruppo: fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e persino la pianificazione di un’eventuale fuga all’estero.

Nell’inchiesta emergono inoltre tentativi di inquinamento probatorio. Gli indagati avrebbero cercato microspie con attività di bonifica, distrutto schede sim e concordato linee difensive omertose per nascondere il proprio ruolo e coprire i mandanti. Sono in corso anche perquisizioni nei confronti di altri indagati, ritenuti coinvolti nella fornitura dell’esplosivo e nel supporto logistico al commando.

Ranucci: «Bisognerà capire se ci sono altri livelli»

«Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi», ha detto Sigfrido Ranucci, raggiunto telefonicamente da “Agorà Estate” su Rai 3. Il giornalista ha ringraziato «personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani», aggiungendo: «Mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli». E ancora: «Da quello che ho capito c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora».

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