Due poliziotti e un carabiniere reclutati per ammazzare il boss Di Lauro

Riuscirono a introdursi nella casa mostrando i tesserini ma il ras riuscì a scappare

Ci sono storie di camorra del passato che fanno capire molto dei rivolgimenti che, successivamente, ci sono stati. Per quanto riguarda le alleanze e le rivalità. Sono storie celate nei verbali dei collaboratori di giustizia, quelli che un tempo erano boss e che quegli ambienti li conoscevano in ogni plica. Uno di questi è Giuseppe Misso sr.

che preferisce parlare di sé stesso come di un ‘chiarificatore’.

Quando uscì dal carcere era nota, nell’ambiente camorristico napoletano, la sua «volontà di vendicare la morte di mia moglie Assunta e dei miei amici, avvenuta per mano e su ordine dell’alleanza di Secondigliano, in particolare dei Licciardi». Precisò poi che, quando Assunta Sarno venne uccisa «al suo omicidio furono estranei sia il Paolo Di Lauro che i Lo Russo, pertanto solo loro potevano avvicinarmi all’atto della mia scarcerazione». Con la morte della moglie, Misso sr. giurò eterno odio ai secondiglianesi, ma da questi escluse chi non fu coinvolto nell’agguato.

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Le proposte dell’Alleanza di Secondigliano e dei Di Lauro

«Salvatore Lo Russo venne da me a largo Donnaregina come emissario dell’Alleanza di Secondigliano proponendomi una pace – disse – in realtà egli venne per comprendere quali fossero le mie intenzioni. In quell’occasione io risposi provocatoriamente chiedendo di darmi la metà di tutti i proventi illeciti dell’Alleanza di Secondigliano acquisiti durante i miei quattordici anni di detenzione».

Lo Russo era imbarazzato e non sapeva cosa rispondere. «I miei nipoti mi dissero che quando andò via e loro lo videro giù al palazzo, Lo Russo era particolarmente impressionato e provato, tant’è che loro pensarono che questi avesse temuto per la sua vita in quell’occasione». Dopo tale incontro Lo Russo non si recò più da Misso sr. Ma non è tutto.

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«Successivamente da Secondigliano venne a propormi nuovamente la pace o una tregua un affiliato al clan di Paolo Di Lauro. Nel senso che l’imbasciata proveniva da Paolo Di Lauro. In questo caso – specificò – il mio approccio con l’interlocutore fu diverso rispetto a quello con il Lo Russo per il motivo decisivo che Di Lauro era estraneo all’Alleanza di Secondigliano, a differenza di Salvatore Lo Russo».

Di Lauro e i rapporti con l’Alleanza di Secondigliano

Di Lauro viveva rispetto all’Alleanza una situazione duplice nel senso che, da un lato, faceva affari, ad esempio entrando in quota agli appalti per lavori pubblici e cantieri nella zona di Secondigliano ed altre zone di Napoli; dall’altro, essendo oramai egemone per quanto riguardava la gestione del traffico e spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti, era in competizione.

«Infatti, i Licciardi lo volevano uccidere – affermò l’ex boss – Costantino Sarno mi disse che i Licciardi, ma anche gli altri capi dell’Alleanza, ordinarono a tre appartenenti alle forze dell’ordine di uccidere Paolo Di Lauro. In particolare, si trattava di un appartenente all’Arma dei carabinieri, di un ispettore e di un agente della polizia di Stato. Mi disse che erano in servizio…». E qui il verbale registra un’omissione.

«Costantino me ne disse anche i nomi che io mi scrissi su di un foglio che poi ho perso. Il motivo per cui mi disse i nomi di queste persone era legato al fatto che questi stessi soggetti avrebbero avuto mandato dall’Alleanza di uccidermi una volta uscito dal carcere». Tornando all’agguato a Di Lauro «questi tre entrarono in casa avvalendosi dei tesserini ma non lo trovarono perché si era nascosto in un cunicolo sotto la sua abitazione».

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